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  • DELIO CANTIMORI

    Delio Cantimori (Russi, 1904 – Firenze, 1966) è stato una delle figure più complesse e influenti della storiografia e della vita intellettuale italiana del Novecento.

    La sua traiettoria accademica ed esistenziale si articola attorno al rigore del metodo storico, allo studio del Rinascimento e della Riforma, e a una costante inquietudine politico-ideologica.

    Formazione e profilo intellettuale

    Cresciuto in una famiglia di tradizioni mazziniane e repubblicane, si formò alla Scuola Normale Superiore di Pisa.

    In quegli anni risentì profondamente dell’influenza dell’idealismo di Giovanni Gentile e del clima dell’attualismo.

    La sua ricerca si indirizzò precocemente verso la storia religiosa e politica del Cinquecento, con una spiccata attenzione alle dinamiche delle idee e alle vicende umane dei protagonisti del periodo.

    La storiografia sugli eretici e la Riforma

    Il contributo storiografico più celebre di Cantimori è rappresentato dallo studio sui dissidenti religiosi del XVI secolo.

    • Eretici italiani del Cinquecento (1939): Quest’opera pionieristica ricostruì le vicende degli esuli italiani che, rifiutando sia il dogmatismo cattolico della Controriforma sia l’ortodossia protestante (calvinista e luterana), diffusero in Europa idee di tolleranza, libertà di coscienza e razionalismo religioso.
    • Contributo all’Umanesimo e al Rinascimento: Cantimori evidenziò come l’ “eresia” italiana non fosse un mero episodio marginale, ma un tassello fondamentale per la genesi della cultura moderna europea e dell’idea di tolleranza.

    L’itinerario politico e ideologico

    Il percorso ideologico di Cantimori riflette le drammatiche fratture del Novecento ed è stato oggetto di vasto dibattito:

    • Adesione al fascismo: Negli anni ’20 e ’30 guardò al fascismo con l’illusione che potesse rappresentare una forza rivoluzionaria e rigeneratrice contro la prassi liberale, collaborando a riviste come Vita Nova e approfondendo la cultura politica tedesca.
    • Transizione e secondo dopoguerra: Riconosciuto il vuoto ideologico e la deriva reazionaria del regime, maturò un netto distacco. Nel 1948 si iscrisse al Partito Comunista Italiano, vedendo nel marxismo una chiave interpretativa e uno strumento di trasformazione sociale.
    • L’uscita dal PCI: Nel 1956, a seguito dei fatti d’Ungheria e di crescenti dissenso culturali e di metodo, abbandonò la militanza di partito per dedicarsi esclusivamente all’insegnamento e alla ricerca.

    Opere principali

    • Eretici italiani del Cinquecento. Ricerche storiche (1939)
    • Utopisti e riformatori italiani. 1794-1847 (1943)
    • Studi di storia (raccolta in più volumi)
    • Prospettive di storia ereticale italiana del Cinquecento (1960)
    • Conversando di Storia (1967)
    • Storici e Storia. Metodo, caratteristiche e significato del lavoro storiografico (1971)

    L’eredità di Cantimori resta centrale per la storia della storiografia italiana, non solo per il valore delle sue indagini filologiche e concettuali, ma anche per la profondità con cui interpretò il rapporto tra impegno intellettuale e coscienza storica.

  • GIULIO BOLLATI

    Giulio Bollati di Saint Pierre (Parma, 1924 – Torino, 1996) è stato una delle figure centrali della cultura e dell’editoria italiana del secondo Novecento.

    In formazione alla Scuola Normale Superiore di Pisa con maestri quali Luigi Russo e Delio Cantimori, ha intrecciato per decenni un sodalizio profondo con la casa editrice Einaudi, di cui è stato a lungo condirettore generale e direttore editoriale. Nel suo lavoro di redazione ha affiancato la progettazione delle grandi opere enciclopediche e storiche della casa torinese a una costante attenzione all’equilibrio tra rigore intellettuale e visione d’impresa.

    Nel 1987 ha acquisito la casa editrice fondata da Paolo Boringhieri, dando vita al marchio Bollati Boringhieri. Sotto la sua guida la casa editrice ha rinnovato il proprio catalogo unendo la saggistica scientifica, la psicoanalisi e le scienze umane a nuove collezioni di letteratura e storiografia.

    Accanto alla professione di editore, Bollati si è distinto come acuto italianista e saggista. Tra le sue opere principali spicca L’italiano. Il carattere nazionale come storia e come invenzione (pubblicato originariamente all’interno della Storia d’Italia Einaudi e poi in volume), un’indagine fondamentale sull’identità morale, civile e culturale dell’Italia contemporanea, oltre ai suoi studi su Manzoni, Leopardi e la prosa civile tra Settecento e Ottocento.

  • CASA EDITRICE BORINGHIERI

    La casa editrice Boringhieri, fondata a Torino nel 1957 da Paolo Boringhieri, nasce come uno dei progetti editoriali più rigorosi e innovativi del secondo Novecento italiano.

    Nata da una costola dell’editore Einaudi, dove Paolo Boringhieri aveva a lungo diretto le collane scientifiche, la casa editrice si è imposta sin dalle origini con l’obiettivo di abbattere il muro tra cultura umanistica e cultura scientifica, promuovendo un rigoroso umanesimo scientifico.

    Dalla fondazione alla Bollati Boringhieri

    L’identità del catalogo si è strutturata storicamente attraverso grandi pilastri intellettuali:

    •La psicoanalisi e le scienze umane

    La Boringhieri è stata la prima casa editrice a pubblicare in Italia le Opere complete di Sigmund Freud e i testi di Carl Gustav Jung, diventando il punto di riferimento imprescindibile per la psicologia, la psicoanalisi e l’antropologia.

    •Il pensiero scientifico ed epistemologico

    Ha portato in Italia le opere fondamentali dei più grandi fisici, matematici e logici del Novecento, tra cui Albert Einstein, Niels Bohr, Kurt Gödel e Werner Heisenberg.

    •Il sodalizio con Giulio Bollati

    Nel 1987, con l’ingresso di Giulio Bollati (storico direttore editoriale dell’Einaudi), il marchio ha assunto la denominazione di Bollati Boringhieri, ampliando ulteriormente la proposta verso la storiografia, la filosofia, la saggistica critica e la narrativa di qualità.

    Dal 2009 la casa editrice fa parte del Gruppo editoriale Mauri Spagnol (GeMS), mantenendo inalterata la sua vocazione per l’alta divulgazione e il rigore saggistico.

  • LeRoy E. Hoffberger School of Painting

    La LeRoy E. Hoffberger School of Painting è uno dei più prestigiosi programmi di perfezionamento artistico (MFA – Master of Fine Arts) dedicati esclusivamente alla pittura negli Stati Uniti.

    Fa parte del MICA (Maryland Institute College of Art) di Baltimora, una delle istituzioni d’arte più antiche e rinomate d’America.

    Origine e Storia

    La scuola prende il nome da LeRoy E. Hoffberger, mecenate e filantropo che ne sostenne la creazione.

    È stata fondata nel 1965 con la direzione della celebre pittrice espressionista astratta Grace Hartigan, che ha guidato l’istituto per oltre quattro decenni fino al 2007, plasmandone la forte identità rigorosa, critica e focalizzata sulla ricerca pittorica individuale.

    Caratteristiche del Programma

    •Focus esclusivo sulla pittura

    A differenza di molti Master contemporanei orientati alla multimedialità, il percorso della Hoffberger School rimane fortemente centrato sul linguaggio della pittura.

    •Atelier privati e ricerca indipendente

    Ogni studente dispone di uno studio personale all’interno del campus MICA per sviluppare un corpo di opere in totale autonomia.

    •Critica e dibattito

    La didattica si fonda su un’intensa attività di critica individuale e collettiva con il direttore, i docenti e un ricco programma di visiting artists e critici d’arte di rilevanza internazionale.

    •Selezione rigorosa

    Si tratta di uno dei percorsi di studio più selettivi nel panorama delle accademie d’arte americane, pensato per artisti già formati e motivati a definire una propria visione poetica.

  • GIORDANO BRUNO

    Giordano Bruno (Nola, 1548 – Roma, 16 febbraio 1600) è stato una delle figure più affascinanti, complesse e drammatiche del Rinascimento.

    Nato come Filippo Bruno, entrò giovanissimo nell’ordine dei Domenicani prendendo il nome di Giordano. La sua insofferenza verso i dogmi e la sua fame irrefrenabile di conoscenza lo portarono ben presto a scontrarsi con le autorità ecclesiastiche. Abbandonato l’abito talare, iniziò una vita di continue peregrinazioni attraverso l’Europa: Parigi, Londra, Oxford, Wittenberg, Francoforte e infine Venezia. Tradito dal nobile veneziano Giovanni Mocenigo, fu consegnato all’Inquisizione e, dopo sette anni di prigionia e un lungo processo durante il quale rifiutò di ritrattare le sue tesi filosofiche, venne arso vivo in Campo de’ Fiori a Roma.

    La visione filosofica: Dio, Natura e Infinito

    Il pensiero di Bruno rappresenta una sintesi rivoluzionaria tra misticismo, filosofia naturale e intuizione scientifica.

    • Panteismo e immanenza (Dio come Mens super omnia e Mens insita omnibus) Per Bruno, Dio non è un creatore esterno e trascendente che governa il mondo dall’alto. Dio è Mens super omnia (Mente sopra tutte le cose) in quanto principio inaccessibile alla sola ragione umana, ma è soprattutto Mens insita omnibus (Mente intrinseca a tutte le cose). La natura è la manifestazione vivente di Dio, un organismo animato e unitario in cui materia e forma si fondono indivisibilmente.
    • L’Universo infinito e la pluralità dei mondi Superando la visione cosmologica aristotelico-tolemaica di un universo chiuso e geocentrico, e spingendosi ben oltre la stessa rivoluzione copernicana, Bruno intuisce che l’universo, essendo effetto di una causa infinita (Dio), deve essere anch’esso infinito. Non esistono centri né periferie: lo spazio è illimitato e popolato da infiniti sistemi solari e mondi abitati.
    • L’Arte della Memoria (Mnemotecnica) Nei suoi primi scritti e lungo tutta la sua opera, Bruno sviluppa complessi sistemi mnemotecnici e combinatori (influenzati da Raimondo Lullo). La memoria non è un semplice esercizio meccanico, ma uno strumento magico-speculativo per rispecchiare la struttura simbolica e le connessioni dell’intero cosmo nella mente umana.
    • Gli “Eroici Furori” e la ricerca della verità L’uomo non risponde a una morale passiva o all’ozio contemplativo. Nel dialogo De gli eroici furori, l’unione con la natura infinita richiede un atto di slancio passionale e razionale ad un tempo. Il “furioso” è colui che, come nel mito di Atteone, caccia la verità finché non ne viene trasformato e immedesimato con la natura stessa.

    Le Opere principali

    Bruno ha scritto opere sia in latino (destinate agli ambienti accademici) sia in volgare, sotto forma di dialoghi filosofici ricchi di vigore satirico e poetico.

    Dialoghi italiani

    • La cena de le ceneri (1584): Difesa e ampliamento della teoria copernicana, in cui sostiene la fisica di un universo dinamico e privo di centro.
    • De la causa, principio et uno (1584): Trattato ontologico sulla coincidenza tra materia, forma e sostanza unica dell’universo.
    • De l’infinito, universo e mondi (1584): Esposizione dettagliata della sua cosmologia infinitistica.
    • Spaccio de la bestia trionfante (1584): Opera di critica morale e civile contro la pigrizia e la superstizione, con un’esaltazione del lavoro e dell’ingegno umano.
    • De gli eroici furori (1585): Dialogo sull’amore filosofico e sul cammino dell’anima verso l’infinito.
    • Il Candelaio (1582): Commedia teatrale in volgare, impietosa spaccatura della società dell’epoca, popolata da pedanti, alchimisti e ruffiani.

    Scritti latini e mnemotecnici

    • De umbris idearum (1582)
    • De triplici minimo et mensura (1591)
    • De monade, numero et figura (1591)

    L’eredità di Giordano Bruno rimane quella di un pensatore libero e incompromesso, il cui sacrificio è divenuto simbolo dell’autonomia della ricerca scientifica e filosofica di fronte ai dogmatismi di ogni epoca.

  • ANTONIO ATTISANI

    Antonio Attisani, nato a Bari il 22 aprile 1948, è uno dei più autorevoli studiosi, critici e storici del teatro contemporaneo in Italia.

    La sua carriera attraversa molteplici dimensioni del linguaggio scenico :

    •Formazione e primi passi

    Diplomato come attore presso la Scuola del Piccolo Teatro di Milano, dagli anni Sessanta ha operato attivamente sul campo come attore, critico teatrale e direttore artistico di progetti e rassegne internazionali.

    •Attività accademica

    È stato professore ordinario di Culture del teatro e Storia del teatro, insegnando a lungo presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e successivamente all’Università degli Studi di Torino.

    Linee di ricerca e saggistica

    La sua indagine teorica e antropologica si è concentrata sulle avanguardie del Novecento, sul rapporto tra teatro e filosofia, sulle forme performative orientali (in particolare il teatro tibetano), sul teatro yiddish e sul lavoro di maestri del Novecento come Antonin Artaud, Jerzy Grotowski e Jean-Paul Sartre.

    •Tra i suoi volumi di riferimento si ricordano Corpi all’opera. Teatro e scrittura in Antonin Artaud (2001), Far danzare l’anatomia (2007) e L’invenzione del teatro.

    • EDMONDO BACCI

      Edmondo Bacci (Venezia, 21 luglio 1913 – Venezia, 16 ottobre 1978) è stato una delle figure più singolari e incandescenti dello Spazialismo e dell’Informale italiano nel secondo dopoguerra.

      La sua formazione si compie all’Accademia di Belle Arti di Venezia sotto la guida di maestri come Ettore Tito e Virgilio Guidi. Tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta la sua ricerca vive una fondamentale metamorfosi: parte dalle visioni industriali delle Fabbriche e dei Cantieri di Marghera, per poi spingere l’osservazione dei bagliori e dei fuochi degli altiforni verso un’astrazione pura.

      Nel 1953 firma il manifesto dello Spazialismo veneziano, affiancando artisti come Tancredi Parmeggiani e Mario Deluigi. È proprio in questo periodo che nascono i celebri Avvenimenti, la serie di opere che segna la piena maturità del suo linguaggio pittorico. Nei suoi quadri la superficie diventa il luogo di vere e proprie detonazioni cromatiche, dove la materia, la tempera e la sabbia si fondono in impasti intensi, attraversati da una luce cosmica e da rossi di straordinaria potenza.

      La sua pittura attira ben presto l’attenzione di Peggy Guggenheim, che ne diventa grande mecenate e sostenitrice. La collezionista americana intuisce la forza magnetica della sua visione e promuove il lavoro di Bacci negli Stati Uniti, facendolo entrare nelle collezioni di istituzioni prestigiose come il MoMA e il Guggenheim Museum di New York.

      Nel 1958 gli viene dedicata una sala personale alla XXIX Biennale di Venezia, consacrando la sua posizione nel panorama internazionale. Negli anni successivi, affianca all’attività espositiva l’insegnamento, ottenendo nel 1974 la cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ruolo che ricoprirà fino alla sua scomparsa.

    • AVIDYA

      In diverse tradizioni filosofiche e spirituali dell’India, come l’Induismo, il Buddhismo e lo Yoga, Avidya (in sanscrito: અવિદ્યા) rappresenta l’ignoranza metafisica o la nescienza.

      Non si tratta di una semplice mancanza di nozioni o di cultura generale, ma di una fondamentale incomprensione della vera natura della realtà e del sé.

      Significato nelle tradizioni principali

      •Nello Yoga e nell’Induismo (Advaita Vedānta)

      Nei Yogasūtra di Patañjali, Avidya è considerata la radice di tutti i kleśa (i veleni della mente e le cause della sofferenza).

      Consiste nel :

      •Scambiare il non-eterno per eterno.

      •Confondere l’impuro con il puro.

      •Scambiare la sofferenza (duḥkha) per felicità (sukha).

      •Scambiare il non-Sè (anātman) per il vero Sè (ātman).

      •Nell’Advaita Vedānta

      Avidya è il velo dell’illusione (māyā) che impedisce all’individuo di percepire la fondamentale unione tra la propria anima individuale (Ātman) e la Realtà Assoluta (Brahman).

      •Nel Buddhismo

      Avidya (o Avijjā in Pali) è il primo anello della catena della Pratītyasamutpāda (la coproduzione condizionata).

      Rappresenta l’incomprensione delle Quattro Nobili Verità e l’illusione dell’esistenza di un’entità permanente e immutabile (il sé o “io”).

      È la causa primaria del ciclo delle rinascite (saṃsāra) e del perpetuarsi della sofferenza.

      •Il superamento di Avidya

      Poiché Avidya è l’oscuramento della comprensione profonda, l’unico rimedio efficace non è una fede cieca, ma Vidyā (la conoscenza intuitiva, la saggezza) o Jñāna.

      Il superamento dell’ignoranza si ottiene attraverso la meditazione, la ricerca interiore, la disciplina e la visione diretta della realtà senza i filtri delle proiezioni mentali.

    • PARCO NAZIONALE DEL CIRCEO

      Il Parco Nazionale del Circeo, istituito nel 1934 ed situato lungo la costa tirrenica del Lazio (nel territorio che va da Latina a Terracina), rappresenta uno dei nuclei naturalistici più antichi e affascinanti d’Italia.

      Ciò che rende unico questo territorio è la straordinaria concentrazione di ambienti diversi in uno spazio relativamente ristretto, dove la natura incontaminata si fonde profondamente con il mito e la storia antica.

      Il promontorio calcareo del Monte Circeo domina l’intero paesaggio.

      Visto da lontano, il suo profilo richiama la leggendaria figura di una donna addormentata, un dettaglio che ha alimentato nei secoli il mito omerico della Maga Circe.

      Il promontorio si divide climaticamente in due versanti : il Quarto Caldo, più arido e soleggiato, e il Quarto Freddo, caratterizzato da una fitta lecceta mediterranea.

      Alle pendici del monte e lungo la costa si aprono numerose grotte marine e terrestri, tra cui la celebre Grotta Guattari, di inestimabile valore paleoantropologico per il ritrovamento di resti fossili di uomo di Neanderthal.

      Alle spalle della fascia costiera si estende la Selva del Circeo, ciò che resta dell’antica Selva di Terracina.

      Si tratta della più estesa foresta planiziale di pianura rimasta in Italia, un ecosistema suggestivo caratterizzato dalle cosiddette “piscine” (depressioni del terreno che si riempiono d’acqua piovana nei mesi autunnali e invernali) e dalle “lestre”, antichi insediamenti temporanei di boscaioli e pastori.

      Il sistema delle zone umide comprende quattro laghi costieri salmastri : Fogliano, Monaci, Caprolace e Sabaudia (o Lago di Paola).

      Questi specchi d’acqua, separati dal mare da un cordone di dune sabbiose finissime tra le meglio conservate d’Italia, costituiscono un’area di sosta fondamentale per numerose specie di uccelli migratori.

      Per gli appassionati di birdwatching è possibile osservare aironi, cormorani e colonie di fenicotteri rosa.

      Il parco custodisce anche importanti testimonianze storiche, come i resti della magnifica Villa di Domiziano sulle sponde del Lago di Paola e i percorsi che ricalcano l’antica Via Severiana.

      A completare la tutela dell’area protetta concorre l’isola di Zannone, la più settentrionale delle isole Ponziane, inclusa amministrativamente nel perimetro del parco per la sua incontaminata ricchezza biologica e vulcanica.

    • BORDELLI E NAZISMO

      Durante il regime nazista, il controllo della sessualità e la gestione della prostituzione vennero trasformati in uno strumento di ingegneria sociale, controllo politico e sfruttamento economico.

      L’atteggiamento del nazionalsocialismo verso la prostituzione fu caratterizzato da una profonda contraddizione tra la retorica ideologica puritana e una spietata gestione pragmatica.

      La Politica Nazista sulla Prostituzione

      Inizialmente, il regime nazista ostentò una linea d’intransigenza morale ed eugenetica nei confronti della prostituzione.

      •Repressione e persecuzione

      Negli anni ’30 la prostituzione informale venne duramente perseguita. Molte donne dedite al lavoro di strada vennero arrestate e classificate sotto la categoria di «asociali» (Asoziale), finendo internate nei campi di concentramento o sottoposte a sterilizzazione forzata.

      •Regolamentazione di Stato

      Dal 1939-1940 l’orientamento cambiò drasticamente per ragioni pratiche. Il regime centralizzò la gestione dei bordelli under il controllo diretto della Gestapo e delle forze di polizia, al duplice scopo di prevenire la diffusione di malattie veneree e impedire rapporti interrazziali contrari alle leggi di Norimberga.

