Franco Francese

Ho avuto modo di approfondire la figura di Franco Francese (Milano, 1920 – 1996), un artista che ha manifestato una precoce inclinazione per il disegno fin dalla prima metà degli anni ’30.

Questa sua passione per il segno grafico ha sempre rappresentato un filo conduttore potente e costante nella sua intera produzione artistica, affiancando e arricchendo la sua pittura.

Nei primi anni Trenta, il suo percorso formativo lo ha condotto alle scuole della Società Umanitaria di Milano, dove ha frequentato i corsi di incisione e stretto un importante legame di amicizia con Alfredo Chighine.

Successivamente, dal 1936, ha proseguito i suoi studi al Liceo artistico di Brera, avendo come guida il maestro Angelo del Bon.

Un ulteriore passo nella sua formazione artistica è stata l’iscrizione all’Accademia di Brera nel 1945, dove ha scelto di seguire il corso di scultura di Giacomo Manzù.

Sebbene si dedicasse anche alla pittura, come testimonia l’opera “Nudo sdraiato” del 1946 conservata nelle Civiche Raccolte d’Arte di Milano, le sue prime apparizioni pubbliche sono state con opere grafiche.

Ricordo la sua partecipazione alla mostra da Ciliberti a Milano nel 1946 (insieme a Chighine e Sinopico) e i riconoscimenti ottenuti ai premi di disegno Diomira nel 1948 e 1949, culminati con la vittoria in quest’ultima edizione.

Il suo talento si è espresso anche nell’illustrazione per Einaudi, realizzando incisioni e disegni per “Il Testamento” di Villon e “Delitto e castigo” di Dostoevskij.

Il 1954 ha segnato l’inizio del suo percorso espositivo personale, con le sue prime mostre alla Galleria La Colonna di Milano (presentata da M. De Micheli) e alla Galleria della Piazza Vecchia di Brescia.

Nello stesso anno, ha vinto i prestigiosi Premi Marzotto e Suzzara.

Un periodo significativo è stato il suo soggiorno a Parigi nel 1955, un’esperienza che sicuramente ha influenzato la sua visione artistica. Nel 1961, ha trasferito il suo studio in via Borgonuovo.

È interessante notare come, pur essendo stato un punto di riferimento per diversi pittori negli anni ’60, Francese si sia progressivamente isolato in quel decennio.

Da quel momento in poi, la sua biografia sembra quasi ridursi a un elenco delle sue numerose esposizioni.

La sua opera è stata oggetto di attenzione da parte di importanti critici e storici dell’arte.

Penso ai contributi di G. Ballo nel suo “Pittori italiani dal Futurismo ad oggi” (1956), a F. Russoli in occasione della mostra “Il dopoguerra: la pittura italiana dal 1945 al 1955” a Ferrara, e agli scritti di R. Tassi sulla rivista “Paragone” nel 1963.

La Galleria delle Ore di Milano è stata una sede espositiva costante per Francese a partire dal 1960, seguita dalla Galleria Bergamini (dove nel 1961 espose con un testo di E. Tadini e nel 1963 con un testo di M. Valsecchi).

Un momento cruciale è stata l’antologica di Brescia nel 1963, introdotta da F. Arcangeli, che già lo aveva presentato alla Biennale di Venezia del 1960 e che ha continuato a offrire importanti interpretazioni della sua pittura.

Ha partecipato anche alla rassegna “Arte a Milano 1945-1964” a Palazzo Reale nel 1964 e ha esposto al Kunstmuseum di Winterthur e a Lugano nel 1965.

Altre personali si sono tenute a Bellinzona e Parma (1966), a Roma (1970) e nuovamente da Bergamini (1966 e 1969).

Un viaggio nelle Fiandre nel 1968 gli ha offerto l’opportunità di studiare da vicino l’antica pittura fiamminga, un’esperienza che potrebbe aver lasciato un segno nella sua evoluzione artistica.

Nel 1975, il suo percorso si è intrecciato con la Galleria Toninelli, dove ha esposto nello stesso anno con un catalogo presentato da V. Sereni.

Nel 1981, ha presentato una toccante serie di ritratti di Elide, la sua compagna recentemente scomparsa, alla Galleria 32 di Milano.

Negli anni successivi, D. Isella (1982), G. Testori, M. Rosci, S. Crespi e A. Crespi hanno arricchito con i loro testi ulteriori appuntamenti espositivi.

Nel 1986 ha esposto alla galleria Montrasio di Monza, presentato da V. Sgarbi, e nel 1988 nella stessa sede con un testo di F. Porzio, uno studioso che gli è stato costantemente vicino negli ultimi anni della sua vita.

Tra le sue mostre antologiche, ricordo quelle di Campione d’Italia (1983, Galleria Civica), Ravenna (1984, Loggetta Lombardesca), Ferrara (1991, Palazzo dei Diamanti) e Mendrisio (1995, Museo).

La prima antologica postuma, curata da M. Goldin, si è tenuta nel 1997 alla Casa dei Carraresi di Treviso.

A Monza, la galleria Montrasio ha ospitato la prima mostra omaggio privata dopo la sua scomparsa.
La pittura di figura di Franco Francese, caratterizzata da un forte impegno sociale, affronta con intensità, profondità culturale e un notevole coinvolgimento emotivo i grandi temi dell’esistenza umana attraverso ampi cicli narrativi: il lavoro, l’amore, il distacco, la solitudine, la morte.

I titoli emblematici e ormai celebri dei suoi dipinti, come “Notti d’amore”, “La bestia addosso”, “Melanconia del Dürer”, “Notte stellata”, “Imbarco”, “L’uccello batte sui vetri”, “Elegia per Kronstadt”, “Dispera di elevarsi”, “Erica e il diavolo”, “L’addio”, “L’atelier”, “Sole notturno”, “Tramonto in città”, “L’acqua scorre tra le dita”, testimoniano la sua capacità di tradurre in immagini potenti e evocative le complessità dell’animo umano e della condizione sociale.

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