Era il 2017 quando l’eco di un’Irlanda sognata si materializzò in un viaggio condiviso con l’anima creativa di Piero Villani.
Un’esperienza che, come un cesello paziente, ha scolpito ricordi indelebili, iniziando con la vibrante tela di Dublino e proseguendo verso il cuore pulsante di Belfast.
Dublino, un Battito di Storia e Anima
Dublino ci accolse come un abbraccio caldo, rivelandosi non una semplice capitale, ma un borgo intimo, avvolgente come il fumo denso di un pub al crepuscolo.
Incastonata tra la dolce carezza delle montagne e il sinuoso serpeggiare del fiume, bagnata dalla placida eleganza della sua baia, la città si offrì a noi come un palcoscenico di contrasti affascinanti.
Le sue arterie brulicavano di palazzi che narrano secoli, scrigni di arte e storia che sussurrano storie di vichinghi audaci, fiancheggiati da caffè dal design audace e da quei “vecchietti” pub, custodi di chiacchiere e risate che solo un dublinese sa intonare.
Passeggiare per le sue vie acciottolate significava immergersi in un flusso millenario di energia, dove il passato danzava con la vivacità del presente.
La musica degli artisti di strada si fondeva con il brusio elegante delle boutique, mentre i parchi settecenteschi si animavano di festival effervescenti, proiezioni sotto le stelle e mercati traboccanti di delizie.
Dublino si svelò come un crogiolo sociale, un’esplosione di cultura, creatività e quell’intangibile “craic”, quell’allegria contagiosa che permea ogni angolo.
Lo percepivamo nei pub gremiti, nelle notti illuminate da una vitalità contagiosa, nel ritmo incalzante della musica e nel fluire ininterrotto delle conversazioni.
Ma questa gemma antica non si limitava al suo fermento urbano. Bastava allontanarsi di poco per essere avvolti dalla maestosità della natura.
La Dublin Bay, un’oasi protetta dall’UNESCO, ci accolse con la sua bellezza selvaggia.
Le montagne facevano da sfondo a sentieri costieri che invitavano all’esplorazione, a piccoli villaggi incastonati come gioielli e a orizzonti marini che si perdevano nell’infinito.
Ci avventurammo sulle Dublin Mountains per un’escursione rigenerante, sfidando le pareti rocciose di Dalkey Quarry, percorrendo il sentiero a picco sul mare di Howth.
Persino osservare gli impavidi abitanti di Dublino sfidare le acque gelide in una nuotata mattutina, con qualsiasi condizione climatica, divenne una piccola epopea quotidiana.
Ad ogni svolta, Dublino prometteva una nuova avventura, un nuovo frammento di bellezza da scoprire.
Belfast, Cicatrici di Ieri, Speranza di Domani.
Poi il nostro viaggio ci condusse a Belfast, una città che portava ancora le cicatrici profonde dei “Troubles”, quel conflitto fratricida tra chi sognava un’Irlanda unita e chi restava fedele alla corona inglese.
Una ferita aperta nella storia contemporanea dell’Irlanda del Nord.
Eppure, in quel silenzio operoso seguito al Belfast Agreement del 1998, percepivamo una palpabile aria di rinascita, una quiete conquistata dopo decenni di tempesta.
Le testimonianze di quegli anni difficili si manifestavano con forza nei vibranti murales che adornavano i muri, espressioni crude e potenti di un dolore collettivo, di una protesta che risuonava da entrambe le sponde del conflitto.
La Peace Line, una cicatrice urbana creata per separare le comunità lealiste e protestanti di Shankill dai repubblicani e cattolici di Falls Road, era un monito silenzioso di un passato ancora vicino.
Tra tutti, il murale dedicato a Bobby Sands, il giovane volontario dell’IRA morto durante uno straziante sciopero della fame, si ergeva come un simbolo potente di una lotta per l’identità.
Belfast, pur segnata, ci accolse con una dignità silenziosa, con la promessa di un futuro costruito sulla riconciliazione.
Camminare tra quei murales era come sfogliare le pagine di un libro di storia vivo, un invito a comprendere, a riflettere, a sperare.
Quel viaggio in Irlanda, in compagnia dello sguardo sensibile di Piero Villani, non fu una semplice sequenza di tappe geografiche.
Fu un’immersione profonda in un’anima vibrante, un dialogo silenzioso con la storia e la bellezza di una terra che sa commuovere e ispirare.
Un’esperienza che resterà per sempre incisa nella mia memoria, come un prezioso affresco di emozioni condivise.
Paolo Wagher
PWG@

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