      I Bordelli di Guerra e il Sistema Militare

      Con l’espansione bellica, il Terzo Reich istituì una vasta rete di bordelli militari (Wehrmachtsbordelle) nei territori occupati e all’interno del Reich.

      •Controllo della truppa

      La creazione di questi luoghi rispondeva al desiderio del comando militare di mantenere alto il morale dei soldati, limitare i casi di diserzione o indisciplina e contrastare l’omosessualità.

      •Segregazione razziale e gerarchica

      L’accesso ai bordelli era rigidamente regolato secondo criteri di grado e di appartenenza etnica. Esistevano strutture distinte per ufficiali, sottufficiali e soldati semplici. Le prostitute di origine ariana o assimilata erano destinate ai soldati tedeschi, mentre alle truppe di occupazione e ai lavoratori forzati stranieri venivano assegnate strutture separate.

      I Bordelli nei Campi di Concentramento (Lagerbordelle)

      Una delle pagine più oscure della storia del sistema concentrazionario fu l’istituzione, a partire dal 1942 per iniziativa di Heinrich Himmler, dei bordelli all’interno dei campi di concentramento (Sonderbauten).

      •Scopo e Funzionamento

      I bordelli vennero allestiti in dieci campi principali, tra cui Mauthausen, Buchenwald, Dachau e Auschwitz-Monowitz.

      •Incentivo al lavoro

      L’accesso al bordello fu concepito come un sistema di premialità destinato a una ristretta fascia di prigionieri privilegiati (soprattutto i Kapos, i prigionieri politici tedeschi e gli operai specializzati) per incrementare la produttività del lavoro forzato.

      •Esclusione sistematica

      L’accesso era tassativamente vietato ai prigionieri ebrei e ai prigionieri di guerra sovietici.

      •Le Vittime dello Sfruttamento

      Le donne costrette a lavorare nei bordelli dei Lager venivano reclutate principalmente nel campo di concentramento femminile di Ravensbrück.

      •Inganno e coercizione

      Molte di esse accettavano la registrazione dietro la falsa promessa che un periodo di lavoro nel bordello avrebbe garantito la liberazione dal campo al termine di sei mesi, promessa che non venne mai mantenuta.

      •Condizioni disumane

      Sottoposte a continui abusi, controlli medici invasivi e trattamenti sanitari degradanti, le donne che si ammalavano o rimanevano incinte venivano rimandate a Ravensbrück o destinate allo sterminio.

      Memoria Storica e Rimozione

      Nel dopoguerra la vicenda dello sfruttamento sessuale nei bordelli nazisti è rimasta a lungo taciuta o trattata con imbarazzo.

      •Stigmatizzazione duratura

      Per decenni le sopravvissute non ottennero alcun riconoscimento come vittime del nazismo né risarcimenti ufficiali, rimanendo segnate dalla reclusione e dal giudizio sociale.

      •Riscoperta storiografica

      Solo a partire dagli anni ’90, grazie al lavoro di storici e ricercatori orientati agli studi di genere e alla storia sociale del Terzo Reich, la realtà dei bordelli di regime e dei Lagerbordelle è stata collocata al centro dell’analisi sulle violenze di massa dell’epoca nazista.

    • MERCATINI DI ROMA

      Roma possiede una tradizione mercatale straordinaria che affonda le radici nella storia popolare della città.

      I mercatini rionali, le mostre-mercato d’antiquariato e le fiere dell’usato rappresentano veri e propri presidi di socialità e scrigni di memoria urbana.

      I Mercati Storici e Rionali

      Il cuore pulsante della vita quotidiana romana batte nei mercati di quartiere, dove l’offerta alimentare si unisce all’incontro sociale.

      •Mercato di Campo de’ Fiori

      Uno dei più celebri e antichi al mondo, attivo dal 1869 nella piazza omonima. Sebbene oggi sia fortemente orientato al turismo, conserva il fascino dei banchi storici di ortofrutta, fiori e spezie sotto lo sguardo della statua di Giordano Bruno.

      •Mercato di Testaccio

      Spostato nella moderna struttura coperta di via Aldo Manuzio, rappresenta l’autentica romanità gastronomica. Oltre ai banchi storici di generi alimentari, ospita spazi dedicati allo street food di qualità e alla cultura popolare del quartiere operaio per eccellenza.

      •Mercato Trionfale

      Situato in via Andrea Doria, è uno dei mercati coperti più grandi d’Europa. Con centinaia di box, offre un’incredibile varietà di prodotti freschi, specialità regionali ed eccellenze artigianali.

      Antiquariato, Vintage e Modernariato

      La capitale è una meta d’elezione per collezionisti, amanti del design retrò e cercatori di tesori nascosti.

      •Porta Portese

      Il mercato delle pulci più famoso di Roma, attivo ogni domenica mattina a Trastevere lungo via Portuense e viale di Trastevere. Nato nel dopoguerra come mercato di beni di seconda mano, offre oggi un caleidoscopio caotico e affascinante di abbigliamento vintage, libri usati, piccoli mobili, curiosità e cianfrusaglie.

      •Mercato Monti

      Nato come spazio dedicato ai giovani creativi, ai designer emergenti e all’artigianato indipendente, si tiene regolarmente nel cuore del rione Monti. È il punto di riferimento cittadino per la moda vintage selezionata, il vinile e gli accessori di ricerca.

      •Via Sannio

      Storico mercato adiacente a San Giovanni in Laterano, noto storicamente per l’abbigliamento militare surplus e oggi specializzato in abbigliamento vintage, capi d’occasione e stoffe.

      Fiere e Mercatini Tematici

      Accanto ai mercati stabili, la città ospita appuntamenti periodici dedicati a nicchie specifiche della cultura materiale.

      •Ponte Milvio (Mercato dell’Antiquariato)

      Si svolge la prima domenica del mese lungo le banchine del Tevere e a piazzale di Ponte Milvio, riunendo antiquari e rigattieri con mobili d’epoca, argenti, stampe e oggetti da collezione.

      •Mercatini di Natale a Piazza Navona

      Storico appuntamento festivo che anima la piazza barocca durante il periodo natalizio, tradizionalmente legato alla figura della Befana, con banchi di giocattoli, dolciumi e decorazioni artigianali.

      Geografia e Identità Urbana

      I mercatini di Roma non sono semplici luoghi di scambio commerciale, ma veri e propri spazi antropologici.

      •La voce della città

      Il brio dei banchieri, il dialetto romanesco e la stratificazione delle merci raccontano l’anima multiforme di una metropoli che sa rinnovarsi senza perdere le proprie radici popolari.

      •Rigenerazione e tradizione

      Dal banco ortofrutticolo di quartiere al mercato di design contemporaneo, la rete mercatale continua a presidiare il territorio urbano come antidoto alla standardizzazione commerciale.

    • NAVIGAZIONI FLUVIALI

      La navigazione fluviale rappresenta una delle forme di trasporto ed esplorazione più antiche e affascinanti della storia umana.

      Dalle grandi vie d’acqua che hanno dato origine alle prime civiltà fino ai moderni itinerari turistici e commerciali, i fiumi hanno da sempre plasmato l’economia, la geografia e l’immaginario culturale di interi continenti.

      Il Ruolo Storico delle Vie Fluviali

      I fiumi sono stati i primi veri grandi corridoi di comunicazione, permettendo il movimento di merci, persone e idee ben prima dello sviluppo delle reti stradali e ferroviarie.

      •Le civiltà fluviali

      Lungo il Nilo, il Tigri, l’Eufrate, l’Indo e lo Jiangxi (Fiume Azzurro) sono nate le prime forme di organizzazione sociale complessa, dove l’irrigazione e il commercio per via d’acqua hanno gettato le basi della civiltà urbana.

      •Artifizio e ingegneria

      Nel corso dei secoli, l’uomo ha integrato la rete idrografica naturale con imponenti opere d’ingegneria, come il Canal Grande in Cina o i complessi sistemi di chiuse e canali d’Europa nati tra il Medioevo e la Rivoluzione Industriale.

      Tipologie di Navigazione Fluviale

      Oggi il trasporto e lo spostamento lungo i fiumi si articola su diverse dimensioni.

      •Navigazione Commerciale ed Idrovia

      In molte regioni del mondo la navigazione interna costituisce ancora una dorsale logistica fondamentale, caratterizzata da alta capacità di carico ed elevata efficienza energetica.

      •I grandi bacini merci

      Il fiume Mississippi e la rete dei Grandi Laghi negli Stati Uniti, il Rio delle Amazzoni in America Meridionale, e la fitta rete europea formata da Reno, Danubio, Mosa e Rodano muovono ogni anno milioni di tonnellate di merci pesanti, materie prime e container.

      •La rete idroviaria europea

      Attraverso sistemi di canali comunicanti (come il canale Meno-Danubio), è possibile attraversare l’intero continente dal Mare del Nord al Mar Nero.

      •Crociere Fluviali e Turismo

      Negli ultimi decenni si è assistito a una crescita straordinaria della fruizione turistica dei fiumi, caratterizzata da ritmi lenti e da un contatto ravvicinato con il paesaggio e il patrimonio storico.

      •Le grandi arterie europee

      Il Danubio, il Reno, la Senna, il Douro e il Volga ospitano navi da crociera progettate appositamente con scafi lunghi e profilo basso per passare sotto i ponti storici e superare le chiuse.

      •I grandi fiumi del mondo

      Le navigazioni lungo il Nilo in Egitto, il Mekong nel sud-est asiatico, il Fiume Azzurro in Cina o il Mississippi offrono itinerari che uniscono la scoperta naturalistica a quella storico-archeologica.

      •Il Turismo Esperienziale e il «Houseboating»

      A fianco delle grandi navi da crociera si è sviluppata la navigazione da diporto autonoma, in particolare lungo i canali e i fiumi minori.

      •Noleggio senza patente

      In gran parte d’Europa (Francia, Olanda, Germania, Regno Unito) è diffuso l’uso delle houseboat, imbarcazioni-alloggio che permettono di navigare a bassa velocità lungo i canali interni senza necessità di patente nautica.

      •Turismo di prossimità

      Permette di esplorare aree rurali, borghi storici e parchi naturali con un impatto ambientale ridotto.

      Aspetti Tecnici e Sfide Ambientali

      A differenza della navigazione marittima, il trasporto fluviale deve confrontarsi con dinamiche idrologiche complesse e in continua mutazione.

      •Pescaggio e idrometria

      La navigabilità dipende strettamente dai livelli d’acqua, influenzati dalle stagioni, dalle precipitazioni e dalla presenza di secche o correnti estreme.

      •Cambiamenti climatici

      Fenomeni come le prolungate siccità estive o le piene improvvise pongono gravi problemi alla regolarità della navigazione merci e turistica su grandi fiumi come il Reno e il Po.

      •Sostenibilità e transizione ecologica

      Il settore sta progressivamente convertendo le flotte verso propulsioni ibride, elettriche o a idrogeno per ridurre le emissioni e preservare gli ecosistemi fluviali.

    • POLVERIERA MESSICO

      L’espressione “polveriera Messico” è un’efficace metafora sociopolitica ed economica utilizzata per descrivere la complessa e strutturale instabilità del Paese, in cui tensioni storiche, criminalità organizzata e disuguaglianze sociali rischiano costantemente di provocare esplosioni di violenza o crisi sistemiche.

      1. Il narcotraffico e il potere dei cartelli

      Il fattore principale che rende il Messico una polveriera permanente è il controllo del territorio da parte dei cartelli della droga (come Sinaloa e Jalisco Nueva Generación).

      •Controllo parallelo

      In vaste regioni del Paese, la criminalità organizzata esercita un potere di fatto superiore a quello dello Stato, imponendo gabelle, controllando le amministrazioni locali e gestendo i flussi d’immigrazione clandestina verso gli Stati Uniti.

      •Guerre d’infiltrazione e faide

      Le spaccature interne ai cartelli o le faide per l’egemonia sui confini generano ciclicamente picchi di violenza estrema, scontri armati e ritorsioni sui civili.

      2. Le radici storiche e sociali

      La tendenza del Paese a trasformarsi in un focolaio di rivolta ha radici profonde:

      •La Rivoluzione Messicana (1910)

      Storicamente, l’estrema concentrazione del potere fondiario nelle mani di pochi latifondisti e lo sfruttamento dei peones fecero esplodere la prima grande rivoluzione del XX secolo, guidata da figure come Emiliano Zapata e Pancho Villa.

      •Disuguaglianze e povertà

      Oltre un secolo dopo, le marcate disparità socioeconomiche tra il nord industrializzato e le aree rurali del sud continuano ad alimentare il malcontento e a fornire manodopera costante per le attività illecite.

      3. La faglia geopolitica con gli Stati Uniti

      Il Messico rappresenta l’ultimo diaframma geopolitico tra la potenza statunitense e l’America Latina :

      •Il confine e le migrazioni

      La gestione dei flussi migratori al confine di oltre 3.000 chilometri crea una costante frizione diplomatica con Washington e trasforma le città di frontiera (come Tijuana o Ciudad Juárez) in veri e propri snodi di crisi umanitaria e sicurezza.

      •La richiesta d’armi e il consumo di sostanze

      Il mercato statunitense alimenta la domanda di stupefacenti e garantisce al tempo stesso un flusso ininterrotto di armi da fuoco verso i cartelli messicani, alimentando il circolo vizioso della violenza.

    • MAYA DEVI

      Il nome Maya Devi (o Māyādevī) identifica diverse figure chiave e concetti nelle tradizioni spirituali e culturali dell’Asia:

      •Regina Maya (o Maya Devi) nel Buddismo

      In ambito buddista, la Regina Maya è la madre naturale di Siddhārtha Gautama, il Buddha storico.

      •Biografia e leggenda

      Sposa del re Śuddhodana di Kapilavastu, concepì il Buddha dopo un sogno simbolico in cui un elefante bianco le entrava nel fianco. Diede alla luce il figlio nel giardino di Lumbini (nell’odierno Nepal).

      •La morte prematura

      Secondo la tradizione, morì sette giorni dopo la nascita di Siddhārtha per rinascere nel cielo Tāvatimsa, lasciando l’allevamento del figlio alla sorella Mahāprajāpatī Gautamī.

      •Luoghi di culto

      Il tempio di Maya Devi a Lumbini è un importante sito d’interesse archeologico e meta di pellegrinaggio patrimonio UNESCO.

      •Personaificazione divina nell’Induismo

      Nelle tradizioni induiste, Māyā Devi rappresenta la personificazione della Māyā, l’illusione cosmica o l’energia materiale del Creatore.

      •Funzione cosmica

      Incarna la forza che cela la vera natura della realtà suprema (Brahman), creando il mondo dei fenomeni sensibili e della molteplicità.

      •Siti sacri

      A Haridwar, in India, sorge un celebre tempio dedicato a Maya Devi (considerato uno dei tre Siddha Peetha della città), dove la Dea è venerata come divinità protettrice.

      •Figura contemporanea nello Yoga e Tantra

      In Italia, Maya Swati Devi è il nome d’arte di un’autrice, ricercatrice e maestra di Tantrismo e Tantra Yoga. È fondatrice della scuola Devi Tantra Yoga e autrice di testi dedicati all’alchimia tantrica e alla tradizione spirituale indiana.

    • LIBERAZIONE DAL SAMSARA

      La liberazione dal Samsara, indicata con il termine sanscrito Moksha nel contesto induista o Nirvana nel contesto buddista, rappresenta la cessazione definitiva del ciclo ininterrotto di nascite, morti e rinascite.

      Questo ciclo è alimentato dall’ignoranza spirituale (Avidya), dal desiderio e dalla legge di causa ed effetto (Karma), che vincolano l’essere umano all’illusione del mondo materiale (Maya).

      Raggiungere questo stato significa spezzare la catena della sofferenza e superare la percezione illusoria della separazione tra l’individuo e la realtà ultima.

      Non si tratta di una semplice fine fisica o di un’evasione temporanea, ma di un risveglio profondo che rivela la vera natura dell’esistenza.

      Nelle diverse tradizioni filosofiche dell’Asia meridionale, il percorso verso questo risveglio richiede una profonda trasformazione interiore.

      Attraverso la meditazione, la conoscenza diretta, la disciplina etica e il distacco dalle passioni egotiche, la mente dissipa la nebbia dell’attaccamento.

      Quando il senso di un “io” separato e autonomo si dissolve, le azioni smettono di produrre ulteriore condizionamento karmico, conducendo infine alla pace incondizionata e alla libertà assoluta.

    • GUARDIA DEL CORPO

      MA ANCHE …..

      La prossimità costante produce un’intimità peculiare, difficile da riscontrare in qualsiasi altra professione.

      Chi protegge una vita non ne condivide soltanto le ore ufficiali, ma ne abita le ombre, i momenti di stanchezza, le vulnerabilità prive di maschera e gli sguardi rubati prima di ogni uscita pubblica.

      È un rapporto che nasce da una asimmetria evidente: da una parte c’è chi espone il proprio corpo o la propria posizione al rischio, dall’altra chi offre il proprio istinto e la propria presenza come scudo.

      Questa tensione costante, alimentata dall’allerta perenne e dal dovere della vigilanza, crea un terreno favorevole in cui la reciproca dipendenza sfuma facilmente nel desiderio.

      L’affidamento totale della propria incolumità fisica a un’altra persona genera infatti una forma profonda di gratitudine e di abbandono.

      Dall’altro lato, chi protegge sviluppa un senso di possesso e di custodia che travalica il protocollo operativo, trasformando l’obbligo contrattuale in una dedizione personale.

      Quando la barriera formale cade e il rapporto scivola nella relazione sentimentale o carnale, la dinamica della protezione cambia radicalmente natura.

      Il pericolo esterno smette di essere soltanto una minaccia professionale e diventa una questione personale, capace di annebbiare la lucidità tattica o, al contrario, di esasperare la prontezza di riflessi.

      La guardia del corpo che diventa amante si trova così a vivere un doppio ruolo scisso tra la freddezza imposta dal compito e il coinvolgimento emotivo che spinge alla vulnerabilità.

      È una figura sospesa tra la disciplina del silenzio e l’urgenza del contatto, in un equilibrio precario dove la sicurezza di chi è protetto dipende dalla capacità di nascondere, agli occhi del mondo, il legame che li unisce.

    • MERCHANT BANKING

      Il merchant banking rappresenta quella frontiera della finanza in cui la banca smette di essere un freddo contabile per diventare un compagno di viaggio dell’impresa.

      La banca commerciale classica guarda al passato del cliente, pretende garanzie immobiliari o bilanci storici ineccepibili, e si limita a erogare credito monetario facendosi pagare un tasso di interesse.

      La merchant bank guarda invece al futuro, analizza il potenziale di sviluppo di un’idea o di una ristrutturazione industriale, ed entra direttamente in scena condividendo il rischio.

      Questa condivisione avviene attraverso l’ingresso nel capitale sociale con quote temporanee di maggioranza o di minoranza, oppure mediante la strutturazione di operazioni straordinarie come fusioni, acquisizioni e quotazioni nei mercati regolamentati.

      In questa dinamica la banca apporta non soltanto liquidità, ma anche un patrimonio decisivo di competenze manageriali, relazioni internazionali e visione strategica.

      L’obiettivo finale non è la riscossione della rata mensile, bensì la creazione di valore nel tempo, da monetizzare poi al momento dell’uscita dalla società attraverso la vendita della partecipazione o la quotazione in borsa.

      È una finanza che richiede cautela e analisi approfondita, perché il rischio assunto è reale, ma è anche l’unico modello capace di dare respiro e prospettiva alle imprese che vogliono compiere un salto dimensionale.

    • STADIO SAN NICOLA E STADIO DELLA VITTORIA

      BARI

      Il panorama calcistico e urbanistico di Bari ruota attorno a un imponente progetto di rigenerazione che interessa non la costruzione di un impianto del tutto nuovo da zero, ma una profonda ristrutturazione integrata dei due stadi storici della città :

      Lo Stadio San Nicola e lo Stadio della Vittoria.

      L’iniziativa fa capo alla proposta avanzata dalla società Stadio&Co (legata al gruppo facente capo a Tim Vaughn e a partner internazionali, con il sostegno finanziario garantito da fondi come Sixth Street) per un investimento complessivo stimato intorno ai 250 milioni di euro.

      I punti chiave del progetto e le novità principali comprendono :

      Il restyling del San Nicola

      Il piano recupera e reinterpreta l’idea originaria di ristrutturazione concepita dallo studio di Renzo Piano. L’intervento prevede l’eliminazione della pista di atletica e il ribassamento del terreno di gioco di diversi metri, consentendo la realizzazione di nuove gradinate a ridosso del campo. In questo modo la capienza dell’“astronave” verrebbe non solo preservata ma potenzialmente ampliata, superando i 60.000 posti (fino a circa 64.000), anche in ottica di candidatura per i campionati europei del 2032.

