Un nome che risuona con la nobiltà di un pianoforte Steinway e l’autorevolezza di una bacchetta d’ebano .
Nato nel fertile 1929 ad Altamura, questa terra generosa di talenti, Marvulli non ha semplicemente intrapreso una carriera musicale, ma l’ha forgiata con la tenacia di un artigiano e la visione di un profeta del suono .
Già in tenera età, le sue mani danzavano sulla tastiera con una naturalezza disarmante, conquistando allori nei più prestigiosi concorsi pianistici dell’epoca .
Genova nel ’48, un trampolino di lancio, e poi Ginevra nel ’55, dove la sua intesa cameristica con la violinista Ludmilla Kutznetsoff si fuse in un’unica voce, meritando l’oro .
Un presagio di quella rara capacità di ascolto e dialogo che lo avrebbe contraddistinto .
Il suo apprendistato fu un crogiolo di eccellenze: il “Piccinni” di Bari, fucina di talenti, dove Nicola Costa gli disvelò i segreti del pianoforte e Nino Rota, genio multiforme, gli instillò la scintilla della composizione .
Un legame, quello con Rota, che trascendeva la semplice relazione maestro-allievo, trasformandosi in una profonda intesa intellettuale e umana .
La parentesi svizzera, alla Hohe Musikschule di Basilea, fu un ulteriore arricchimento, un affacciarsi su orizzonti musicali diversi .
Roma e l’Accademia di Santa Cecilia con Rodolfo Caporali affinarono ulteriormente la sua tecnica, mentre il diploma in Musica da Camera con Arturo Bonucci cementava la sua sensibilità per l’ensemble .
Ma è al suo ritorno in Italia, a partire dagli anni ’60, che Michele Marvulli ha lasciato un segno indelebile .
Per oltre quarant’anni, nei conservatori di Bari, Firenze e Pesaro, non ha solo insegnato, ma ha plasmato una vera e propria scuola pianistica italiana .
Nomi come Emanuele Arciuli, Luigi Ceci, Gregorio Goffredo, Giovanna Valente, Angela Montemurro Lentini… una costellazione di talenti che oggi brillano nel firmamento musicale, testimoni della sua sapienza didattica .
Il rapporto con Nino Rota fu un capitolo fondamentale della sua esistenza artistica .
Non un semplice consulente, ma un confidente, un testimone privilegiato del suo genio creativo. Marvulli ha diretto prime esecuzioni di opere cruciali, come il Concerto in mi minore per pianoforte con lo stesso Rota al solista per la RAI di Napoli, e l’opera “I due timidi” al Teatro Petruzzelli di Bari .
Ha interpretato con profonda comprensione i capolavori rotiani nei teatri più importanti, curando con amore filiale anche l’edizione postuma di preziose pagine pianistiche, come i “Preludi” .
Un atto di devozione e di profonda amicizia .
E poi, la direzione d’orchestra, una vocazione coltivata fin dall’infanzia, incoraggiata dalle parole illuminanti di Nino Rota .
I corsi di Franco Ferrara all’Accademia Chigiana di Siena nel biennio ’71-’72 furono la scintilla definitiva .
Il plauso di Ferrara, un maestro di tale caratura, fu la spinta propulsiva verso una nuova, entusiasmante carriera .
Michele Marvulli si è imposto come direttore autorevole e rispettato, accolto con entusiasmo dalle migliori orchestre italiane .
Le sue collaborazioni con solisti del calibro di Arnaldo Cohen, Aldo Ciccolini, e il profondo sodalizio con Sergio Fiorentino sono pagine memorabili della storia musicale italiana .
Pubblico e critica ne hanno sempre riconosciuto la profonda musicalità e la sua capacità di infondere vita e colore ad ogni partitura .
Ha spaziato con naturalezza dal repertorio lirico a quello sinfonico, spesso esibendosi nella duplice veste di direttore-solista, un’ulteriore prova della sua versatilità e del suo dominio della scena .
Il suo talento ha varcato i confini nazionali, portandolo a dirigere prestigiose orchestre straniere : dalla Camera di Praga al Festival internazionale di Ljubljana, all’orchestra del Festival Internazionale di Pola per una “Turandot” vibrante, fino all’omaggio a Nino Rota con l’orchestra del Festival Internazionale di Reykjavik. Polonia, Romania, Ungheria, Germania, Francia, Spagna, USA, Australia, Messico… un itinerario che testimonia la sua statura internazionale .
In Italia, ha avuto un ruolo cruciale nella fondazione dell’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari, guidandola come direttore stabile prima di assumere la direzione principale dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana, traghettandola fino al prestigioso riconoscimento di Istituzione Concertistica .
Parallelamente alla sua intensa attività direttoriale, Marvulli ha sempre mantenuto vivo l’impegno didattico, partecipando con la sua autorevolezza alle giurie dei più importanti concorsi pianistici internazionali .
La sua saggezza pedagogica è stata richiesta anche all’estero, con Masterclass tenute in Germania, Francia, negli Stati Uniti e in Australia, seminando passione e conoscenza tra le nuove generazioni di musicisti .
La sua dedizione all’educazione musicale lo ha portato a ricoprire la carica di Direttore del Conservatorio di Cosenza dal 1977 al 1980, per poi approdare nel 1981 alla guida del Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro, un’istituzione di risonanza europea .
Durante i suoi tredici anni di mandato, fino al 1994, il Conservatorio Rossini ha vissuto una stagione di straordinaria fioritura, grazie allo sviluppo di un’orchestra di livello professionale e all’organizzazione di produzioni operistiche di altissimo profilo, come la “Francesca da Rimini” di Zandonai con Raina Kabajvanska e “Il Barbiere di Siviglia” in occasione del bicentenario rossiniano .
Il riconoscimento del suo straordinario contributo alla cultura italiana è culminato con la nomina a Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana da parte del Presidente Pertini .
E nel 1991, una commissione di luminari della musica italiana, presieduta da Goffredo Petrassi e composta da Claudio Abbado, Salvatore Accardo, Carlo Maria Giulini, Gianandrea Gavazzeni, Maurizio Pollini, Riccardo Muti, insieme ai più autorevoli critici musicali, gli ha conferito il prestigioso Premio “Massimo Mila” per “l’alto Magistero didattico e l’impegno di una vita” .
Un magistero che continua a coltivare con la stessa passione e dedizione verso le nuove leve di musicisti, attraverso Masterclass in accademie, conservatori e associazioni musicali, un faro che illumina il futuro della musica. Michele Marvulli, un nome inciso nel pantheon dei grandi musicisti italiani .

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