1885/1961
è stata una figura di spicco nel panorama culturale italiano del Novecento, distinguendosi come critico d’arte, storico dell’arte e intellettuale antifascista.
Figlio del celebre storico dell’arte Adolfo Venturi, ne seguì le orme dedicandosi con passione e rigore allo studio e all’interpretazione delle arti visive.
La sua carriera fu caratterizzata da un profondo impegno intellettuale e civile.
Dopo aver intrapreso la carriera universitaria, insegnando storia dell’arte a Torino, fu tra i pochissimi docenti che nel 1931 si rifiutarono di prestare giuramento di fedeltà al regime fascista.
Questa coraggiosa presa di posizione lo costrinse all’esilio, dapprima in Francia (1932-1939) e poi negli Stati Uniti (1939-1944), dove continuò la sua attività di insegnamento e di divulgazione della cultura italiana.
Rientrato in Italia nel dopoguerra, riprese la sua cattedra all’Università di Roma, dove insegnò fino al 1955.
Il suo contributo alla storia dell’arte e alla critica:
L’apporto di Lionello Venturi alla storia dell’arte e alla critica è stato fondamentale e multiforme:
- Rinnovamento metodologico: Pur muovendo da una formazione storicista di matrice crociana, Venturi sviluppò un approccio critico personale, introducendo il concetto di “gusto” come elemento soggettivo ma culturalmente determinato nella fruizione dell’opera d’arte. Questa prospettiva si distanziava da concezioni puramente formaliste o idealistiche, sottolineando l’importanza del contesto storico e culturale nella comprensione delle opere.
- Storia della critica d’arte: La sua “Storia della critica d’arte” (ed. ingl. 1936, ed. it. 1948) è considerata un’opera fondamentale nel suo genere, tracciando un percorso attraverso le riflessioni sul fatto artistico dalle origini all’età contemporanea, evidenziando le diverse categorie di giudizio e i mutamenti del gusto nel corso del tempo.
- Studio sull’Impressionismo e l’arte moderna: Venturi fu un fervente sostenitore dell’arte moderna, dedicando importanti studi all’Impressionismo (come “Les archives de l’Impressionisme”, 1939) e ai suoi sviluppi, con monografie fondamentali su artisti come Cézanne (di cui curò il primo catalogo ragionato), Pissarro, Rouault e Chagall. La sua opera “Pittura contemporanea” (1948) rappresentò un importante tentativo di analisi e comprensione delle nuove tendenze artistiche del dopoguerra.
- Valorizzazione dei “primitivi”: Il suo “Il gusto dei primitivi” (1926) fu un contributo significativo alla rivalutazione della pittura italiana anteriore al Rinascimento, sottolineando la loro intrinseca qualità artistica e la loro importanza per la storia dell’arte.
- Attività di divulgazione: Venturi fu un efficace divulgatore della storia dell’arte, con opere pensate anche per un pubblico più ampio, come “Come si guarda un quadro. Da Giotto a Chagall” (1945), che offriva strumenti interpretativi per avvicinarsi alla comprensione delle opere d’arte.
- Impegno civile: Il suo rifiuto del giuramento fascista testimonia un forte impegno etico e civile, che lo portò a difendere la libertà di pensiero e di espressione anche a costo di gravi sacrifici personali.
- Eredità: Lionello Venturi ha lasciato un’eredità intellettuale profonda e duratura. La sua rigorosa metodologia, la sua apertura verso l’arte contemporanea e il suo impegno civile ne fanno una figura esemplare per le generazioni successive di storici dell’arte e critici. Il suo archivio, conservato presso la Sapienza Università di Roma, rappresenta una preziosa fonte per lo studio della storia dell’arte e della critica del Novecento.

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