      Il ruolo dello Stadio della Vittoria

      L’impianto di Via Pisanelli è pensato per svolgere una funzione complementare e temporanea fondamentale. Durante i lavori di cantiere al San Nicola, il Della Vittoria verrebbe temporaneamente adeguato per ospitare le partite casalinghe della squadra, garantendo la continuità sportiva. Successivamente, verrebbe riconvertito in un polo multifunzionale urbano per eventi culturali, concerti e altre discipline sportive.

      Tempistiche e iter amministrativo

      Il cronoprogramma programmatico ipotizza l’avvio dei cantieri a partire dal biennio successivo, con un orizzonte di completamento fissato tra il 2027 e il 2031. L’Amministrazione comunale ha avviato la conferenza di servizi preliminare e la fase di istruttoria per valutare l’interesse pubblico dell’opera, ponendo al contempo paletti rigorosi (come il no a volumetrie residenziali speculative) e dialogando con gli enti coinvolti per definire la fattibilità definitiva del piano.

    • ENZITETO DI BARI

      Enziteto è un rione periferico di Bari situato all’estremo nord del territorio comunale, compreso all’interno del V Municipio insieme alle località di Santo Spirito, Palese, Catino e San Girolamo.

      Il quartiere sorge a circa quindici chilometri dal centro cittadino, incuneato tra la Strada Statale 16, la ferrovia e le aree rurali che circondano l’aeroporto di Bari-Palese.

      La sua origine risale alla metà degli anni Ottanta, con la posa della prima pietra avvenuta nel giugno del 1985.

      Nato nell’ambito dei piani di edilizia residenziale pubblica per rispondere all’emergenza abitativa della città, il rione prende il nome dalla storica contrada agricola su cui fu edificato.

      Nel tentativo di affrancare l’area dallo stigma di ghetto periferico e segnare un percorso di riscatto sociale, la zona è stata ufficialmente rinominata Quartiere San Pio, in onore del santo di Pietrelcina.

      Nonostante il cambio di denominazione ufficiale e gli interventi di riqualificazione urbana promossi negli anni dalle istituzioni e dalle associazioni locali, la comunità e la cittadinanza continuano ad identificarlo storicamente con il nome di Enziteto.

    • GRAN LOGGIA DI LONDRA

      La Gran Loggia di Londra, nota storicamente come la Prima Gran Loggia d’Inghilterra (Premier Grand Lodge) o Gran Loggia dei Moderni, fu fondata il 24 giugno 1717.

      L’evento si svolse presso la locanda Goose and Gridiron nel cortile della cattedrale di San Paolo a Londra, dove quattro preesistenti logge londinesi decisero di unirsi per dar vita a un’unica struttura di coordinamento.

      Questo momento viene considerato dagli storici come la nascita ufficiale della massoneria speculativa moderna.

      Negli anni successivi, in particolare nel 1723, la Gran Loggia vide la pubblicazione delle sue celebri costituzioni a opera del pastore James Anderson, un testo che stabilì i princìpi fondamentali, le regole e la struttura organizzativa destinati a fare da modello per la massoneria di tutto il mondo.

      Nel corso del XVIII secolo, l’autorità della Gran Loggia di Londra fu affiancata e talvolta contrapposta da un’altra fazione massonica, quella dei cosiddetti “Antichi”.

      Le due anime rivali trovarono infine una riconciliazione il 27 dicembre 1813, fondendosi formalmente nella Gran Loggia Unita d’Inghilterra (United Grand Lodge of England – UGLE), l’obbedienza massonica regolare tuttora esistente con sede alla Freemasons’ Hall di Great Queen Street a Londra.

    • SABAUDIA

      Sabaudia si svela come un’isola di pietra e luce nel cuore dell’Agro Pontino, una gemma del razionalismo italiano sorta in soli duecentocinquanta giorni durante la grande bonifica degli anni Trenta.

      Le sue architetture, firmate da maestri del calibro di Gino Cancellotti e Angiolo Mazzoni, dialogano con lo spazio urbano attraverso linee pure, volumi essenziali e un senso di sobria monumentalità che rifugge ogni retorica pesante.

      Il profilo del Palazzo Comunale con la sua torre snella e il celebre Palazzo delle Poste, rivestito di tessere azzurre in omaggio a Casa Savoia, definiscono una metafisica urbana che ha sedotto generazioni di intellettuali, registi e scrittori.

      Alle spalle del tessuto cittadino si estende il Parco Nazionale del Circeo, un mosaico ecologico dove i laghi costieri – come il Lago di Paola – specchiano le macchie mediterranee e le vestigia della millenaria Villa di Domiziano.

      Più oltre, il cordone dunale custodisce spiagge di sabbia fine, protette da una vegetazione rigogliosa che guarda dritta verso l’imponente promontorio del Circeo, dimora mitologica della Maga Circe.

    • GOLFO DI PALERMO

      Il Golfo di Palermo si apre come un ampio semicerchio naturale sulla costa settentrionale della Sicilia.

      La sua geometria è racchiusa tra i rilievi imponenti di Monte Gallo a ovest e di Capo Zafferano a est.

      Questo tratto di mare accoglie la città capoluogo, adagiata in una vasta conca pianeggiante nota storicamente come Conca d’Oro.

      Le acque del golfo bagnano un litorale ricco di stratificazioni storiche, porti antichi e insenature che nei secoli hanno favorito gli scambi commerciali e culturali nel Mediterraneo.

      Alle spalle del golfo, i monti di Palermo fanno da corona naturale, creando un contrasto suggestivo tra la verticalità delle pareti rocciose e la distesa aperta dell’orizzonte marino.

    • SANTA MARIA DI LEUCA

      Santa Maria di Leuca rappresenta l’estremo lembo meridionale del Salento, il punto in cui la terraferma si protende verso il Mediterraneo e l’orizzonte si apre in un abbraccio infinito tra cielo e acqua.

      Conosciuta sin dall’antichità come de Finibus Terrae – là dove finiscono le terre – questa località custodisce un fascino sospeso tra mito, storia millenaria e una natura aspra e luminosa.

      Il cuore spirituale e monumentale si erge sul promontorio di Punta Meliso, dominato dal maestoso Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae e dal imponente Faro, alto quasi cinquant metri e attivo dalla seconda metà dell’Ottocento.

      Proprio ai piedi del promontorio si snoda la monumentale scalinata dell’Acquedotto Pugliese, affiancata dalla cascata che periodicamente celebra l’arrivo dell’acqua nel punto più a sud della regione.

      Il litorale è un susseguirsi di scogliere scolpite dal vento e grotte marine ricche di storia e di riflessi cangianti, come la Grotta del Diavolo, la Grotta delle Tre Porte e la Grotta del Soffio.

      Passeggiando lungo il lungomare si incontrano le caratteristiche ville ottocentesche, dimore signorili ed eclettiche che spaziano dallo stile moresco al neogotico, testimonianza di un passato aristocratico e raffinato.

      Leuca non è soltanto una meta geografica, ma un luogo dell’anima, dove la luce del sud amplifica i contorni del paesaggio e restituisce il senso autentico del viaggio.

    • PROFESSOR OCCULTIS

      Uno dei personaggi più celebri e iconici del fumetto italiano del dopoguerra, creato dal celebre trio di autori torinesi noto come EsseGesse (Pietro Sartoris, Dario Guzzon e Giovanni Sinchetto).

      Apparso per la prima volta nel 1951 sulle pagine del Comandante Mark e precedentemente idealizzato nelle prime avventure del trio, il professore è soprattutto la figura centrale e la spalla comica insostituibile nel grande classico Capitan Miki.

      Ecco gli aspetti chiave che rendono indimenticabile questo personaggio :

      Profilo e personalità

      Nome completo

      Il suo nome di battesimo è Egidio Occultis.

      L’aspetto

      Figura snella, baffi a spazzola, occhiali da vista e cappello a tesa larga.

      La natura di “tuttofare”

      Si presenta come uno scienziato, erborista, alchimista, medico d’assalto e persino mago, anche se la maggior parte dei suoi rimedi scientifici sfocia in rocamboleschi fallimenti.

      Astuzia e vizi

      È profondamente legato all’appetito, al buon vino e al denaro facile. Pur rimanendo un uomo di fondo onesto e leale nei confronti del giovane Miki, non esita a ricorrere a piccoli imbrogli, travestimenti o sotterfugi per togliersi dai guai o per riempirsi le tasche.

      Il ruolo nella narrazione

      Nel trio dei protagonisti di Capitan Miki, il Professor Occultis crea un perfetto contrappunto comico insieme a Doppio Rum, l’anziano ed etilico compagno d’avventure.

      Mentre Miki rappresenta la rettitudine e il dovere del giovane Ranger del Nevada, Occultis e Doppio Rum incarnano l’elemento picaresco e scanzonato, capace di smorzare la tensione anche nelle situazioni più pericolose.

    • PLAUTO

      Tito Maccio Plauto rappresenta la figura centrale e più dirompente della commedia latina arcaica.

      Nato a Sarsina intorno al 254 a.C. e morto a Roma nel 184 a.C., ha trasformato la commedia greca nuova (palliata) in un dispositivo comico originale, travolgente e profondamente teatrale.

      •La struttura comica e i meccanismi scenici

      L’architettura del teatro plautino non punta sul realismo psicologico o sulla verosimiglianza della trama, ma sulla pura efficacia scenica.

      •La trame a canovaccio

      Gli intrecci ruotano quasi sempre attorno al desiderio di un giovane (adolescens) di congiungersi con l’amata, ostacolato da un padre severo (senex) o da un ruffiano (leno).

      •Il servo astuto (servus callidus)

      È il vero motore dell’azione, l’architetto di inganni e beffe che risolve la situazione e guida la catarsi comica.

      •Il capovolgimento sociale

      Nel mondo di Plauto i ruoli tradizionali della società romana si invertono temporaneamente; gli schiavi prendono il controllo, sbeffeggiano i padroni e guidano il gioco.

      •Lo stile e la lingua

      La straordinaria forza di Plauto risiede nel suo linguaggio (sermo cotidianus rielaborato e stilizzato).

      •Invenzione verbale

      Creazione di neologismi, giochi di parole, doppi sensi, allitterazioni e metafore audaci.

      •Metrica varia e cantica

      Uso sapiente dell’alternanza tra parti recitate (diverbia) e parti cantate o accompagnate dalla musica (cantica), che conferiscono all’opera un ritmo quasi operistico.

      •Rottura dell’illusione scenica

      I personaggi si rivolgono direttamente al pubblico con battute a parte, esplicitando la finzione teatrale.

      •Le opere principali

      Delle centinaia di commedie attribuitegli nell’antichità, il grammatico Varrone ne selezionò 21 considerate autentiche (il cosiddetto corpus varroniano).

      Tra le più celebri :

      •Miles Gloriosus

      La figura del soldato fanfarrone e vanaglorioso, prototipo del millantatore in tutta la storia del teatro.

      •Aulularia

      La commedia dell’pentola d’oro, incentrata sull’avarizia paranoica del vecchio Euclione.

      •Menaechmi

      La commedia degli equivoci per eccellenza, basata sul doppio e sullo scambio d’identità tra due gemelli separati alla nascita.

      •Amphitruo

      L’unica palliata a soggetto mitologico, dove la confusione di identità tra dei e mortali genera situazioni esilaranti.

      •Pseudolus

      Il capolavoro del servus callidus, dove lo schiavo Pseudolo orchestra un inganno perfetto ai danni del ruffiano Ballione.

      L’eredità di Plauto ha segnato in modo indelebile la tradizione drammaturgica occidentale, influenzando direttamente il teatro del Rinascimento, Molière e Shakespeare.

    • VINO COME CULTURA MILLENARIA

      Il vino non è semplicemente una bevanda, ma uno dei più potenti dispositivi culturali creati dall’umanità.

      Nel corso dei millenni, la vite e la fermentazione del suo frutto hanno accompagnato il passaggio dalla dimensione nomade a quella sedentaria, trasformando l’agricoltura in paesaggio e il consumo in rituale sociale.

      Il vino nasce nel Caucaso e nella Mezzaluna Fertile circa ottomila anni fa, ma trova nel Mediterraneo la sua vera patria simbolica e concettuale.

      Per i Greci il vino era la soglia che separava la civiltà dalla barbarie, celebrato nel simposio come momento politico, filosofico e poetico, governato dalla misura e dalla presenza di Dioniso.

      I Romani ne democratizzarono la produzione e la diffusione, strutturando una vera e propria economia enoica attraverso le vie consolari e le rotte commerciali dell’Impero.

      Con il declino dell’Impero Romano, fu il monachesimo medievale a custodire e perfezionare il sapere agronomico ed enologico, legando la vite ai territori e ponendo le basi per il concetto moderno di terroir.

      Coltivare la vite significa intervenire sullo spazio e sull’architettura della terra.

      I terrazzamenti a secco, i filari incastonati nelle colline e le geometrie dei vigneti non sono soltanto elementi produttivi, ma vere e proprie forme d’arte del paesaggio, dove la natura viene plasmata dalla mano dell’uomo senza essere distrutta.

      Il vino diventa così la memoria liquida di un luogo, capaci di sintetizzare in un calice la natura del suolo, le micro-variazioni del clima e il sapere stratificato delle comunità locali.

      Oggi la cultura del vino vive una profonda evoluzione.

      Accanto all’aspetto edonistico e degustativo, emerge una nuova consapevolezza legata alla sostenibilità, alla tutela della biodiversità e al recupero dei vitigni autoctoni.

      Bere vino con consapevolezza significa ascoltare una narrazione che intreccia storia, sociologia, estetica e rispetto per i tempi della terra.

    • OPEN PARLAMENTO

      ENTRA

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    • ONOREVOLI MUTI O QUASI

      È una frustrazione del tutto comprensibile e ampiamente condivisa.

      L’immagine del parlamentare che scalda la sedia, incassa la diaria e non mette mai la propria voce o le proprie idee al servizio dei cittadini è una delle rappresentazioni più emblematiche del distacco tra la politica e il paese reale.

      Tuttavia, il fenomeno dei deputati e senatori “silenziosi” merita di essere analizzato sotto un duplice aspetto per capire come funziona davvero la macchina parlamentare :

      •La comunicazione d’aula vs. il lavoro di commissione

      I dibattiti parlamentari trasmessi in TV o gli interventi in Assemblea (Montecitorio o Palazzo Madama) sono solo la punta dell’iceberg.

      Gran parte del lavoro legislativo vero e proprio — l’esame dettagliato dei testi, la stesura e la negoziazione degli emendamenti, le audizioni di esperti — si svolge nelle Commissioni parlamentari. Molti parlamentari che non prendono mai la parola in Aula lavorano in realtà alacremente dietro le quinte.

      •La disciplina di partito e la “passività di gruppo”

      Con gli attuali sistemi elettorali e la forte centralizzazione dei partiti, la gestione dei tempi di parola in Aula viene rigidamente spartita dai capigruppo.

      Spesso agli “onorevoli di seconda fila” non viene semplicemente data la parola, poiché si preferisce far intervenire i soliti noti o i portavoce ufficiali del partito.

      Questo trasforma molti eletti in meri “alzatori di mano” al momento del voto.

      Restano comunque casi evidenti di scarso impegno : per monitorare l’effettiva attività di un deputato o senatore, è utile consultare piattaforme indipendenti come OpenParlamento (curata dall’associazione Openpolis).

      Lì è possibile verificare non solo i discorsi in Aula, ma anche la percentuale di presenze ai voti, i ddl presentati come primo firmatario, gli emendamenti e l’attività nelle commissioni, così da distinguere chi lavora nell’ombra da chi si limita a esercitare una “politica passiva”.

    • RISTORAZIONE

      I consumi della ristorazione in Italia stanno attraversando una fase di marcata ridefinizione strutturale, guidata da nuove abitudini quotidiane e da una maggiore attenzione al budget familiare.

      L’aumento dell’inflazione e il rialzo generalizzato dei listini hanno spinto i consumatori a selezionare con maggiore cura le occasioni di uscita. Il pranzo si conferma un pilastro fondamentale, sostenuto dalla ripresa del lavoro in presenza e dal consolidamento della pausa pranzo come momento pratico ma gratificante. La ristorazione veloce di qualità e i format aziendali o informali continuano quindi a registrare volumi stabili o in crescita.

      Al contrario, le occasioni di consumo accessorie o legate al tempo libero vivono una flessione evidente. Gli aperitivi e la frequentazione dopocena subiscono un ridimensionamento sia in termini di frequenza sia di spesa media. Il fenomeno del trading down porta molti clienti a ridurre le ordinazioni extra o a preferire momenti di convivialità domestica per la fascia serale.

      Il settore si trova di conseguenza ad affrontare la necessità di ripensare i format d’offerta, concentrando le energie sulla marginalità dei servizi centrali e su proposte capaci di intercettare una domanda serale più cauta e selettiva.

    • LA SOGLIA DEL GROTTESCO

      Il dibattito pubblico contemporaneo ha ormai varcato la soglia del grottesco, trasformando le sedi istituzionali e il discorso politico in una rappresentazione surreale che ricorda da vicino le dinamiche di un asilo infantile.

      La progressiva perdita di autorevolezza della classe dirigente non si manifesta soltanto nella povertà dei contenuti ideologici o nella carenza di visioni strategiche a lungo termine, ma emerge con prepotenza attraverso l’ossessione per il dettaglio insignificante e per la provocazione da palcoscenico.

      Le polemiche quotidiane non ruotano più attorno ai grandi temi dell’economia, della geopolitica o delle riforme strutturali, bensì si frammentano in micro-eventi dettati dal folklore del momento.

      Dalle discussioni sull’abbigliamento d’ordinanza alle metafore tratte dalla cultura pop e dai cartoni animati, la comunicazione politica ha completamente azzerato la distanza tra la gravità delle funzioni statali e l’intrattenimento di basso profilo. Ogni dichiarazione viene calibrata esclusivamente in funzione del consenso immediato e dell’impatto algoritmico, alimentando una bolla mediatica in cui il vuoto concettuale viene mascherato da un rumore di fondo costante.

      Questa regressione infantile della sfera pubblica produce un doppio effetto nefasto: da un lato allontana definitivamente i cittadini da una partecipazione consapevole, dall’altro anestetizza il pensiero critico, riducendo la dialettica democratica a una tifoseria da cortile. Quando la forma divora la sostanza e il teatrino delle comparse sostituisce l’analisi dei fatti, la politica cessa di essere strumento di governo per trasformarsi in una semplice finzione spettacolare.

    • DOMENICO PROCACCI

      Domenico Procacci è tra le figure di maggiore rilievo e impatto nella produzione cinematografica e culturale italiana contemporanea.

      Nato a Bari nel 1960, fonda a Roma nel 1989 la casa di produzione Fandango, prendendo il nome dall’omonimo film cult di Kevin Reynolds.

      Con Fandango ha aperto un percorso indipendente capace di coniugare il cinema d’autore, la ricerca sui giovani talenti e il successo di pubblico e critica.

      Nel corso di circa quarant’anni di carriera ha prodotto oltre cento titoli tra lungometraggi e documentari.

      Ha lavorato all’esordio di autori fondamentali come Gabriele Muccino con L’ultimo bacio, Luciano Ligabue con Radiofreccia, Matteo Garrone con Gomorra e Reality (entrambi premiati con il Grand Prix a Cannes), Paolo Sorrentino con Le conseguenze dell’amore, oltre a collaborare stabilmente con registi del calibro di Nanni Moretti, Ferzan Özpetek e Daniele Vicari.

      La sua attività si è estesa con successo anche alle grandi produzioni televisive internazionali e seriali, tra cui spiccano Gomorra – La serie, L’amica geniale e La vita bugiarda degli adulti. Nel 2022 ha firmato la sua prima regia con il documentario Una squadra, dedicato alla nazionale italiana di tennis vincitrice della Coppa Davis nel 1976.

      Attorno alla Fandango ha inoltre costruito un articolato polo creativo indipendente che comprende la casa editrice Fandango Libri, un’etichetta discografica e la distribuzione cinematografica.

      Ha ricevuto numerosi riconoscimenti per la sua opera, tra cui svariati David di Donatello, Nastri d’Argento e Ciak d’Oro come miglior produttore.

      Info aggiuntiva

      Domenico Procacci e Kasia Smutniak sono legati sentimentalmente dal 2011 e si sono sposati nel settembre del 2019 con una cerimonia privata organizzata a sorpresa nella loro casa di Formello.

    • MATTEO BARONETTO

      Matteo Baronetto (Torino, 1977) è uno dei protagonisti della cucina d’autore italiana contemporanea, celebre per il suo stile colto, analitico e rigorosamente legato alle materie prime.

      Cresciuto sotto la guida di Marchesi e soprattutto di Carlo Cracco, con cui ha lavorato per oltre un decennio prima alle Clivie di Piobesi d’Alba e poi al celebre Ristorante Cracco di Milano, dal 2014 è alla guida dello storico ristorante Del Cambio a Torino, dove ha ottenuto una stella Michelin mantenendo viva l’eredità della tradizione piemontese attraverso un linguaggio fortemente contemporaneo.

