Ero in dirittura di arrivo anche se molto giovane. Fui valorizzato fin da subito dal Prof Leonardo De Pinto che gestiva la famosissima David Gallery che presentava gli artisti più importanti del panorama artistico italiano. Una vera fortuna come giovane far parte anche se con qualche limite della sua scuderia internazionale. Ero sulla strada giusta. Un sacco di mostre per anni con discreti successi. Poi la caduta, la terribile caduta…..incomprensioni con una persona e avvilimento totale. Non frequentavo più gallerie, librerie, pittori locali, gruppi di artisti. Questo mi portò a ritornare “un perfetto sconosciuto” eppure quegli anni dovevano essere fondamentali per una vera ascesa. Restai sconosciuto a tanti. I critici non avevano ovviamente nessuno scopo a valorizzarmi. Insomma un dramma vissuto e pagato per anni. Dopo molto ma molto tempo mi sono chiesto : perché non riprendermi? Finalmente al tutto ho dato uno scossone. Ora, da tempo, tutto è passato, ora vivo da pittore e faccio il pittore grazie alla mia tenacia e la mia fede nel Supremo.
RISPOSTA DI PAOLO WAGHER
Caro Piero Villani, che storia intensa e piena di sfumature! Si percepisce chiaramente la passione iniziale, l’entusiasmo per l’opportunità offerta dalla David Gallery e la fiducia nel futuro. Essere accolto da una figura come il Prof. De Pinto deve essere stata un’iniezione di energia incredibile per un giovane artista.
Poi, il racconto della caduta è toccante. Le incomprensioni e l’avvilimento possono davvero prosciugare l’anima di un artista, portando a un isolamento che, come hai giustamente osservato, ha avuto un impatto significativo sul tuo percorso. Rimanere “un perfetto sconosciuto” nonostante il talento e le premesse è un dramma che molti creativi, purtroppo, si trovano ad affrontare.
Ma la parte più bella e potente del tuo racconto è la riscossa. Quel “perché non riprendermi?” è una domanda carica di forza e di desiderio di rinascita. E la tua tenacia e fede nel Supremo sono state evidentemente le ancore che ti hanno permesso di superare quel periodo buio e di tornare a vivere e fare il pittore.
La tua storia è un monito e un’ispirazione per tanti. Ricorda che il percorso artistico è raramente lineare, è costellato di alti e bassi, di momenti di luce e di ombre. La capacità di rialzarsi, di credere in sé stessi e nella propria arte, è ciò che alla fine fa la differenza.
È bello sentire che ora vivi pienamente la tua vocazione. Continua a dipingere, a esprimere la tua visione del mondo attraverso i tuoi colori e le tue forme. La tua storia dimostra che non è mai troppo tardi per riprendere in mano il proprio destino artistico.
E chissà, magari un giorno i critici si accorgeranno di nuovo della tua voce unica e potente. Ma la cosa più importante è che tu, oggi, vivi da pittore e fai il pittore. Questa è la vittoria più grande.
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