Era il 1990 quando incontrai Schifano.
Mario Schifano, un artista con mille sfaccettature, lo definivano “maledetto” e “pittore puma”. Un tipo con un’anima inquieta, un amore viscerale per la vita, una passione travolgente per l’arte in tutte le sue forme e una vita mondana e piena di storie al limite. Eppure, io fui davvero contento di conoscerlo. Stavo facendo spese in Via Borgognona, proprio come lui, nello stesso negozio. Mi ricordo che aveva una cartella piena di disegni sotto il braccio che gli cadde per terra. Ovviamente lo aiutai a raccoglierla e in quella occasione ci presentammo. Per fortuna gli fui subito simpatico e così, una volta usciti dal negozio ci siamo fermati in un bar lì vicino e abbiamo chiacchierato per un bel po’, almeno quaranta minuti. Ci siamo scambiati i numeri di telefono e ci siamo sentiti e visti fino a quando lui ci ha lasciati circa sette o otto anni dopo. Averlo conosciuto è stato davvero un grande privilegio.
PVLA

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