      Il suo approccio gastronomico si distingue per l’uso virtuoso dell’amaro, delle consistenze e dell’estrazione dei sapori, lavorando spesso su contrasti e su abbinamenti apparentemente essenziali.

      Tra le sue innovazioni più emblematiche spicca la cosiddetta cucina a specchio, una riflessione concettuale in cui accosta nello stesso piatto la versione classica di una ricetta e la sua rilettura contemporanea o cruda, instaurando un dialogo immediato tra memoria e avanguardia.

      Oltre al lavoro di ricerca in cucina, Baronetto ha firmato diversi progetti editoriali dedicati alla cultura gastronomica e alla storia della cucina piemontese.

    • GINO SARFATTI

      Veneto, 1912 – Griante, 1985

      Uno dei maestri indiscorsi del design industriale italiano e una figura chiave nella storia dell’illuminazione del Novecento.

      Ingegnere mancato per motivi economici e politici legati alle leggi razziali, fondò a Milano nel 1939 la storica azienda Arteluce, divenuta punto di riferimento internazionale per l’innovazione tecnologica e l’estetica della luce.

      Nel corso della sua carriera ha progettato oltre 700 lampade, distinguendosi per un approccio quasi artigianale unito alla costante ricerca sui materiali, dalle strutture in ottone e alluminio fino all’uso pionieristico del perspex e delle prime sorgenti alogene negli anni Sessanta.

      Tra le sue creazioni più iconiche spicca il Modello 2097 del 1958, una rilettura ultra-moderna e rigorosa del classico lampadario a bracci rococò dove i cavi elettrici non vengono nascosti ma diventano elemento decorativo e strutturale.

      Nel 1973 Sarfatti vendette Arteluce al gruppo Flos, ritirandosi sul Lago di Como, ma la sua eredità progettuale continua a influenzare profondamente il disegno della luce contemporaneo.

    • Christopher Michael Shellis

      DESIGNER BRITANNICO

      Creatore di gioielli noto per la casa di moda di lusso House of Borgezie.

      È celebre per le sue creazioni stravaganti ed esclusive di calzature di altissima moda, cinture e gioielli realizzati in oro e platino incastonati di diamanti, tra cui i famosi stivali e tacchi a spillo milionari acquistati e indossati anche da celebrità della musica e dello spettacolo.

    • BERGEN

      ADAGIATA SULLA COSTA OCCIDENTALE DELLA NORVEGIA

      Circondata da sette montagne e fiordi imponenti, è la seconda città del paese e la sua capitale culturale storicamente legata al mare.

      Fondata attorno al 1070 dal re Olav Kyrre con il nome di Bjørgvin (“il prato tra le montagne”), la città fu capitale del regno di Norvegia nel corso del XIII secolo.

      La sua posizione geografica strategica le permise di trasformarsi rapidamente nel principale emporio commerciale del Nord Europa, diventando uno snodo cruciale per il commercio del merluzzo essiccato.

      Nel XIV secolo la Lega Anseatica vi insediò uno dei suoi quattro ponti di comando al di fuori della Germania.

      Le vestigia di questo passato restano visibili nel quartiere storico di Bryggen, il celebre molo caratterizzato dalle tipiche case in legno colorate che si affacciano sul porto, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

      Città natia del compositore Edvard Grieg, Bergen mantiene una forte vocazione artistica e musicale, coniugando la memoria mercatile e marinara con il ruolo contemporaneo di porta d’accesso ai fiordi norvegesi.

    • PATRIZIA CONTE

      Patrizia Conte è una tra le voci più apprezzate e intense del panorama jazzistico italiano.

      Originaria di Taranto e milanese d’adozione, vanta una lunga carriera costellata da collaborazioni di altissimo profilo sia sul fronte nazionale sia su quello internazionale.

      Nel corso degli anni ha condiviso il palco e lo studio di registrazione con maestri del calibro di Gianni Basso, Tullio De Piscopo, Lee Konitz, Cedar Walton, Billy Higgins e Dado Moroni, calcando i palcoscenici di storici tempî del jazz come il Capolinea e il Tangram di Milano.

      Oltre all’attività concertistica, svolge un ruolo centrale come docente e vocal coach presso conservatori e atenei italiani, avendo seguito la formazione vocale di artiste come Paola e Chiara, Roberta Faccani e Bianca Atzei.

      Nel 2025 ha conquistato il grande pubblico televisivo vincendo la quinta edizione di The Voice Senior nel team guidato da Gigi D’Alessio, distinguendosi per un’interpretazione profonda e ricca di sfumature espressive.

    • SAUL NANNI

      Attore italiano nato a Bologna il 4 febbraio 1999.

      Ha esordito giovanissimo nel cinema con il film Un ragazzo d’oro (2014) diretto da Pupi Avati La notorietà al grande pubblico arriva tra il 2015 e il 2016 grazie al ruolo di Christian Alcantara nella serie teen Alex & Co. prodotta da Disney Channel

      Negli anni successivi ha consolidato la sua carriera partecipando a diverse produzioni televisive e cinematografiche di rilievo, tra cui le serie Non dirlo al mio capo, Made in Italy e la miniserie Supersex su Netflix, dove interpreta la versione giovanile di Rocco Siffredi

      Al cinema ha recitato in pellicole come Come diventare grandi nonostante i genitori (2016), Sotto il sole di Riccione (2020), Love & Gelato (2022) e Brado (2022) diretto da Kim Rossi Stuart

      Tra i suoi progetti più recenti figura l’adattamento seriale de Il Gattopardo prodotto da Netflix, in cui interpreta il personaggio di Tancredi Falconeri

    • ALESSANDRO BARICCO

      Alessandro Baricco è una delle figure più poliedriche e influenti del panorama culturale italiano dagli anni Novanta a oggi, capace di spaziare con disinvoltura tra narrativa, saggistica, teatro, televisione e divulgazione culturale.

      Nato a Torino nel 1958 e laureato in Filosofia con una tesi in Estetica, ha da sempre messo al centro del suo percorso il rapporto tra la parola, la musica e la complessità del mondo contemporaneo.

      Stile e poetica

      La scrittura di Baricco si distingue per un ritmo fortemente musicale, caratterizzato da frasi brevi, iterazioni, un uso sapiente dei silenzi e un’evocativa combinazione di lirismo e immediatezza.

      Nei suoi romanzi, la trama cede spesso il passo alla creazione di atmosfere sospese e personaggi eccentrici, guidati da passioni assolute o da una ricerca di senso fuori dai binari convenzionali.

      Parallelamente, nella sua attività saggistica, Baricco ha dimostrato una spiccata capacità di analizzare le mutazioni sociali e culturali portate dalla rivoluzione digitale, interpretando il presente senza nostalgie e con una visione profondamente originale.

      Opere principali

      •Castelli di rabbia (1991)

      L’esordio narrativo, premiato con il Premio Campiello Selezione e il Prix Médicis Étranger, che rivela da subito la sua cifra stilistica unica.

      •Oceano mare (1993)

      Una delle sue opere più celebri e amate, affresco corale in cui il mare diventa metafora di guarigione, mistero e limite dell’esistenza umana.

      •Novecento (1994)

      Monologo teatrale nato per l’attore Eugenio Allegri, storia del pianista nato e cresciuto sul piroscafo Virginian che non ha mai messo piede sulla terraferma (da cui Giuseppe Tornatore ha tratto il film La leggenda del pianista sull’oceano).

      •Seta (1996)

      Un vero e proprio caso editoriale internazionale, romanzo essenziale e rarefatto ambientato nell’Ottocento tra la Francia e il Giappone.

      •I Barbari (2006) e The Game (2018)

      Saggi fondamentali in cui esplora la trasformazione del pensiero e delle relazioni nell’era dell’iperconnettività e del digitale.

      Progetti e divulgazione

      Oltre all’attività editoriale, Baricco ha rivoluzionato il modo di raccontare la letteratura in televisione con programmi storici come Pickwick, ovvero del leggere e del scrivere (1994).

      Nel 1994 ha fondato a Torino la :

      •Scuola Holden

      scuola di storytelling e arti narrative divenuta negli anni un punto di riferimento primario per la formazione di giovani scrittori, sceneggiatori e comunicatori.

      La sua opera continua a rappresentare uno snodo cruciale nel dibattito sulla forma della narrazione contemporanea e sul valore della parola nell’era contemporanea.

    • GIUSEPPE TORNATORE

      Giuseppe Tornatore rappresenta una delle voci più liriche e rigorose del cinema italiano contemporaneo, capace di coniugare una profonda nostalgia visiva con una maestria narrativa di respiro internazionale.

      Nato a Bagheria nel 1956, il regista siciliano ha costruito un immaginario unico in cui la memoria individuale si intreccia indissolubilmente con la storia collettiva e con la passione viscerale per la pellicola.

      Poetica e temi ricorrenti

      Il cinema di Tornatore si distingue per la costante ricerca sul senso del tempo, sulla perdita e sul potere evocativo dell’immagine.

      La Sicilia, narrata lontana da facili stereotipi folkloristici, diventa uno spazio mitico e drammatico, teatro di formazione personale e specchio dell’anima dei suoi personaggi.

      Un elemento fondamentale della sua opera è il profondo sodalizio artistico con Ennio Morricone, la cui musica ha scolpito l’identità emotiva di quasi tutti i suoi film, fino al toccante omaggio documentaristico Ennio (2021).

      Opere fondamentali

      •Nuovo Cinema Paradiso (1988)

      Vincitore del Premio Oscar al miglior film in lingua straniera, è un’accorata dichiarazione d’amore al cinema come luogo fisico e spirituale di condivisione.

      •Stanno tutti bene (1990)

      Un viaggio malinconico attraverso l’Italia contemporanea visto dagli occhi dell’anziano Matteo Scuro, interpretato da Marcello Mastroianni.

      •Una pura formalità (1994)

      Un claustrofobico thriller psicologico da camera che vede protagonisti Gérard Depardieu e Roman Polański.

      •La leggenda del pianista sull’oceano (1998)

      Tratto dal monologo di Alessandro Baricco, trasforma la finzione letteraria in un affresco epico e poetico sul tema del talento e del confine.

      •Malèna (2000)

      Un ritratto spietato e sensuale della provincia siciliana durante la seconda guerra mondiale, illuminato dalla presenza di Monica Bellucci.

      •La sconosciuta (2006) e La migliore offerta (2013)

      Opere che esplorano le oscurità della psiche, il mistero dell’arte e le ossessioni umane con una precisione formale di rara eleganza.

      La cifra stilistica di Tornatore risiede nell’abilità di trasformare il sentimento nostalgico in materia narrativa viva, preservando l’illusione cinematografica come ultimo baluardo contro l’oblio.

    • BRUNELLO CUCINELLI

      Il passaggio dal lavoro contadino alla vertigine del mercato globale

      non è una traiettoria di sola ascesa economica.

      È prima di tutto un lento esercizio di memoria, un tentativo di restituire forma al tempo trascorso.

      Nel documentario Brunello, il visionario garbato, diretto da Giuseppe Tornatore e trasmesso su Sky Arte, la vita dell’imprenditore umbro viene spogliata dalle retoriche dell’esibizione per essere ricondotta alla sua misura originaria.

      Il regista siciliano sceglie la chiave della distanza critica e della metafora, orchestrando il racconto attorno a una partita a carte che scandisce il senso dell’azzardo, dell’intuito e della pazienza.

      Dalle radici rurale di Castel Rigone fino alla costruzione del borgo di Solomeo, l’opera intreccia testimonianze reali, archivi storici e ricostruzioni dove la giovinezza trova il volto dell’attore Saul Nanni.

      Le musiche di Nicola Piovani sostengono un percorso narrativo che declina il concetto di capitalismo umanistico non come formula astratta, ma come quotidiano rispetto del lavoro, della bellezza e dei luoghi.

      Ritornare nella casa natale, riaprire porte rimaste chiuse per decenni significa misurarsi con i fantasmi e i valori di una civiltà perduta.

      Il film di Tornatore registra questo incontro senza enfasi, ricordandoci che la costruzione di un’impresa o di un’esistenza condivisa trova senso soltanto quando riesce a preservare la dignità e la luce delle proprie origini.

    • ANTHONY VACCARELLO

      YVES SAINT LAURENT

      La fine del percorso di Anthony Vaccarello alla guida di Saint Laurent chiude un capitolo fondamentale per l’architettura visiva della moda contemporanea.

      Dopo dieci anni di direzione creativa, il designer lascia la maison di proprietà del gruppo Kering con una cifra stilistica nettamente delineata, fondata su un rigore formale che incontra una sensualità mai accessoria.

      Formatosi alla scuola La Cambre attraverso lo studio della scultura, Vaccarello ha impostato fin dal suo arrivo nel 2016 un dialogo serrato con il corpo umano, inteso come vero e proprio perno plastico del processo costruttivo.

      Invece di rifugiarsi in un’operazione di mera memoria nostagica verso l’eredità del fondatore, ha estratto i vettori stilistici più radicali dell’archivio per ricodificarli in un linguaggio rigoroso e immediato.

      Silhouette scolpite, tagli netti, spalle strutturate e un uso del nero capace di farsi spazio volumetricamente hanno definito un decennio di coerenza espressiva.

      L’ultima sfilata per la stagione primavera estate 2027, allestita come una distesa dorata e metallica, sintetizza in modo esemplare la tensione tra la dimensione scenografica e la precisione millimetrica della sartoria.

      L’uscita di scena di Vaccarello lascia in eredità un modello di continuità estetica e rigore formale che ha saputo resistere alle accelerazioni e ai ritmi frammentati del sistema moda attuale.

    • DIRITTO ALL’OBLIO

      Il diritto all’oblio è il diritto di ogni persona a non rimanere esposta a tempo indeterminato ai danni che la pubblicazione e la diffusione di notizie del passato possono recare all’onore, alla reputazione o alla riservatezza.

      Si tratta di una forma di tutela della privacy che permette di chiedere la rimozione, la deindicizzazione o l’aggiornamento di informazioni personali rese pubbliche sui media o sui motori di ricerca, quando tali dati non risultino più d’interesse pubblico o rilevanti rispetto al tempo trascorso.

      In ambito europeo il diritto all’oblio è formalmente sancito dall’articolo 17 del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), che disciplina le condizioni per la cancellazione dei dati personali e il bilanciamento tra la tutela della riservatezza e il diritto dell’informazione.

    • BATACLAN

      Il Bataclan è uno dei locali di spettacolo più celebri e storici di Parigi. Situato nel XI arrondissement, lungo Boulevard Voltaire, la sua storia unisce l’evoluzione del cabaret parigino del XIX secolo alla cultura musicale contemporanea, fino agli eventi tragici del 2015.

      Storia e Architettura

      Inaugurato nel 1865 con il nome di Ba-Ta-Clan — ispirato all’omonima operetta di Jacques Offenbach — il teatro venne progettato dall’architetto Charles Duval. L’edificio originario fu concepito con uno stile esotico d’ispirazione cinese, caratterizzato da colori vivaci, tetti a pagoda e decorazioni figurative.

      Nel corso dei decenni la struttura ha attraversato diverse trasformazioni:

      Fine XIX secolo e primo Novecento

      Nato come café-concert, ospitò vaudeville, commedie e spettacoli di varietà.

      Anni ’20 e ’30

      Convertito in sala cinematografica, subì ristrutturazioni che ne alterarono in parte la facciata originaria.

      Rinascita negli anni ’70

      Trasformato in sala da concerto rock e musica dal vivo, divenne un punto di riferimento fondamentale per la scena musicale parigina e internazionale, ospitando artisti di fama mondiale.

      Gli Attentati del 13 Novembre 2015

      La sera del 13 novembre 2015, durante un concerto del gruppo rock americano Eagles of Death Metal, il Bataclan fu teatro di un grave attacco terroristico rivendicato dall’ISIS. Un commando armato fece irruzione nel locale provocando la morte di 90 persone e il ferimento di centinaia di spettatori. L’evento fu il più sanguinoso all’interno della serie di attacchi coordinati che colpirono Parigi quella stessa notte.

      La Riapertura e il Valore Simbolico

      Dopo un anno di chiusura e un completo restauro interno, il Bataclan ha riaperto le sue porte il 12 novembre 2016 con un concerto di Sting. Oggi il locale continua a essere una sala da concerto attiva, conservando al contempo un forte valore simbolico di resilienza culturale e memoria storica per la città di Parigi.

    • PALERMO

      PALERMO SEGRETA E SVELATA

      7 luoghi imperdibili per i 20 anni de Le Vie dei Tesori

      Il festival Le Vie dei Tesori compie vent’anni e torna a Palermo con un’edizione monumentale che celebra due decenni di valorizzazione e riappropriazione del patrimonio culturale siciliano.

      Nata nel 2006 da un’idea di Laura Anello, la manifestazione si è trasformata nel tempo in un modello virtuoso di festival diffuso capace di conquistare numerose città dell’isola.

      A Palermo la nuova stagione apre le porte di oltre cento siti, affiancati da passeggiate guidate, esperienze immersive e laboratori dedicati ad appassionati di storia, architettura e memoria urbana.

      Tra dimore private, teatri storici e presidi di riscatto sociale, abbiamo selezionato sette tappe emblematiche per esplorare la città da prospettive inedite.

      Casa Savona, un capolavoro Art Déco riemerso nel tempo

      Tra le aperture più attese figura Casa Savona, straordinario appartamento di trecento metri quadri interamente decorato tra il 1936 e il 1937 dall’artista, scenografo e pittore Gino Morici.

      Acquistato dalla Regione Siciliana nel 2023 dopo essere rimasto intatto per quasi un secolo, l’immobile svela una totale compenetrazione tra architettura e arti applicate.

      Morici ha disegnato ogni dettaglio dell’abitazione, dalle pareti affrescate agli arredi realizzati da maestranze locali, fino alle maniglie delle porte e ai mosaici del bagno.

      Il Monte di Pietà e la memoria del credito solidale

      Per la prima volta apre al pubblico la sede storica del Monte di Pietà, istituito alla metà del Quattrocento dai frati Francescani Osservanti per sostenere i ceti indigenti del quartiere Panneria contro l’usura.

      Il complesso conserva intatti i raffinati soffitti a cassettone del Cinquecento e l’impianto monumentale con porticato settecentesco.

      Varcare la sua soglia permette di ricostruire il funzionamento di un’istituzione nata per offrire prestiti su pegno privi di fini speculativi.

      Teatro Finocchiaro, eleganza e innovazione d’inizio Novecento

      Inaugurato nel 1923 con la commedia Don Pietro Caruso di Roberto Bracco, il Teatro Finocchiaro rappresenta un singolare esperimento tipologico progettato da Paolo Bonci.

      La struttura fonde lo schema del teatro all’italiana con soluzioni di derivazione wagneriana, arricchendosi dei decori Jugendstil curati dallo scultore Geraci e da un singolare tetto apribile.

      Sul suo palco si sono esibiti alcuni tra i più grandi interpreti dello spettacolo italiano, da Totò ad Aldo Fabrizi, fino ad Angelo Musco e Giovanni Grasso.

      Casa La Duca, l’eredità di uno storico della città

      La dimora di Rosario La Duca (1923-2008), tra i principali studiosi dell’evoluzione urbanistica e culturale palermitana, costituisce uno scrigno inestimabile per la memoria della città.

      Affidata per lascito alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, la casa custodisce una sterminata raccolta di volumi, mappe storiche, manoscritti e documenti grafici che documentano la stratificazione storica del capoluogo.

      Il Convento di Baida, uno sguardo sul Golfo di Palermo

      Arroccato sulle pendici del Monte Cuccio, il complesso del Convento di Baida vanta un’origine antecedente al XII secolo e una complessa successione di ordini religiosi, dai Benedettini fino ai Frati Minori Osservanti.

      Oltre a godere di uno dei panorami più estesi su tutta la piana palermitana, il luogo conserva testimonianze scultoree di rilievo, come il portale attribuito alla bottega di Antonello Gagini e i capitelli scolpiti superstiti dell’antico chiostro benedettino.

      Radio 100passi, le frequenze della memoria e della legalità

      Inserita nei percorsi dedicati alla storia civile e all’impegno sociale, la sede di Radio 100passi raccoglie il testimone dell’esperienza di Radio AUT e dell’eredità di Peppino Impastato.

      Situata all’interno di un immobile confiscato nel centro di Palermo, la radio ospita la strumentazione originale d’epoca e opera come laboratorio permanente di educazione alla legalità e al giornalismo per studenti provenienti da tutta Italia.

      Villino Ida, la manifattura e il genio di Ernesto Basile

      Realizzato nel 1903 dall’architetto Ernesto Basile come residenza privata per sé e per la moglie Ida Negrini, il Villino Ida rappresenta una sintesi perfetta dello stile Liberty palermitano.

      Caratterizzato dal celebre motto Dispar et Unum che ne sormonta l’ingresso, il palazzetto racchiude lo studio dell’architetto, soffitti in legno finemente decorati e arredi progettati su misura, affiancati da un giardino interno riservato.

    • RISTORANTE DEL CAMBIO

      TORINO

      Rappresenta un perfetto punto di convergenza tra la memoria storica risorgimentale e i linguaggi della contemporaneità visuale.

      Fondata nel 1757 in Piazza Carignano, questa istituzione torinese non è soltanto una tappa fondamentale della cultura gastronomica guidata dallo chef Matteo Baronetto, ma anche uno spazio museale diffuso in cui la pittura e le arti visive dialogano con l’architettura d’epoca.

      Il percorso espositivo interno articola le sue sale storiche e contemporanee attraverso interventi d’artista pensati per trasformare la convivialità in un’esperienza estetica complessa.

      La celebre Sala Risorgimento, dominata dalle boiserie ottocentesche, dai grandi specchi e dal tavolo dove era solito sedere Camillo Benso di Cavour, conserva intatto l’influsso dell’aristocrazia sabauda, offrendo un aggancio immediato alla storia risorgimentale italiana.

      Ad essa si affiancano gli interventi site-specific di maestri dell’arte contemporanea, a partire da Michelangelo Pistoletto con l’opera Evento, pensata per rileggere lo spazio riflettente e il rapporto tra visitatore e opera attraverso i suoi iconici quadri specchianti.

      La dimensione visiva del locale si estende al Bar Cavour e agli ambienti adiacenti con il contributo di artisti internazionali e italiani, tra cui Pablo Bronstein, Izhar Patkin, Arturo Herrera e i richiami alle forme di Carol Rama, trasformando ogni ambiente in una galleria abitata.

      Gli arredi curati dal designer Martino Gamper integrano ulteriormente l’esperienza plastica e spaziale, dimostrando come il collezionismo e la tutela del patrimonio possano convivere con la quotidianità e la grande cucina.

    • ANNE CARSON

      Il Premio Nobel per la Letteratura del 2026 è stato assegnato alla poetessa, saggista e filologa canadese Anne Carson.

      L’Accademia di Svezia ha motivato la scelta riconoscendo il valore di un opera coraggiosa e innovativa, capace di intrecciare il dialogo contemporaneo con la grande tradizione classica e di fondere continuamente i confini dei generi letterari.

      La notizia del conferimento ha raggiunto l’autrice mentre si trovava in Islanda, immersa in una dimensione di isolamento contemplativo.

      Anne Carson rappresenta da decenni una delle voci più originali della letteratura di lingua inglese. Docente e studiosa di grecità, ha saputo trasformare il rigore filologico in invenzione formale, restituendo al lettore contemporaneo i miti e le tragedie dell’antichità greco-latina attraverso un linguaggio essenziale e stratificato. Le sue traduzioni da Saffo, Euripide e Sofocle non si configurano come meri esercizi accademici, ma si affermano come vere e proprie riscritture capaci di abitare il presente.

      Nella sua produzione poetica e saggistica spiccano opere fondamentali come Autobiography of Red (1998), in cui il mito del gigante Gerione viene riletto come romanzo di formazione e di identità, The Beauty of the Husband (2001) e l’esperimento concettuale di Nox (2010), epitaffio in memoria del fratello perduto costruito sull’elegia di Catullo.

      Il riconoscimento assegnato a Carson conferma l’attenzione delle istituzioni accademiche verso forme espressive slegate dalle categorie tradizionali, premiando una ricerca intellettuale in cui la parola e la memoria classica rimangono strumenti essenziali per decifrare l’inquietudine contemporanea.

    • VITA DA SPILORCIO

      Un’esistenza costruita sull’arte della rinuncia non è mai una semplice questione di denaro, ma una precisa filosofia di vita.

      Per chi ha la spilorceria nel sangue, ogni spesa rappresenta un cedimento strutturale, un piccolo fallimento personale di fronte alla tentazione del superfluo.

      La giornata tipo si consuma in un reticolato di tattiche impercettibili : recuperare fino all’ultima goccia di dentifricio tagliando il tubo a metà, calcolare i tempi di cottura della pasta per spegnere il gas due minuti prima e sfruttare il calore residuo, conservare le bustine del tè per un secondo o terzo giro dall’aroma ormai impercettibile.

      Nelle relazioni sociali il vero spilorcio sviluppa un fiuto quasi animalesco per prevenire il disastro economico.

      È il maestro assoluto delle scuse improvvisate quando si avvicina il momento del conto al bar, l’uomo che scopre improvvisamente una chiamata urgente al cellulare proprio mentre il cameriere si avvicina al tavolo, o che al momento di pagare una pizza di gruppo sfoggia solo banconote di taglio astronomico sperando nell’imbarazzo generale.

      C’è poi tutta una liturgia legata alla casa, trasformata in un tempietto del risparmio energetico.

      I termostati sono regolati su temperature da tundra artica, le luci vengono spente nel millisecondo esatto in cui si abbandona una stanza, e il cibo viene consumato rigorosamente in base alla data di scadenza, superata da poco ma affrontata con un atto di fede stoica.

      Eppure, sotto l’evidente comicità di certe usanze, la vita da spilorcio nasconde un’ossessione profonda per la sicurezza.

      Accumulare diventa l’unico vero antidoto all’ansia dell’incertezza, un modo per costruire una fortezza invisibile contro le insidie del futuro, anche a costo di sacrificare il presente.

      Perché la vera condanna dello spilorcio non è spendere poco, ma non potersi godere davvero mai nulla.

    • GESTAPO

      La Gestapo (Geheime Staatspolizei), la polizia segreta dello Stato nazista creata nel 1933, ha rappresentato uno dei principali strumenti di terrore e oppressione del regime hitleriano.

      Le sofferenze inflitte da questa organizzazione si sono articolate su molteplici livelli, colpendo oppositori politici, ebrei, partigiani, minoranze e cittadini dei territori occupati.

      L’arresto arbitrario e la “custodia preventiva”

      La Gestapo operava al di sopra della legge ordinaria e senza alcun controllo giurisdizionale. Attraverso il decreto della Schutzhaft (“custodia preventiva”), poteva arrestare chiunque senza accuse formali, senza processo e a tempo indeterminato.

      L’arresto stesso avveniva spesso di notte o all’improvviso, precipitando le vittime e le loro famiglie in uno stato di terrore psicologico profondo.

      La tortura sistematica durante gli interrogatori

      Negli interrogatori, condotti nei quartier generali come la celebre sede di Prinz-Albrecht-Straße a Berlino o nelle varie sedi regionali e locali nei paesi occupati (come via Tasso a Roma o la prigione della San Vittore a Milano), la Gestapo impiegava metodi di tortura fisica e psicologica istituzionalizzati (Verschärfte Vernehmung). Tra questi :

      •Percosse violentissime e prolungate con manganelli, fruste o cavi elettrici.

      •Utilizzo di scariche elettriche applicate alle parti più sensibili del corpo.

      •Annegamento simulato e immersioni prolungate in acqua gelida.

      •Privazione del sonno, del cibo e dell’acqua per giorni.

      •Isolamento totale in celle oscure e angusti spazi di contenzione.

      •Violenza psicologica, inclusa la minaccia diretta di torture o ritorsioni ai danni di familiari e figli.

      I campi di concentramento e lo sterminio

      La Gestapo era il principale organo responsabile della deportazione nei campi di concentramento e di sterminio.

      Gestiva la compilazione delle liste dei deportati e la logistica dei trasporti nei vagoni piombati, dove le vittime affrontavano giorni di viaggio in condizioni disumane, senza cibo, acqua né igiene.

      Una volta nei campi, i prigionieri venivano sottoposti al lavoro schiavistico, alla fame programmata, a esperimenti medici e, in milioni di casi, all’eliminazione diretta nelle camere a gas.

      Esecuzioni sommarie e rappresaglie

      Oltre alle deportazioni, la Gestapo eseguiva direttamente condanne a morte e fucilazioni sommarie.

      Nei territori occupati, in risposta ad azioni della Resistenza o a presunti atti di sabotaggio, applicava la politica della rappresaglia indiscriminata, massacrando civili inermi, distruggendo interi villaggi ed effettuando impiccagioni pubbliche a scopo intimidatorio.

      Terrore psicologico e delazione

      La sofferenza inflitta non era soltanto fisica, ma permeava l’intera società.

      Creando una rete capillare di informatori e incentivando la delazione spontanea, la Gestapo infuse un clima di paranoia costante, in cui il sospetto e la paura distrussero i legami sociali, personali e persino familiari.

    • DANIELE KIHLGREN

      Addio a Daniele Kihlgren, il visionario dell’albergo diffuso e del recupero dei borghi

      Il mondo dell’architettura, della conservazione del paesaggio e dell’ospitalità piange la scomparsa di Daniele Kihlgren, avvenuta il 7 ottobre a Roma a causa di una polmonite.

      Imprenditore italo-svedese nato nel 1966 in una famiglia dell’alta borghesia milanese legata all’industria del cemento, Kihlgren ha speso la sua vita compiendo un percorso esattamente opposto a quello familiare.

      Invece di edificare e cementificare, ha scelto di tutelare, conservare e restituire valore alle architetture dimenticate che il tempo rischiava di cancellare.

      La sua intuizione più celebre nasce oltre vent’anni fa in Abruzzo, quando quasi per caso scopre Santo Stefano di Sessanio, un borgo appenninico segnato dallo spopolamento e dall’abbandono.

      Lì dà vita al progetto Sextantio, introducendo un modello rivoluzionario di albergo diffuso che non stravolge il territorio ma si adatta a esso.

      Nessuna nuova volumetria edilizia, restauro filologico con materiali locali e massimo rispetto per la memoria storica dei luoghi: le stalle diventano reception, le dimore contadine accolgono gli ospiti e l’artigianato autoctono torna a vivere.

      Un approccio conservativo e poetico che ha poi portato anche nei Sassi di Matera con le Grotte della Civita, trasformando antiche cavità rupestri in spazi di accoglienza capaci di riscattare la storia del luogo senza snaturarla.

      La sua visione si è estesa negli anni fino all’Africa, tra le capanne del lago Kivu al confine tra Congo e Ruanda, unendo l’imprenditoria al rispetto sociale e alla sostenibilità culturale.

      Daniele Kihlgren ha insegnato a guardare al patrimonio minore con rispetto e meraviglia, dimostrando che la vera ricchezza dei territori risiede nella loro autenticità e nella loro memoria.

      I funerali si terranno lunedì 11 ottobre a Milano, nella chiesa di San Babila.

    • CALCOGRAFIA

      La calcografia è la tecnica di stampa d’arte in cavo che ha segnato la storia della grafica, permettendo di trasferire su carta l’immagine incisa su una matrice metallica, solitamente di rame o zinco.

      Il principio fondamentale si basa sul contrasto tra le parti incise e quelle in rilievo: l’inchiostro viene steso sull’intera superficie e poi accuratamente pulito, in modo da farlo rimanere soltanto nei solchi scavati.

      La pressione esercitata dal tirabozzo, il caratteristico torchio calcografico a due cilindri, spinge la carta inumidita all’interno dei solchi per raccogliere l’inchiostro, lasciando sulla stampa la tipica battuta, l’impronta del bordo della lastra.

      Le tecniche calcografiche si dividono in due grandi categorie, a seconda della modalità con cui viene inciso il metallo.

      I metodi diretti prevedono l’uso manuale dello strumento inciso sul metallo. Con il bulino si tracciano solchi netti e precisi producendo un segno pulito e rigoroso, mentre con la puntasecca la punta d’acciaio solleva ai lati del solco delle sottili barbe metalliche che trattengono l’inchiostro, creando un tratto morbido, vellutato e pittorico.

      I metodi indiretti sfruttano invece l’azione chimica degli acidi.

      Nell’acquaforte la lastra viene coperta con una vernice protettiva e scalzata dal segno del disegno, lasciando che l’acido morda il metallo scoperto generando il solco.

      Nell’acquatinta si spolvera la lastra con resina di colofonia per creare una granitura sottile che, morsa dall’acido, permette di ottenere campiture sfumate e toni di chiaroscuro continui.

    • YAAKOV ABERGIL

      Yaakov Abergil è stato una figura nota in Israele, principalmente per essere stato il fratello maggiore e cofondatore della famiglia criminale Abergil, una delle organizzazioni mafiose più potenti del Paese.

      Insieme ai fratelli minori, tra cui Itzhak (Yitzhak) e Meir Abergil, Yaakov ha contribuito a posare le basi del clan a partire dagli anni Novanta. L’organizzazione ha strutturato una rete criminale internazionale attiva nel racket delle estorsioni, nel gioco d’azzardo illegale, nel traffico di ecstasy, nell’usura e nel riciclaggio di denaro tra Israele, Europa e Stati Uniti.

      Nel giugno del 2002, Yaakov Abergil è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco sotto casa sua, davanti ai suoi familiari, nel corso di una violenta guerra tra organizzazioni rivali. Il suo assassinio ha segnato una drastica escalation negli scontri tra bande in Israele, e la guida dell’organizzazione è poi passata interamente al fratello minore, Itzhak Abergil.

    • COPIA ANASTATICA

      La copia anastatica è la riproduzione inalterata e fedele di un testo a stampa o di un manoscritto d’epoca, realizzata mediante processi fotomeccanici o digitali.

      A differenza della ristampa tradizionale, non richiede la ri-composizione tipografica dei caratteri.

      Questo metodo permette di conservare l’aspetto grafico originale dell’opera, compresi eventuali difetti della carta, macchie, errori di stampa, incisioni e particolarità della legatura.

      Viene utilizzata principalmente in ambito accademico, bibliografo e antiquario per rendere accessibili testi rari o di difficile reperibilità, preservando allo stesso tempo l’esemplare originale da usura e deterioramento.

    • GIORGIA CARDINALETTI

      Giornalista e conduttrice televisiva italiana, nota come uno dei volti di punta dell’informazione Rai e mezzobusto dell’edizione delle 20:00 del TG1.

      Nata a Fabriano nel 1987, si è laureata in Lettere all’Università di Perugia e ha poi frequentato la Scuola di Giornalismo della stessa città, diventando giornalista professionista nel 2012.

      La sua carriera in Rai è iniziata a Rai News 24.

      Successivamente si è fatta conoscere dal grande pubblico nell’ambito del giornalismo sportivo, lavorando come inviata per la Formula 1, conducendo Pole Position e guidando La Domenica Sportiva dal 2016 al 2019.

      Passata alla redazione del TG1, dal 2022 conduce l’edizione principale delle 20:00.

      Ha curato e condotto anche programmi di approfondimento e speciali come Via delle storie.

      Nel corso della sua carriera ha affiancato all’attività giornalistica diverse esperienze di conduzione televisiva e grandi eventi, tra cui la co-conduzione della serata finale del Festival di Sanremo 2026 al fianco di Carlo Conti e Laura Pausini.

    • FRANCESCO BECHIS

      Giornalista e cronista politico italiano.

      Nato a Roma nel 1995, appartiene a una famiglia di giornalisti (è figlio di Franco Bechis, direttore di Open, e della giornalista di Tv2000 Monica Mondo). Si è laureato in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, conseguendo poi un Master nello stesso ateneo.

      Ha iniziato il percorso professionale lavorando per Formiche.net, occupandosi in particolare di sicurezza, politica estera e dinamiche di palazzo. Nel 2022 è passato alla redazione de Il Messaggero, dove lavora come cronista politico e parlamentare seguendo da vicino l’attività di governo e del Parlamento.

      Insieme all’ambasciatore Giampiero Massolo ha pubblicato per Solferino il libro Realpolitik (2024). Tra i vari riconoscimenti ottenuti figura il Premio Biagio Agnes nella categoria “Giovani giornalisti”.

    • MADDALENA CORVAGLIA

      Nata a Galatina, in provincia di Lecce, il 12 gennaio 1980.

      Raggiunge la popolarità nazionale nel 1999 quando, non ancora ventenne, viene scelta come velina bionda del tg satirico Striscia la notizia.

      Insieme alla collega Elisabetta Canalis, velina mora, dà vita a un sodalizio artistico di enorme successo che ridefinisce l’immaginario del programma di Antonio Ricci e si prolunga per tre edizioni consecutive fino al 2002.

      Terminata l’esperienza nel quotidiano di Canale 5, intrapende un percorso professionale versatile che la vede spaziare dalla conduzione televisiva al giornalismo d’intrattenimento.

      Presenta programmi di approfondimento scientifico e costume come Meteore, La giungla e Stranamore, oltre a lavorare come inviata per trasmissioni radiofoniche di primo piano e a condurre eventi musicali dal vivo.

      Nel corso degli anni consolida una presenza costante sui media italiani, affiancando alle apparizioni sul piccolo schermo una grande passione per i motori e lo sport.

      Diventa un punto di riferimento nell’ambito del benessere fisico e del fitness, promuovendo uno stile di vita attivo anche attraverso i propri canali digitali e partecipando a format legati alla cultura sportiva.

    • ANDREA PERRONI

      Comico, imitatore, attore e conduttore televisivo e radiofonico nato a Roma il 15 luglio 1980.

      La sua carriera comincia come animatore nei villaggi turistici e approda sul piccolo schermo nel 2003 a Domenica In nel ruolo di imitatore.

      La vera notorietà presso il grande pubblico arriva a metà degli anni duemila con la partecipazione a Colorado Cafè Live, dove lancia la parodia del giornalista Sandro Piccinini, e successivamente con il ruolo comico e di conduzione a Guida al campionato.

      Negli anni ha consolidato un profilo versatile che unisce battute, monologhi di costume, parodie e musica dal vivo.

      •Televisione e Radio

      Dopo le esperienze in programmi cabaret come Zelig Off, Zelig Circus e Only Fun, ha legato una fetta importante della sua popolarità a Rai Radio 2, co-conducendo per oltre un decennio Radio 2 Social Club al fianco di Luca Barbarossa.

      Sul piccolo schermo ha condotto format come Fan Car-aoke e il mattutino Binario 2 su Rai 2, partecipando inoltre come concorrente a Tale e Quale Show.

      •Teatro e Cinema

      In ambito teatrale porta da anni in scena spettacoli solisti e comedy show come Siete tutti invitati, Dal Vivo e Meglio dal vivo. Ha recitato in commedie per il cinema (tra cui Il ritorno del Monnezza, L’allenatore nel pallone 2 e Tutte lo vogliono) e lavorato come doppiatore.

      La sua cifre stilistica si basa su un’ironia immediata e diretta, la capacità di riprodurre voci e tic di personaggi celebri e un dialogo costante con il pubblico, spesso accompagnato dalla chitarra.

    • STEFANO MELOCCARO

      Giornalista sportivo, conduttore televisivo e radiofonico italiano.

      Nato a Rieti il 7 maggio 1964, ha conseguito il diploma ISEF ed è diventato maestro di tennis e preparatore atletico prima di dedicarsi al giornalismo.

      La sua carriera televisiva si lega principalmente a Sky Sport, dove è diventato uno dei volti e dei raccontatori di punta del tennis mondiale, seguendo tornei dello Slam come Wimbledon, i Masters 1000 e le ATP Finals, oltre a condurre programmi dedicati come Studio Tennis e Sky Tennis Club.

      Al di fuori dell’ambito strettamente sportivo, ha raggiunto una grande popolarità al fianco di Rosario Fiorello nel programma Edicola Fiore.

      In ambito radiofonico conduce programmi su Radio Capital.

      È anche autore di diversi libri sul tennis, tra cui la biografia di Paolo Bertolucci Braccio d’oro (2006) e Colpi di genio (2021).

    • CARRETTO SICILIANO

      Il carretto siciliano è uno dei simboli più iconici della tradizione artigianale e dell’identità visiva della Sicilia.

      Nato nei primi decenni dell’Ottocento come mezzo di trasporto merci su strade impervie, si è trasformato nel tempo in un’opera d’arte viaggiante.

      Nato dall’esigenza pratica di trasportare grano, legno, vino e prodotti agricoli, il carretto si distingue per la complessità della sua realizzazione, che coinvolge diverse maestranze artigiane.

      La struttura in legno di noce, faggio o rovere viene intagliata dai carradori, mentre le parti in ferro battuto sono modellate dai fabbri.

      La decorazione pittorica, affidata ai pittori di carretti, riveste una funzione fondamentale: proteggere il legno dagli agenti atmosferici e manifestare lo status sociale del proprietario.

      I temi figurativi dipinti sulle sponde (masciddari) attingono a un vasto repertorio narrativo, tra cui le gesta dei Paladini di Francia e dell’Opra dei Pupi, episodi storici, scene di vita quotidiana e soggetti religiosi devozionali.

      L’uso vivace dei colori primari, con prevalenza di giallo, rosso, blu e verde, conferisce una forte carica espressiva all’intera struttura.

      Si distinguono diverse tipologie territoriali :

      il modello palermitano

      presenta sponde trapezoidali e dominante di fondo giallo,

      il modello catanese

      si caratterizza per sponde rettangolari su fondo rosso, mentre la variante trapanese conserva uno stile peculiare legato alle maestranze locali.

      Con l’avvento della motorizzazione nella metà del Novecento il carretto ha perso la sua funzione logistica, affermandosi come patrimonio etno-antropologico e oggetto d’arte popolare.

    • PIAZZE PIU’ BELLE DEL MONDO

      Le piazze sono spesso l’anima intima di una città, scenografie a cielo aperto dove l’architettura dialoga con le luci della sera e i passi dei viaggiatori.

      Se si cerca un’atmosfera suggestiva e senza tempo, alcune piazze nel mondo sanno regalare scorci d’incanto indimenticabili.

      Piazza San Marco a Venezia

      rimane uno degli spazi urbani più affascinanti in assoluto, specialmente quando la marea e le luci serali riflettono le arcate dei portici.

      •La presenza maestosa della Basilica di San Marco e del Campanile crea uno sfondo scenografico unico.

      •I caffè storici ai margini della piazza offrono musica dal vivo all’aperto.

      •L’atmosfera all’alba o nelle prime ore della sera regala un silenzio quasi magico.

      Place des Vosges a Parigi

      rappresenta una delle piazze più eleganti e simmetriche di tutta la Francia, situata nel cuore del quartiere Le Marais.

      •Il perimetro continuo di facciate in mattoni rossi e pietra crea una simmetria perfetta.

      •Il giardino centrale recintato, con alberi curati e fontane, offre un’oasi di quiete romantica.

      •Le gallerie coperte lungo i portici ospitano gallerie d’arte e piccoli bistro tradizionali.

      Plaza de España a Siviglia

      è un trionfo di architettura neomudéjar inserito all’interno del Parco di María Luisa.

      •Un canale semicircolare attraversa la piazza, dove è possibile noleggiare piccole barche a remi.

      •I ponti decorati con maioliche dipinte collegano l’imponente palazzo centrale alla spianata.

      •I dettagli in ceramica colorata dedicati a tutte le province spagnole creano scorci fotografici suggestivi.

      Piazza della Città Vecchia a Praga

      trasporta direttamente nelle atmosfere fiabesche dell’Europa centrale.

      •Dominata dall’Orologio Astronomico e dalle guglie della Chiesa di Santa Maria di Týn.

      •I palazzi storici dai toni pastello e gli stili barocco e gotico si fondono armoniosamente.

      •Le stradine di ciottoli che si diramano dalla piazza offrono angoli intimi e caratteristici.

      Plaza Mayor a Salamanca

      E’ considerata una delle piazze monumentali più belle della Spagna barocca.

      •Realizzata in pietra dorata di Villamayor, assume sfumature calde al calare del sole.

      •Gli 88 archi porticati e i medaglioni scolpiti creano una cornice maestosa e accogliente.

      •L’illuminazione serale la trasforma in uno spazio scenografico di grande fascino.

      Grand Place a Bruxelles

      sbalordisce per la ricchezza decorativa dei palazzi delle corporazioni che la circondano.

      •L’imponente Municipio gotico domina la piazza con la sua torre affusolata.

      •Le facciate dorate risplendono sotto la luce dei proiettori serali.

      •Durante la bella stagione la piazza ospita installazioni e serate di grande suggestione.

      Gråbrødretorv a Copenaghen

      è una piazzetta tranquilla che incarna perfettamente l’atmosfera nordica e rilassata.

      •Circondata da case colorate con facciate rosse, gialle e arancioni.

      •Un grande platano secolare al centro offre ombra e fascino durante tutte le stagioni.

      •I tavoli all’aperto dei caffè creano un’atmosfera intima e accogliente.

    • PAOLO SCHEGGI

      Paolo Scheggi. Firenze, 1940 – Roma, 1971

      Figura di spicco delle avanguardie pittoriche e spaziali degli anni Sessanta.

      Formatosi tra Firenze e Milano, la sua parabola artistica, interrottasi precocemente a soli trentun anni, ha lasciato un segno profondo nell’ambito della pittura oggettuale, dell’arte cinetica e della riflessione sullo spazio architettonico e teatrale.

      Il percorso artistico e le Intersuperfici

      Il nucleo centrale della sua ricerca è rappresentato dalle celebri Intersuperfici, opere nate all’inizio degli anni Sessanta e caratterizzate dalla sovrapposizione di più tele traforate da aperture regolari o ellittiche.

      L’opera cessa di essere una superficie bidimensionale per trasformarsi in una struttura tridimensionale, dove la luce e l’ombra generano una percezione dinamica dello spazio interno.

      Attraverso monocromie rigorose — prevalentemente bianco, nero, rosso e blu — Scheggi indaga il rapporto tra pieni e vuoti, allineandosi con le ricerche di Lucio Fontana e del movimento spazialista, pur sviluppando un linguaggio geometrico e modulare del tutto personale.

      La dimensione ambientale e performativa

      Negli ultimi anni della sua vita, l’interesse di Scheggi si è spostato progressivamente dalla pittura oggettuale all’integrazione tra arte, architettura e ambiente.

      Ha collaborato con architetti e designer, realizzando ambienti abitabili e installazioni spaziali come le Intercamera, fino ad approdare a una fase concettuale e performativa attenta ai linguaggi del teatro, della parola e dell’azione nello spazio urbano.

    • GIORGIA CARDINALETTI E FRANCESCO BECHIS

      La notizia dell’imminente matrimonio tra Giorgia Cardinaletti e Francesco Bechis svela una trama di discrezione e radicamento territoriale che merita di essere osservata da una prospettiva più ampia.

      Il prossimo 10 ottobre la Cattedrale di San Venanzio a Fabriano e la storica dimora del Marchese del Grillo accoglieranno l’unione del volto celebre del Tg1 e del cronista de “Il Messaggero”, segnando un momento d’incontro tra la traiettoria mediatica e la memoria dei luoghi.

      Nelle Marche, terra d’origine della giornalista, l’evento trascende la cronaca rosa per farsi ritratto d’ambiente, dove la riservatezza coltivata dalla coppia trova il suo compimento naturale nelle architetture settecentesche dell’Appennino.

      La celebrazione religiosa e il successivo ricevimento svelano una ricerca del privato che rifiuta la spettacolarizzazione mediatica, riportando il racconto giornalistico a una dimensione intima e formale.

      Riflettere su questo passaggio significa cogliere come, anche nell’epoca della visibilità costante, possa persistere un’idea di misura che sceglie le proprie radici come teatro ideale dei passaggi fondanti dell’esistenza.

      ••••

      Francesco Bechis

      Giorgia Cardinaletti

    • EQUATORE

      L’Equatore è il parallelo di riferimento a latitudine zero che divide la Terra nei due emisferi boreale e australe, con una lunghezza complessiva di circa 40.075 chilometri.

      Lungo questa linea immaginaria il dì e la notte hanno una durata pressoché identica durante tutto l’anno, pari a 12 ore ciascuno.

      I paesi attraversati dall’Equatore sono tredici, distribuiti tra tre continenti e due oceani: In Sud America comprende Ecuador, Colombia e Brasile. In Africa attraversa São Tomé e Príncipe, Gabon, Repubblica del Congo, Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Kenya e Somalia. In Asia e Oceania passa attraverso Indonesia, Kiribati e le Maldive.

      Il clima equatoriale si caratterizza per temperature costantemente elevate con ridotta escursione termica annuale, accompagnate da abbondanti precipitazioni distribuite lungo tutto l’anno che favoriscono la crescita delle grandi foreste pluviali.

    • LAMBARENE’

      Città situata nel Gabon centro-occidentale, adagiata lungo le sponde e su un’isola del fiume Ogooué, a brevissima distanza dalla linea dell’equatore.

      La città è celebre in tutto il mondo per essere la sede dell’ospedale fondato nel 1913 dal medico, teologo e premio Nobel per la pace Albert Schweitzer.

      La struttura nasce come presidio medico per contrastare la lebbra e le malattie tropicali nella foresta equatoriale, trasformandosi negli anni in un centro di cura e di ricerca scientifica d’eccellenza, fondamentale per lo studio della malaria.

      Dal punto di vista economico e geografico, Lambaréné costituisce il capoluogo della provincia del Moyen-Ogooué, immerso in un ecosistema rigoglioso fatto di laghi e foreste pluviali, dove le attività principali legate al commercio fluviale riguardano il legname, l’olio di palma e la pesca.

    • UVA SULTANINA

      Varietà di vite della specie Vitis vinifera caratterizzata dall’assenza quasi totale di semi e da acini piccoli, dolci e con buccia sottile.

      Originaria della regione medio-orientale (l’area dell’antica Persia e dell’Impero Ottomano), prende il nome dalla città di Sultaniya o dal titolo dei sultani.

      Nel mondo anglosassone è nota come Sultana o Thomson Seedless.

      Caratteristiche principali :

      Colore e forma

      gli acini freschi sono tipicamente giallo-dorati o verdastri, ovoidali e di piccole dimensioni, sebbene ne esistano selezioni cromatiche rosate.

      Apporto zuccherino

      possiede un’elevata concentrazione naturale di fruttosio e glucosio, che la rende ideale per l’essiccazione.

      Uso in cucina

      essiccata al sole o in essiccatori ventilati, diventa la classica uvetta usata nella preparazione di dolci tradizionali (come il panettone, lo strudel e i biscotti) e in piatti salati della cucina mediterranea e mediorientale (come ripieni, caponate e couscous).

      Proprietà nutrizionali

      la versione essiccata è ricca di sali minerali (soprattutto potassio e ferro), fibre e antiossidanti, pur con un apporto calorico concentrato.

    • LAGO BAIKAL

      Si trova nella Siberia meridionale ed è il lago d’acqua dolce più antico e profondo della Terra.

      La sua formazione risale a circa venticinque milioni di anni fa e la sua profondità massima raggiunge i 1642 metri.

      Ospita circa il venti per cento delle riserve mondiali d’acqua dolce non congelata, superando per volume d’acqua l’insieme dei grandi laghi nordamericani.

      Il suo ecosistema isolato e antico racchiude oltre millecinquecento specie endemiche, tra cui spicca la nerpa, l’unica foca al mondo che vive esclusivamente in acqua dolce.

      In inverno la sua superficie si trasforma in una distesa di ghiaccio cristallino attraversata da profonde crepe e bolle di gas intrappolate, mentre d’estate le sue acque raggiungono una trasparenza straordinaria.

    • PAMELA GENINI

      Il femminicidio di Pamela Genini, avvenuto il 14 ottobre 2025 a Milano, rappresenta una delle vicende di cronaca nera che hanno maggiormente scosso l’opinione pubblica recente.

      La vittima e il contesto

      Pamela Genini, 29 anni, originaria di Strozza in provincia di Bergamo, lavorava a Milano come modella e piccola imprenditrice.

      La relazione con Gianluca Soncin, uomo d’affari di 53 anni, era caratterizzata da tensioni derivanti dall’incapacità dell’uomo di accettare la fine del rapporto.

      Dopo la decisione della ragazza di interrompere definitivamente la convivenza e la storia affettiva, la situazione è precipitata.

      La dinamica dell’aggressione

      La sera del 14 ottobre 2025, Soncin si è introdotto nell’abitazione di via Iglesias a Milano利用 un duplicato delle chiavi di cui disponeva senza autorizzazione.

      All’interno dell’appartamento è scoppiata un’aggressione brutale: l’uomo ha colpito la ventinovenne con 76 coltellate.

      I vicini di casa e i soccorritori hanno testimoniato di aver udito le grida disperate della giovane mentre cercava invano di difendersi e implorava l’aggressore di fermarsi.

      Gli sviluppi giudiziari

      Arrestato immediatamente dalle forze dell’ordine intervenute sul posto, Gianluca Soncin è stato rinchiuso in carcere con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato.

      Nel giugno 2026 è iniziato il processo dinanzi alla Corte d’Assise di Milano.

      Nel corso della terza udienza del processo, il 5 ottobre 2026, l’imputato ha reso dichiarazioni spontanee per la prima volta, chiedendo scusa ai familiari di Pamela e dichiarandosi pronto ad assumersi le proprie responsabilità.

      I legali della famiglia di Pamela Genini hanno respinto le dichiarazioni, definendole parole tardive e prive di reale pentimento, volte unicamente a ottenere sconti di pena.

    • LEVANTE

      Levante sta vivendo un momento molto intenso sul piano musicale e personale.

      Il 9 ottobre esce il suo nuovo album, Dell’amore il fallimento e altri passi di danza, un lavoro di 15 brani dedicato all’amore, alle sue contraddizioni e ai suoi fallimenti.

      Il disco si chiude con “Abissale”, canzone che l’artista considera particolarmente rappresentativa dell’intero progetto.

      Nei giorni scorsi ha parlato con grande apertura in alcune interviste.

      A Vanity Fair ha raccontato le proprie difficoltà in amore, il rapporto complicato con il padre e la scelta di dichiarare pubblicamente di assumere psicofarmaci, con l’obiettivo di contribuire a sfatare lo stigma sulla salute mentale.

      In un’altra intervista ha invece affrontato la depressione post-partum e le esperienze familiari che hanno ispirato “Abissale”.

      Sul fronte musicale, dopo “Sei tu”, il brano con cui ha partecipato al Festival di Sanremo 2026, Levante sta ora presentando il nuovo capitolo discografico. Per il pubblico milanese, è attesa in concerto il 17 e il 22 novembre.

    • MOSCHEA DI KOUTOUBIA

      MARRAKECH

      La Moschea di Koutoubia è il più grande luogo di culto islamico di Marrakech e rappresenta un capolavoro assoluto dell’architettura almohade del XII secolo.

      Situata a pochi passi dalla celebre piazza Jemaa el-Fna, la sua struttura è dominata da un maestoso minareto alto circa 77 metri, divenuto il punto di riferimento visivo dell’intera città marocchina.

      Il nome deriva dalla parola araba koutoub, che significa libri, poiché nell’area circostante si trovava originariamente un vivace mercato di librai e amanuensi.

      Profilo storico e architettonico

      •Architettura Almohade

      La struttura fu iniziata sotto la dinastia almoravide e completata nel 1158 sotto la dinastia almohade dal califfo Ya’qub al-Mansur, rispecchiando uno stile rigoroso ed elegante.

      •Il Minareto di riferimento

      Il grande minareto in pietra rosa, ornato da fasce di ceramica verde e azzurra e sormontato da tre sfere dorate, è servito da modello architettonico per la Giralda di Siviglia e la Torre Hassan di Rabat.

      •Incrocio di decorazioni geometriche

      La facciata presenta archi a ferro di cavallo, intagli in pietra ed intrecci geometrici tipici della tradizione mauritana e andalusa.

      Dettagli pratici e visita

      •Accessibilità agli interni

      Come per la maggior parte delle moschee in Marocco, l’accesso alla sala di preghiera è riservato esclusivamente ai fedeli musulmani.

      •I Giardini della Koutoubia

      La zona circostante offre ampi giardini pubblici ricchi di palme, roseta e fontane, perfetti per passeggiare e fotografare il minareto sia di giorno che con l’illuminazione serale.

      •Posizione strategica

      Si trova all’ingresso della Medina di Marrakech, raggiungibile a piedi in pochi minuti dalla piazza Jemaa el-Fna.

      •Luoghi correlati nel complesso

      Il Koutoubia Minaret costituisce il fulcro visivo dell’intero monumento, svettando sopra i tetti della Medina e visibile da molti punti della città.

      Nelle immediate vicinanze si trova il Museum of La Koutoubia, uno spazio espositivo dedicato all’approfondimento della storia costruttiva del complesso e del patrimonio artistico della regione.

    • SARAGOZZA

      MONUMENTI

      Saragozza custodisce un patrimonio monumentale di straordinaria stratificazione storica, segnato dal passaggio della civiltà romana, dalla presenza islamica e dalle imponenti fioriture del gotico, del rinascimento aragonese e del barocco.

      •Basilica di Nostra Signora del Pilar rappresenta il simbolo spirituale e architettonico della città, affacciandosi sulla maestosa piazza omonima.

      Si tratta di uno dei templi barocchi più imponenti di tutta la Spagna, celebre per le sue undici cupole rivestite di azulejos policromi e per i preziosi affreschi interni realizzati da Francisco Goya.

      Architettura barocca monumentale con quattro torri angolari e impianto a tre navate.

      Affreschi della cupola del Regina Martyrum e della volta del coretto realizzati da Goya.

      Ascensore panoramico sulla torre per una vista completa sul fiume Ebro e sul centro storico.

      •Cattedrale del Salvatore, nota anche come La Seo, sorge sul luogo dell’antico foro romano e della successiva moschea maggiore.

      Questo tempio sintetizza secoli di evoluzione stilistica, fondendo elementi romanici, gotici, mudéjar, rinascimentali e barocchi.

      Muro esterno della Parroquieta dipinto in stile mudéjar aragonese, dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

      Retablo maggiore in alabastro policromo di scuola gotico-fiamminga.

      Museo degli Arazzi all’interno del capitolo cattedralizio, con raccolte fiamminghe e francesi dal XV al XVII secolo.

      •Castello dell’Aljafería costituisce il vertice dell’architettura islamica nell’Europa settentrionale.

      Edificato nel XI secolo come residenza estiva dei re taifa di Saraqusta, il palazzo fu poi ampliato dai sovrani d’Aragona e dai Re Cattolici, mantenendo intatto l’incanto delle sue sale e cortili.

      Cortile del Martín el Humano e patio de Santa Isabel con archi intrecciati e stucchi finemente lavorati.

      Salone del Trono dei Re Cattolici con soffitto a cassettoni in stile hispano-moresco risalente al XV secolo.

      Sede attuale delle Cortes d’Aragona, il parlamento regionale.

      •Sala de Exposiciones La Lonja è il principale esempio di architettura civile rinascimentale in Aragona.

      Costruita nel XVI secolo come loggia dei mercanti e borsa merci, si distingue per la sua sobria facciata in mattoni a vista alleggerita da fregi e stemmi imperiali.

      Unico ambiente interno a tre navate separate da colonne slanciate con capitelli rinascimentali.

      Copertura a volte a crociera stellate con rilievi decorativi.

      Sede espositiva pubblica per mostre d’arte contemporanea e retrospettive storiche.

      •Museo del Teatro de Caesaraugusta protegge i resti del grande teatro romano costruito nel I secolo d.C., capace di ospitare fino a seimila spettatori. L’area archeologica fa parte del percorso cittadino dedicato all’antica colonia di Caesaraugusta insieme al foro, alle terme e al porto fluviale.

      Struttura di protezione in vetro e metallo che permette la visione panoramica delle gradinate storiche.

      Museo allestito su tre livelli con reperti, terrecotte, fregi e ricostruzioni tridimensionali.

      Testimonianza diretta dell’impianto urbano d’epoca augustea.

      •Goya Museum trova spazio nel Palazzo Jerónimo Cósida, elegante palazzo rinascimentale del XVI secolo.

      Il museo è dedicato alla produzione grafica e pittorica del maestro aragonese Francisco de Goya.

      Collezione completa delle quattro grandi serie di incisioni di Goya.

      Raccolta di dipinti dell’artista e di pittori suoi contemporanei o antecedenti.

      Cortile interno rinascimentale con ringhiere finemente scolpite e colonne tortili.

      •Mercado Central de Zaragoza rappresenta un’opera fondamentale dell’architettura del ferro d’inizio Novecento. Progettato dall’architetto Félix Navarro ed inaugurato nel 1903, il mercato combina strutture metalliche, vetrate e decorazioni in pietra e ceramica.

      Struttura a pianta rettangolare con tre navate e tetto a capriate in ferro battuto.

      Dettagli decorativi con motivi vegetali e figure allegoriche dedicate al commercio e all’agricoltura.

      Restauro conservativo recente che ha valorizzato gli spazi di vendita e di ristorazione.

      •Puente de Piedra si allunga sul fiume Ebro offrendo il punto di vista più celebre sulla Basilica del Pilar.

      Costruito nel XV secolo in sostituzione di precedenti attraversamenti romani e medievali, il ponte conserva sette campate in pietra lavorata.

      Pilastri rinforzati da rostri in muratura per resistere alle piene del fiume.

      Statue di leoni in bronzo poste ai due ingressi, simbolo della città di Saragozza.

      Camminamento pedonale panoramico particolarmente suggestivo nelle ore del tramonto.

    • SULUADA E CUNDA

      Suluada e Cunda sono due tra le isole costiere più celebri e affascinanti della Turchia, pur trovandosi in regioni diverse e offrendo atmosfere del tutto differenti.

      Suluada (Costa del Mediterraneo – Antalya)

      Situata al largo della baia di Adrasan, nel distretto di Kumluca (Antalya), Suluada è un’isoletta disabitata comunemente ribattezzata le “Maldive della Turchia”.

      Caratteristiche

      Famosa per le sue spiagge di ciottoli bianchi e acque limpide dalle sfumature turchese e smeraldo.

      Il suo nome significa “isola con acqua”, per via delle sorgenti naturali d’acqua dolce presenti sul posto.

      Come visitarla

      Raggiungibile esclusivamente tramite escursioni giornaliere in barca in partenza dal molo di Adrasan.

      È una meta ideale per nuotare, fare snorkeling e ammirare calette e grotte incontaminate.

      Cunda / Isola di Alibey (Costa dell’Egeo – Ayvalık)

      Situata nel Mar Egeo settentrionale, di fronte alla città di Ayvalık e all’isola greca di Lesbo, Cunda (ufficialmente Alibey Adası) è la quarta isola più grande della Turchia nel Mediterraneo/Egeo.

      Caratteristiche

      Famosa per la sua spiccata architettura di stampo grecoromano, i vicoli in pietra e le storiche case decorate.

      Tra i punti d’interesse spiccano la Chiesa di Taksiyarhis (oggi Museo Rahmi M. Koç), il caffè storico Taş Kahve sul lungomare e la Collina degli Innamorati con il suo antico mulino a vento.

      Enogastronomia

      È rinomata per la cucina egea a base di meze, erbe selvatiche condite con olio d’oliva locale e pesce fresco.

      Accessibilità

      È collegata alla terraferma (Ayvalık) da un ponte stradale, rendendola facilmente raggiungibile in auto o con i mezzi locali.

    • JESSICA MORETTI

      La tragedia di :

      CRANS-MONTANA

      si arricchisce di un capitolo che lascia sgomenti per la sua paradossale freddezza burocratica.

      Jessica Moretti, comproprietaria del discobar Constellation e figura centrale nell’inchiesta sul drammatico incendio che ha devastato il locale nella notte di Capodanno, ha avanzato formale richiesta per ottenere un’indennità giornaliera da infortunio sul lavoro.

      La richiesta, inoltrata nel contesto normativo previsto dalla legge svizzera, trova motivazione nella presunta perdita di guadagno derivante dai danni alla salute riportati durante il rogo.

      Mentre centinaia di famiglie attendono ancora risposte concrete e giustizia per la perdita dei propri cari o per le lesioni riportate, le procedure assicurative proseguono il loro corso formale.

      Il contrasto tra la gravità dei fatti e la lineare applicazione delle tutele previdenziali restituisce l’immagine di un sistema in cui i cavilli amministrativi procedono sovrapponendosi al dolore collettivo.

    • ROBERTO CATANESI

      Il professor Roberto Catanesi è un :

      Ordinario di Psicopatologia Forense presso l’Università degli Studi di Bari

      e uno dei più noti psichiatri e criminologi clinici italiani, frequentemente nominato consulente tecnico in procedimenti giudiziari e casi di cronaca di grande rilievo.

      Nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi (il delitto di Garlasco), la Procura di Pavia ha affidato a Catanesi l’incarico di consulente tecnico per svolgere una valutazione psichiatrica su Andrea Sempio, indagato nella riapertura delle indagini.

      Lo scopo della consulenza affidata a Catanesi è quello di valutare l’eventuale presenza di patologie capaci di incidere sull’imputabilità o di analizzare il profilo psicologico dell’indagato, anche in relazione a intercettazioni e documenti emersi nel corso degli accertamenti. Sempio, tramite i suoi legali, ha scelto di non sottoporsi all’esame clinico diretto, portando il consulente a procedere sulle basi documentali disponibili.

    • GIANLUCA SONCIN

      Gianluca Soncin è l’ex compagno di Pamela Genini (29 anni, modella e imprenditrice) ed è l’autore del suo femminicidio, avvenuto a Milano il 14 ottobre 2025.

      L’uomo ha fatto irruzione nell’appartamento della donna e l’ha aggredita mortalmente a coltellate.  

      Arrestato in flagranza dalle forze dell’ordine, Gianluca Soncin è stato rinchiuso in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato.

      Il processo a suo carico è iniziato nel giugno 2026 dinanzi alla Corte d’Assise di Milano.

    • ALESSIA LAUTONE

      Giornalista e saggista italiana, nata a Roma nel 1966.

      Carriera giornalistica

      Ha iniziato il proprio percorso professionale nel settore televisivo, ideando e conducendo vari programmi, per poi estendere la propria attività alla radio e alla carta stampata.

      Ha lavorato per diciotto anni presso l’agenzia di stampa Adnkronos, ricoprendo per sette anni la carica di direttrice responsabile e curando reportage da diversi contesti internazionali.

      Nel 2007 ha vinto il Premio Ischia per il giornalismo multimediale grazie a un reportage sul G8 di Genova.

      Nel febbraio 2021 è stata nominata direttrice responsabile dell’agenzia di stampa LaPresse.

      Attività pubblicistica

      È autrice di volumi dedicati ai grandi marchi e ai protagonisti della moda e del lusso, pubblicati nella collana Brand dell’editore Diarkos:

      •Louis Vuitton. Il lusso di un sogno (2021)

      •Christian Dior. La magia di uno stile (2022)

      •Bulgari (2023)

      Sulle pagine di varie testate e periodici si occupa inoltre di tematiche sociali e di costume.

    • LA PRESSE

      https://www.lapresse.it/

      LaPresse non è un quotidiano cartaceo o un giornale tradizionale, ma una delle principali agenzie di stampa multimediali italiane.

      Fondata e guidata dall’imprenditore Marco Maria Durante

      l’agenzia ha sede principale a Milano e redazioni in diverse città italiane ed estere.

      I punti chiave che ne caratterizzano l’attività e la struttura comprendono:

      Produzione di notizie

      Fornisce flussi continui di notizie di cronaca, politica, economia, esteri, spettacolo e sport a giornali, emittenti televisive, radio e portali web.

      Contenuti multimediali

      Oltre ai lanci di testo, è particolarmente specializzata nella produzione e distribuzione di foto giornalistiche e servizi video in tempo reale.

      Partnership internazionali

      Nel corso degli anni ha stretto importanti accordi di collaborazione con grandi agenzie e network internazionali (come l’agenzia americana Associated Press) per la diffusione e lo scambio di contenuti multimediali in Italia e all’estero.

      Direzione

      La direzione responsabile dell’agenzia è affidata alla giornalista Alessia Lautone.

    • MASSIMO INFANTE

      Massimo Infante (Trieste, 1923 – Milano, 2001) è stato un giornalista, storico, saggista e critico d’arte italiano.

      I tratti salienti della sua figura professionale e biografica includono :

      Giornalismo e saggistica : è stato a lungo inviato speciale del Corriere della Sera, occupandosi di cronaca, inchieste e politica. Ha curato la sezione Milano Hinterland e collaborato con diverse testate nazionali, radio e televisioni. Ha inoltre firmato saggi di storia militare e navale (tra cui Le belle navi che non tornarono).

      Critica d’arte : si è distinto per una ricca produzione di monografie, biografie e studi critici sui maestri dell’arte contemporanea. Ha ricoperto la carica di direttore della rivista Il Consulente Artistico.

      Legame familiare : era il padre del noto giornalista e conduttore televisivo Milo Infante.

    • GREGORY ALEGI

      Nato nel 1963

      Storico, docente e giornalista italiano, specializzato in storia e politica degli Stati Uniti, studi strategici, storia militare ed aeronautica.

      I punti principali relativi al suo profilo professionale comprendono :

      Attività accademica

      Insegna Storia e Politica degli USA presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università LUISS “Guido Carli” di Roma, oltre a corsi presso la LUISS Business School e l’UNINT.

      Ha insegnato per vent’anni Storia dell’Aeronautica presso l’Accademia Aeronautica.

      Giornalismo e divulgazione

      È un apprezzato commentatore televisivo e radiofonico su temi di geopolitica, difesa e aeronautica. Ha diretto testate di settore come Dedalonews e collabora con riviste e giornali di analisi politica e internazionale.

      Attività saggistica e museale

      È autore e curatore di numerose pubblicazioni di storia militare e aeronautica, e opera come curatore museale (tra le sue mostre figure L’ultimo volo di Mattei).

    • DOMENICO LUSI

      Giornalista professionista italiano.

      Nel corso della sua carriera si è occupato prevalentemente di cronaca giudiziaria, economia e politica, lavorando per diverse testate nazionali ed esaminando inchieste di rilievo pubblico (tra cui collaborazioni e articoli comparsi su pubblicazioni come l’Espresso e approfondimenti di finanza e giurisprudenza).

      Successivamente è entrato nella redazione giornalistica della RAI, operando in particolare per la TGR (Testata Giornalistica Regionale), dove lavora come conduttore e redattore per i telegiornali regionali e i servizi d’approfondimento (come Il Settimanale della Tgr).

    • VALENCIA

      MERCATO CENTRALE

      Rappresenta uno dei più importanti capolavori dell’architettura modernista valenciana e uno dei mercati al coperto dedicati ai prodotti freschi più grandi d’Europa.

      Progettato nel 1914 dagli architetti Francesc Guàrdia i Vial e Alexandre Soler i March e inaugurato nel 1928, il complesso copre una superficie di oltre 8.000 metri quadrati.

      La struttura si distingue per l’uso combinato di ferro, vetro, ceramiche decorate e azulejos, dominata da una cupola centrale alta 30 metri che inonda di luce naturale le corsie interne.

      Al suo interno ospita centinaia di bancarelle suddivise per categorie di prodotti :

      •Selezione di frutta e verdura provenienti dalla vicina Huerta valenciana.

      •Banconi di pesce fresco, crostacei e frutti di mare nel padiglione dedicato.

      •Salumi e formaggi locali, tra cui il jamón ibérico e specialità artigianali.

      •Spazi dedicati alla degustazione di tapas, spezie, frutta secca e prodotti tipici per la preparazione della paella.

      Il mercato si trova nel centro storico, di fronte alla Loggia della Seta e a breve distanza dalla Plaza del Ayuntamiento.

    • PONTE DI MOSTAR

      Lo Stari Most, noto come Ponte di Mostar, rappresenta uno dei monumenti più iconici dei Balcani e un simbolo globale di riconciliazione.

      Costruito nel XVI secolo su commissione del sultano Solimano il Magnifico e progettato da Mimar Hayruddin, l’opera si distinse per l’audacia ingegneristica dell’arco unico in pietra calcarea tenelija sospeso sul fiume Narenta.

      Distrutto il 9 novembre 1993 durante il conflitto bosniaco, il ponte fu fedelmente ricostruito pietra su pietra con tecniche tradizionali e inaugurato nel 2004, venendo successivamente inserito nel Patrimonio Mondiale UNESCO.

      Lo Stari Most unisce storicamente le sponde della città, conservando la secolare tradizione dei tuffi scenografici dalla sua sommità.

    • MIMAR SINAN

      Mimar Sinan, vissuto nel Cinquecento durante l’epoca d’oro dell’Impero Ottomano, è la figura che ha ridefinito l’architettura islamica e dato forma allo skyline di Istanbul.

      Con una carriera straordinaria durata oltre cinquant’anni sotto i regni di Solimano il Magnifico, Selim II e Murad III, Sinan ha firmato centinaia di strutture tra moschee, ponti, acquedotti e palazzi. La sua ricerca ossessiva era incentrata sulla gestione della luce e sulla creazione di spazi interni maestosi e privi di ingombranti pilastri centrali, dominati da cupole grandiose.

      Il suo percorso stilistico e ingegneristico si riassume idealmente nei suoi tre capolavori principali:

      La Moschea Şehzade (Istanbul)

      Definita dallo stesso Sinan come la sua opera di apprendistato, introduce una perfetta simmetria centrale con una cupola principale sostenuta da quattro semicupole.

      La Moschea Süleymaniye (Istanbul)

      Il suo capolavoro della maturità, costruita per Solimano il Magnifico. L’edificio non è solo un luogo di preghiera, ma il centro di un vasto complesso urbano (külliye) che comprendeva scuole, ospedali e mense pubbliche.

      La Moschea Selimiye (Edirne)

      Riconosciuta come l’opera finale della sua maestria, vanta una cupola dal diametro monumentale che supera persino quella di Santa Sofia, sorretta da otto imponenti pilastri interni che aprono lo spazio a una luminosità straordinaria.

      L’eredità di Sinan ha influenzato generazioni di costruttori e i suoi allievi hanno successivamente realizzato opere celebri come la Moschea Blu a Istanbul e il Ponte di Mostar.

    • ONTOLOGIA VAISHNAVA

      Si fonda su una visione della realtà fondamentalmente teista e personale, definita dall’equazione tra la Realtà Suprema e la persona di Vishnu, o Krishna nella sua manifestazione più intima.

      A differenza delle prospettive moniste dell’Advaita Vedanta, dove la molteplicità è concepita come un’illusione sovrapposta all’unità indifferenziata del Brahman, l’ontologia vaishnava afferma la realtà sia del mondo materiale sia delle anime individuali.

      L’architettura ontologica vaishnava si articola lungo tre pilastri costitutivi principali:

      Ishvara (La Realtà Suprema)

      La fonte e il sostegno di tutto ciò che esiste non è una forza impersonale, ma la Persona Suprema. Ishvara possiede sia la qualità dell’infinito transcendenze sia attributi personali eterni, manifestati attraverso le sue potenze inerenti: la potenza interna (chit-shakti), la potenza marginale (jiva-shakti) e la potenza esterna o materiale (maya-shakti).

      Jiva (L’Anima Individuale)

      Ogni individuo è un’entità spirituale distinta e reale (jivatman), minuscola parte della potenza marginale della divinità. Le anime condividono con Ishvara la medesima natura qualitativa di esistenza, conoscenza e beatitudine (sat-chit-ananda), ma con una portata quantitativa infinitesimalmente limitata.

      Jagat (Il Mondo Materiale)

      La materia (prakriti) e il cosmo visibile non sono considerati un’illusione inesistente, bensì una realtà temporanea e cangiante, attivata dalla potenza esterna della divinità per consentire l’esperienza cosmica e il percorso di reintegrazione dell’anima.

      Per spiegare la relazione esatta tra questi tre elementi, le principali scuole vaishnava sviluppano formulazioni concettuali specifiche :

      Dvaita (Ramanuja)

      sostiene un monismo qualificato, in cui le anime e la materia costituiscono il corpo reale di Vishnu, uniti a lui in un legame di dipendenza ontologica ma distinti nella sostanza.

      Dvaita (Madhva)

      afferma un dualismo radicale e irriducibile tra la divinità indipendente e il reame delle entità dipendenti.

      Achintya-Bhedabheda (Chaitanya e la scuola gaudiya)

      propone la simultanea e incomprensibile (achintya) unicità e differenza tra la fonte e le sue emanazioni, paragonando l’anima al raggio rispetto al sole.

      Il punto d’arrivo dell’ontologia vaishnava risiede nella riconciliazione tra l’unità dell’Assoluto e il dinamismo della relazione : la molteplicità non rappresenta una caduta dall’essere, ma la condizione necessaria per la dinamica dell’amore spirituale (bhakti).

    • ACCUMULARE

      ACCUMULARE SENZA MAI SEMINARE

      L’accumulo inteso come fine a se stesso risponde a un bisogno primario di protezione e di controllo sul futuro, ma nasconde un’illusione profonda. La tendenza a trattenere ogni risorsa, sia essa materiale, emotiva o intellettuale, scaturisce dal timore di non avere abbastanza e dalla paura del vuoto. Quando l’atto del raccogliere diventa un’abitudine esclusiva, il materiale accumulato perde la sua funzione originaria di strumento e si trasforma in un vincolo che paralizza ogni dinamica di crescita.

      La semina rappresenta il movimento opposto, fondato sull’apertura, sulla circolazione e sull’accettazione dell’incertezza. Seminare significa accettare il rischio che una parte di ciò che si dona vada perduta, consapevole del fatto che non tutti i semi germoglieranno e che i tempi del raccolto non sono mai del tutto controllabili. Senza questo passaggio fondamentale, le conoscenze non diventano mai esperienza condivisa, le risorse non generano nuova ricchezza e le idee rimangono astrazioni destinate a deteriorarsi nel tempo.

      La vera sicurezza non risiede nella quantità di beni o di concetti custoditi al sicuro, ma nella capacità di generare valore continuo attraverso il confronto con il mondo esterno. Chi sceglie di accumulare senza mai rischiare la semina costruisce una fortezza che si rivela ben presto una prigione, dove la mancanza di ricambio consuma gradualmente ogni vitalità. La semina, pur esponendo al rischio del fallimento, rimane l’unica via percorribile per trasformare il possesso statico in un processo fertile e duraturo.

    • Annamayakosa

      Nella tradizione del Vedānta e della filosofia hindu, l’Annamayakośa (in sanscrito : अन्नमयकोश) rappresenta il primo dei cinque involucri (kośa) che rivestono la vera essenza dell’individuo, l’Ātman.

      È la guaina del corpo fisico, la struttura materiale e tangibile dell’esistenza.

      Il termine deriva dalla fusione di anna, che significa cibo o nutrimento, e kośa, che indica il velo o l’involucro. È letteralmente il corpo fatto di cibo, poiché nasce dagli elementi assimilati con la nutrizione, si sostiene attraverso l’alimentazione quotidiana e, infine, ritorna alla terra per ridiventare nutrimento per altri organismi.

      Nel sistema dei cinque kośa descritto nella Taittirīya Upaniṣad, l’Annamayakośa costituisce il livello più esterno e denso.

      Comprende le ossa, i muscoli, gli organi e la struttura biologica che permette l’esperienza del mondo sensibile.

      Essendo legato al ciclo della materia, questo involucro è soggetto alle trasformazioni inevitabili del tempo: la nascita, la crescita, l’invecchiamento e la dissoluzione finale.

      Attraverso le pratiche corporali della disciplina yogica, come le posture (āsana) e la purificazione fisica, si agisce direttamente su questo livello per renderlo saldo, equilibrato e recettivo.

      Riconoscere l’Annamayakośa come un semplice involucro permette di non identificare la coscienza pura con il supporto fisico che la ospita, osservando la materia per ciò che è: uno strumento transitorio e prezioso per l’esperienza terrena.

    • La Chandogya Upanishad

      APPARTENENTE AL SAMA VEDA

      E’ uno dei testi fondativi dell’Advaita Vedanta e dell’intera speculazione metafisica indiana. Il suo nucleo teorico e il suo valore filosofico risiedono nel superamento della frammentazione dell’esperienza fenomenica per attingere all’unità sottostante della realtà.

      Il momento centrale dell’opera si articola nel dialogo del sesto capitolo tra il saggio Uddalaka e suo figlio Svetaketu. Di fronte all’orgoglio nozionistico del giovane appena rientrato dagli studi, il padre formula la domanda essenziale: qual è quella conoscenza mediante la quale ciò che non è udito diventa udito, ciò che non è pensato diventa pensato e ciò che non è conosciuto diventa conosciuto?

      La risposta non risiede nell’accumulo di concetti, ma nell’intuizione del principio causale unico. Come attraverso un solo pezzo di argilla si comprende la natura di ogni vaso, poiché la forma e il nome sono soltanto modificazioni verbali, così la molteplicità del cosmo manifestato rivela un’unica sostanza primordiale.

      Da questa analisi emerge l’assioma fondamentale compendiato nella celebre formula Tat Tvam Asi (“Tu sei Quello”). L’espressione stabilisce l’identità assoluta e non duale tra l’Atman — la coscienza individuale nella sua natura pura e priva di sovrastrutture egoiche — e il Brahman, la realtà metafisica impersonale e infinita.

      La pedagogia di Uddalaka ricorre a sottili metafore della natura per rendere intellegibile ciò che sfugge alla percezione sensibile: il succo raccolto dalle api da svariati fiori si fonde nel miele perdendo ogni traccia di distinzione originale; i fiumi che fluiscono verso l’oceano diventano il mare stesso, dimenticando la propria individualità. Parimenti, il granello di sale sciolto nell’acqua scompare alla vista, eppure ne permea ogni singola goccia.

      Nel capitolo finale, l’insegnamento si sposta nello spazio sottile del cuore (Daharaka), dove l’infinito universale si riflette nella dimensione interiore dell’essere. La liberazione (Moksha) non coincide con un processo di acquisizione esterna, ma con la dissoluzione dell’ignoranza (Avidya) che impedisce di riconoscere l’Essere (Sat) che si è sempre stato.

    • FRANCIA SACCHEGGIATA

      RUBATO UN DALI’

      L’ennesimo colpo ai danni del patrimonio artistico in terra francese svela una ferita che va ben oltre la perdita materiale o il mero valore di mercato.

      Nel silenzio della notte tra domenica e lunedì, dal Centro d’arte contemporanea di Issoire, nell’Auvergne, è stato sottratto L’Apocalypse, opera monumentale legata al nome di Salvador Dalí e a lungo considerata il libro più prezioso del mondo.

      Non si tratta soltanto di un volume dal peso imponente di circa duecentodieci chilogrammi, impreziosito da una scultorea copertina in bronzo di centocinquanta chili modellata dal maestro surrealista, né unicamente di un manufatto ornato d’oro e pietre preziose.

      L’Apocalypse rappresenta il punto d’incontro di un’architettura intellettuale irripetibile, concepita nel 1959 dall’editore Joseph Forêt a partire dal testo dell’Apocalisse di san Giovanni.

      In quell’opera titanica convergono le visioni figurative di sette maestri del Novecento, da Georges Mathieu a Bernard Buffet, da Leonor Fini a Léonard Foujita, da Pierre-Yves Trémois a Ossip Zadkine, affiancate dai contributi teorici e letterari di personalità quali Jean Cocteau, Emil Cioran, Jean Guitton, Jean Rostand, Daniel-Rops, Jean Giono ed Ernst Jünger. Un’opera totale, insomma, dove la tensione estetica si intrecciava con la forza della parola e del segno.

      Acquistato nel 2002 dal collezionista Christian Karoutzos dopo un lungo itinerario espositivo e collezionistico tra Svizzera e Giappone, il volume era tornato accessibile al pubblico soltanto questa estate.

      La sua scomparsa, che segue altri recenti e clamorosi episodi di cronaca nei musei d’Oltralpe, interrompe brutalmente la condivisione di una testimonianza rara, lasciando un vuoto profondo nella memoria culturale collettiva.

    • LA GRANDE CANCELLATA IN BRONZO

      GIUSEPPE CAPOGROSSI

      A Bari si trova un’opera monumentale di Giuseppe Capogrossi di straordinario valore storico e artistico :

      La grande Cancellata in bronzo

      situata all’ingresso del Palazzo della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi “Aldo Moro”, affacciata su Piazza Cesare Battisti.

      L’opera è stata progettata nel 1971 ed eseguita nel 1972 in collaborazione con gli architetti :

      Maurizio Sacripanti e Attilio Castelli.

      Rappresenta una delle rarissime incursioni dell’artista romano nella scultura monumentale applicata all’architettura e costituisce di fatto il suo vero e proprio testamento artistico, essendo stata completata poco prima della sua scomparsa avvenuta nell’ottobre dello stesso anno.

      In quest’opera, la celebre cifra stilistica di Capogrossi — l’iconico “pettine” o “forcone” tridattilo che ha caratterizzato la sua ricerca astratta e spaziale a partire dal secondo dopoguerra — si materializza nel bronzo. Il segno pittorico perde la bidimensionalità della tela per trasformarsi in un vero e proprio dispositivo architettonico di modulazione della luce, del passaggio e del vuoto.

      Oltre alla cancellata universitaria, l’impronta di Capogrossi a Bari si ritrova nelle collezioni e nella memoria espositiva della città:

      La Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto”

      conserva nel proprio patrimonio opere di ambito novecentesco e contemporaneo che documentano i passaggi dell’Informale e dello Spazialismo italiano.

      Il legame tra l’artista e l’architettura barese è stato inoltre oggetto di uno studio critico e di un volume intitolato :

      Giuseppe Capogrossi e l’architettura. La Cancellata della Facoltà di Giurisprudenza a Bari (pubblicato da Silvana Editoriale)

      che ne ricostruisce le fasi progettuali e il restauro promozionale.

    • LA PROPRIETÀ PRIVATA

      E’ DIVENTATA UNA COLPA

      SECONDO LA SINISTRA

      La questione del rapporto tra sinistra e proprietà privata non è un’invenzione contemporanea, ma affonda le sue radici nella storia del pensiero politico moderno, dall’analisi marxista dei mezzi di produzione fino alle teorie del socialismo democratico.

      Nel dibattito politico attuale, la critica nei confronti del concetto classico di proprietà si è evoluta, concentrandosi in particolare su tre ambiti principali.

      Il primo ambito riguarda il settore immobiliare e la casa, dove il tema dell’emergenza abitativa spinge spesso la sinistra sociale a considerare l’immobile non più soltanto come un bene privato, ma prima di tutto come una funzione sociale. In questa prospettiva, la proprietà immobiliare diffusa o a scopo d’investimento viene talvolta letta con diffidenza, vedendo nelle rendite e negli affitti brevi un ostacolo al diritto all’abitare per le fasce meno abbienti.

      Il secondo ambito è legato all’ecologia e alla sostenibilità, dove si afferma la visione secondo cui l’uso della proprietà individuale vada fortemente limitato quando entra in conflitto con l’interesse collettivo e con la tutela dell’ambiente. Transizione verde, limiti alle emissioni e vincoli all’uso dei suoli riflettono un’idea di proprietà subordinata alla responsabilità sociale e alle emergenze globali.

      Il terzo ambito riguarda la fiscalità progressiva e la ridistribuzione della ricchezza, tema centrale in cui le imposte sui patrimoni, sulle eredità o sui grandi beni vengono difese dalla sinistra come strumenti per contrastare le disuguaglianze, mentre dalle forze d’ispirazione liberale o conservatrice vengono percepite come una vera e propria criminalizzazione del risparmio e del frutto del lavoro individuale.

      Dall’altro lato dello spettro politico, i sostenitori del libero mercato e del liberalismo economico evidenziano invece come la certezza della proprietà privata rimanga la garanzia fondamentale della libertà individuale, dell’iniziativa personale e della crescita economica, sostenendo che limitarla o penalizzarla finisca per impoverire l’intera società anziché proteggerla.

    • JURGEN HABERMAS

      E’ tra i principali filosofi e sociologi contemporanei, considerato l’ultimo grande esponente della Scuola di Francoforte.

      La sua riflessione ruota attorno all’etica del discorso, alla teoria dell’agire comunicativo e alla difesa dei valori della democrazia deliberativa e della sfera pubblica.

      Tra le sue opere fondamentali spiccano :

      Storia e critica dell’opinione pubblica e Teoria dell’agire comunicativo

      in cui individua nella razionalità comunicativa la risorsa chiave per orientare le istituzioni moderne e contrastare le derive dell’agire strumentale.

      JURGEN HABERMAS

    • IO E ALESSIA

      In un’intensa intervista rilasciata nel salotto di Ciao Maschio, il programma condotto da Nunzia De Girolamo su Rai 1, Francesco Facchinetti si è messo a nudo attraversando i punti nevralgici della sua vita affettiva e professionale.

      Tra confessioni intime e battute dissacranti, l’imprenditore e conduttore ha offerto una riflessione profonda sui legami che resistono al tempo, sul senso della crisi di coppia e sul rapporto con il successo.

      Il passaggio centrale delle sue dichiarazioni riguarda l’indissolubile affetto che lo lega all’ex compagna Alessia Marcuzzi, dalla quale ha avuto la sua prima figlia, Mia.

      Rispondendo alle domande sulla natura delle relazioni passate, Facchinetti ha espresso una dedizione assoluta che va ben oltre la fine dell’amore romantico, dichiarando che se la conduttrice lo chiamasse alle cinque del mattino per chiedere aiuto dal picco del K2, lui partirebbe senza neanche pensarci.

      Questa affermazione non rappresenta soltanto una suggestione metaforica, poiché lo stesso Facchinetti ha confermato come gli sia capitato davvero di intervenire nel cuore della notte per supportare le persone care, rivendicando con orgoglio una costante disponibilità verso chi fa parte della sua vita.

      Proseguendo nel racconto, la conversazione si è spostata sul matrimonio con Wilma Helena Faissol e sui momenti di fisiologica difficoltà vissuti nel tempo. Senza filtri, Facchinetti ha ammesso di aver pensato in più occasioni che la loro relazione potesse essere arrivata al capolinea, spiegando come il confronto e persino il percorso di terapia di coppia abbiano rappresentato tappe fondamentali per la tenuta del rapporto. Secondo il suo punto di vista, attraversare l’inferno relazionale possiede un valore persino creativo, poiché costringe gli individui a fermarsi, a valutare ciò che conta davvero e a riscoprire il rispetto reciproco, a patto di saper sempre preservare dei confini definiti.

      A chiudere il quadro si aggiunge una riflessione sulle dinamiche personali legate al successo e alla paternità. Facchinetti ha confessato la sua passata tendenza a sabotare deliberatamente i progetti una volta raggiunta la perfezione, un’attitudine quasi compulsiva al cambiamento e al rischio che si è ridimensionata soltanto con la nascita dei figli. La responsabilità genitoriale ha segnato un punto di svolta decisivo, imponendogli di abbandonare l’instabilità in favore di una maggiore consapevolezza, mentre sul piano personale rimane la scelta di non aver mai indagato sui motivi del divorzio dei propri genitori, preferendo lasciare inviolato quel frammento di passato.

    • ISTANBUL

      DA SANTA SOFIA AL GRAN BAZAR

      La parabola storica di :

      SANTA SOFIA

      Da cattedrale bizantina a moschea ottomana, da museo laico nel Novecento fino alla recente riapertura al culto islamico offre un esempio limpido di come gli spazi urbani conservino e sovrappongano le tracce del potere e della fede. La trasformazione delle architetture non cancella del tutto il passato, ma ne stratifica i significati, creando un dialogo perenne tra la pietra, i mosaici e il passaggio dei secoli.

      L’osservazione sull’illuminazione interna della :

      MOSCHEA BLU

      Evidenzia la funzione fondamentale della luce nell’esperienza dello spazio sacro. La luce non serve soltanto a mostrare le superfici decorate o i volumi architettonici, ma agisce come un elemento immateriale capace di modificare la percezione emotiva e la misura del tempo di chi attraversa il luogo.

      GRAN BAZAR

      Rappresenta una struttura urbana in cui la merce, il colore e il movimento continuo sospendono le consuete coordinate spaziali. Più che un luogo di semplice scambio economico, il mercato coperto funziona come una griglia sensoriale che impone un ritmo di fruizione lento, fatto di smarrimento, negoziazione e contemplazione visiva.

      L’attenzione riservata ai gatti della città rivela un modello peculiare di gestione del territorio urbano e degli esseri viventi che lo abitano. La presenza di gesti di cura quotidiani e informali da parte della comunità trasforma la strada in uno spazio condiviso di tutela reciproca, dove l’animale non è percepito come un elemento estraneo o di disturbo, ma come parte integrante dell’ecosistema cittadino.

    • RAPPER

      CULTURA MEDIA DEL RAPPER

      Il livello di cultura media nel mondo del rap non è omogeneo e varia sensibilmente a seconda dei contesti, dei sottogeneri e dei singoli artisti.

      Dal punto di vista dell’istruzione formale, molti artisti provengono da percorsi scolastici ed educativi eterogenei, spesso interrotti precocemente per focalizzarsi sulla musica o per contesti socio-economici complessi. Tuttavia, la preparazione accademica non coincide direttamente con il bagaglio culturale dell’artista.

      Nel rap la cultura si esprime principalmente attraverso due matrici.

      La prima è una profonda conoscenza della cultura di strada, delle dinamiche sociali, della linguistica urbana e dello slang.

      La seconda è una spiccata padronanza della lingua, del ritmo e della retorica, che richiede capacità metriche, uso di metafore, assonanze e giochi di parole spesso raffinati.

      Esistono diverse correnti all’interno del genere :

      Rap d’autore e conconsciente

      Artisti che dimostrano una vasta cultura letteraria, politica e sociologica, inserendo nei propri testi riferimenti alla storia, alla filosofia, alla letteratura e all’attualità.

      Rap mainstream e trap

      Sottogeneri in cui la ricerca linguistica o la complessità tematica passano in secondo piano rispetto all’impatto sonoro, al ritmo, al flusso e all’esplorazione di tematiche legate allo stile di vita o al disagio sociale.

      Il rap richiede una spiccata intelligenza linguistica e una spiccata sensibilità verso i linguaggi contemporanei

      fattori che costituiscono una forma di cultura specifica ed essenziale per il genere.

    • LOGICHE DI MERCATO DOMINANTI

      Nell’economia contemporanea descrivono i principi guida, le strutture di valore e i comportamenti sistemici che regolano la produzione, la distribuzione e il consumo su scala globale.

      La sintesi dei modelli prevalenti e delle dinamiche strutturali che caratterizzano l’attuale scenario economico evidenzia cinque direttrici fondamentali.

      Piattaformizzazione ed economia dei network

      L’organizzazione dei mercati si è progressivamente spostata dalla produzione manifatturiera tradizionale verso modelli basati su piattaforme digitali. In questo contesto, il valore non è generato unicamente dalla fabbricazione di un bene, ma dalla capacità di intermediare le relazioni tra utenti, produttori e fornitori di servizi.

      Effetti di rete

      Il valore della piattaforma aumenta esponenzialmente con il crescere del numero di utenti, favorendo la formazione di monopoli o oligopoli naturali.

      Estrazione dei dati

      Il dato digitale rappresenta l’infrastruttura primaria su cui si fondano la profilazione dei consumi e la previsione dei comportamenti d’acquisto.

      Finanziarizzazione e priorità dello Shareholder Value

      L’economia reale è fortemente condizionata dalle logiche dei mercati finanziari. La priorità strategica delle grandi imprese tende a focalizzarsi sulla massimizzazione del valore per gli azionisti nel breve e medio periodo.

      Pressione trimestrale

      Le decisioni industriali e di investimento sono spesso orientate dal rendimento dei titoli in borsa e dalla distribuzione dei dividendi.

      Ingegneria finanziaria

      Operazioni di buyback (riacquisto di azioni proprie), fusioni e acquisizioni prevalgono talvolta sugli investimenti diretti in ricerca, sviluppo e capitale umano.

      Economia dell’attenzione e mercati dell’esperienza

      Nelle società ad alto reddito, dove la disponibilità di beni materiali è ampiamente saturata, la scarsità primaria si è trasferita dal bene fisico all’attenzione dell’individuo.

      Monetizzazione del tempo libero

      L’attenzione degli utenti viene catturata, quantificata e venduta agli inserzionisti attraverso algoritmi di raccomandazione.

      Dalla merce all’esperienza

      I beni fisici vengono integrati all’interno di narrazioni immateriali, trasformando l’atto d’acquisto in un’adesione identitaria o esperienziale.

      Servitizzazione e modelli ad abbonamento

      La proprietà diretta dei beni cede il passo all’accesso temporaneo o alla fruizione del servizio (Product-as-a-Service).

      Ricavi ricorrenti

      Le aziende convertono la vendita occasionale di prodotti in flussi di cassa continui tramite formule di abbonamento (Subscription Economy).

      Dipendenza dal fornitore

      L’utente perde il controllo diretto sull’hardware o sul software, rimanendo vincolato alle condizioni di aggiornamento e manutenzione stabilite dalla casa madre.

      Riorganizzazione delle catene di fornitura (Nearshoring e Friendshoring)

      Dopo decenni dominati dalla delocalizzazione estrema alla ricerca del minimo costo del lavoro, le logiche della globalizzazione stanno subendo una profonda ristrutturazione guidata da fattori geopolitici e strategici.

      Dalla logica Just-in-Time alla logica Just-in-Case

      La priorità si è spostata dall’efficienza economica pura alla resilienza delle filiere produttive.

      Regionalizzazione dei mercati

      La costruzione di catene del valore concentrate in Paesi alleati o geograficamente vicini riduce l’esposizione alle interruzioni sistemiche e alle tensioni internazionali.

    • SCUOLA GENOVESE

      DEI CANTAUTORI

      La Scuola genovese dei cantautori rappresenta uno dei momenti più fertili e rivoluzionari della musica italiana del Novecento, un sodalizio informale nato tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta attorno a un gruppo di giovani artisti legati da una profonda affinità culturale e da una condivisa urgenza espressiva.

      I protagonisti centrali di questa stagione sono stati :

      Fabrizio De André, Umberto Bindi, Luigi Tenco, Gino Paoli e Bruno Lauzi.

      A caratterizzare questo gruppo è stata la capacità di rompere con la tradizione della canzone melodica italiana del tempo per inaugurare una forma espressiva del tutto nuova, fortemente influenzata dalla chanson francese di Georges Brassens e Jacques Brel, dal jazz e dalla letteratura esistenzialista.

      Le liriche hanno introdotto nei testi musicali temi fino ad allora inediti o emarginati dalla cultura ufficiale, quali la marginalità sociale, l’amore privo di retorica ideale, l’antimilitarismo, la malinconia esistenziale e una pungente critica alla morale borghese.

      Sotto il profilo stilistico e formale, la scuola genovese si è distinta per una ricerca poetica essenziale, sorretta da un uso rigoroso e innovativo della lingua italiana e da un saldo legame con i luoghi della città, dalle stradine dei caruggi al paesaggio marino del quartiere di Boccadasse.

      L’eredità di questa stagione ha segnato in modo permanente la successiva evoluzione della canzone d’autore italiana, influenzando generazioni di musicisti e trasformando il testo musicale in una vera e propria forma d’arte letteraria e sociale.

    • INTEGRITA’

      INTEGRITA’ CONCETTUALE

      Rappresenta la coerenza profonda di un’opera, di una teoria o di un progetto attorno a un principio d’ordine fondamentale. Non si tratta soltanto di logica formale o di assenza di contraddizioni esterne, ma della capacità di un’idea di reggere la propria struttura dall’interno, garantendo che ogni singola parte risponda allo stesso nucleo generatore.

      Nel campo dell’architettura e del design informatico, come teorizzato da Fred Brooks nel suo celebre saggio sulla progettazione dei sistemi, l’integrità concettuale è considerata il fattore più determinante per la qualità finale. Un sistema possiede integrità quando riflette un’unica visione armonica, indipendentemente dal numero di persone che hanno lavorato alla sua costruzione. Se il disegno originario viene compromesso da sovrapposizioni eterogenee, scorciatoie estemporanee o aggiunte non meditate, l’insieme perde chiarezza e degrada verso la frammentazione.

      Nella riflessione filosofica ed estetica, questo concetto si accosta all’idea di verità dell’opera. Un testo, un quadro o un pensiero critico mantengono la propria integrità quando rifiutano il decorativismo superfluo e l’espediente retorico, restando fedeli al proprio assunto originario. L’integrità concettuale richiede dunque una disciplina della rinuncia: la capacità di eliminare ciò che, pur essendo attraente in sé, risulta estraneo all’architettura complessiva dell’insieme.

    • SAN SEBASTIAN

      AQUARIUM

      L’Aquarium San Sebastián, inaugurato nel 1928 e situato all’estremità della rinomata curva del Paseo Nuevo, rappresenta una delle istituzioni scientifiche e divulgative più antiche di tutta la Spagna. La struttura unisce la memoria storica della comunità basca alla tutela della biodiversità dell’Atlantico, proponendosi come punto di raccordo tra la tradizione della marineria locale e la moderna oceanografia.

      Al centro del percorso espositivo si trova il grande oceanario, attraversato da un tunnel acrilico trasparente a 360 gradi che consente di passeggiare immersi in oltre un milione e mezzo di litri d’acqua. La vasca ospita più di quaranta specie acquatiche, tra cui spiccano due esemplari di squalo toro, mante, murene e svariati pesci tipici del Golfo di Biscaglia, ricreando fedelmente le condizioni dell’ecosistema bentonico oceanico.

      Oltre alla sezione acquatica, la sede ospita un articolato museo navale che ripercorre i secoli di storia marittima della regione basca. Tra i pezzi forti dell’esposizione figurano scheletri completi di grandi cetacei, tra cui quello di una balena franca catturata nel 1878, insieme a modellini d’epoca, strumenti di navigazione storici e documenti dedicati alla pesca tradizionale, all’attività dei cantieri navali locali e alle rotta transoceaniche dei balenieri.

      L’edificio si sviluppa a ridosso del porto vecchio, integrandosi nel contesto paesaggistico sottostante il Monte Urgull. Dalle vetrate e dai camminamenti esterni è possibile osservare la baia de La Concha e l’isola di Santa Clara, elemento che rende la visita un’esperienza visiva legata all’ambiente urbano e naturale di San Sebastián.

    • LA FORMA DI POTERE ICONOGRAFICO

      Si fonda sulla capacità delle immagini di costruire, veicolare e stabilizzare una specifica visione del mondo, orientando la percezione collettiva senza dover ricorrere alla coercizione fisica.

      Nel contesto della cultura visiva contemporanea, questo potere si articola attraverso diverse direttrici fondamentali :

      L’immagine non si limita a rappresentare un fatto, ma seleziona e riorganizza la realtà stessa. Chi detiene il controllo sulla produzione e sulla circolazione del materiale visivo definisce ciò che merita di essere visto, ricordato o ignorato, esercitando un vero e proprio monopolio dell’attenzione.

      La forza del potere iconografico risiede nella sua apparente immediatezza e neutralità. A differenza del testo scritto, che richiede un processo di codifica e analisi critica, il linguaggio visivo agisce spesso a livello intuitivo, depositando significati e valori nell’immaginario collettivo in modo quasi impercettibile.

      Nelle società iperconnesse, la saturazione visiva riduce lo spazio della riflessione sintattica a favore di un’adesione emotiva e rapida. L’icona diventa un dispositivo politico e sociale in grado di legittimare gerarchie, creare identità condivise o determinare l’agenda del dibattito pubblico.

      La comprensione delle forme del potere visivo e della manipolazione delle immagini rimane la chiave critica principale per decodificare il presente.