Divagare su Renato Guttuso significa perdersi in un labirinto di passioni, impegno sociale, sensualità e una pennellata che sa essere al contempo brutale e lirica.
Partiamo dalla sua sicilianità viscerale. Guttuso non è solo nato a Bagheria, ma ne ha respirato l’essenza, la luce accecante, il contrasto tra l’aridità della terra e la lussureggiante vegetazione, la forza dei personaggi popolari. Questa terra madre è una costante sotterranea nella sua opera, un humus da cui germinano le sue figure contadine, i paesaggi assolati, persino la drammaticità di alcune nature morte. Si percepisce un legame indissolubile con le radici, un senso di appartenenza che traspare in ogni tratto.
Poi c’è il suo impegno politico e sociale. Guttuso è stato un artista profondamente coinvolto nel suo tempo. La sua adesione al realismo sociale non è stata una semplice etichetta, ma una vera e propria urgenza di raccontare le ingiustizie, le sofferenze del popolo, le lotte operaie. Opere come “Fucilazione in campagna” o i suoi disegni sulla Resistenza sono testimonianze potenti di questo suo sguardo critico e partecipe. Non era un artista che si rifugiava nella torre d’avorio, ma un intellettuale che sentiva il dovere di usare la sua arte come strumento di denuncia e di testimonianza.
Ma Guttuso è anche l’artista della sensualità prorompente. I suoi nudi femminili, le sue nature morte cariche di erotismo latente, sprigionano una forza vitale, un desiderio quasi fisico. I corpi sono spesso scomposti, frammentati, ma proprio in questa frammentazione si esalta la loro carnalità, la loro presenza vibrante. I colori si fanno più caldi, le pennellate più sinuose, creando un’atmosfera di intensa fisicità.
La sua tecnica pittorica è un capitolo a sé. Guttuso non si è mai rinchiuso in un unico stile, ma ha saputo attraversare diverse fasi, assorbendo le lezioni del cubismo, dell’espressionismo, ma sempre con una sua cifra stilistica inconfondibile. Le sue pennellate possono essere nervose e graffianti, quasi violente, per poi distendersi in campiture ampie e luminose. C’è una gestualità potente nel suo lavoro, un corpo a corpo con la tela che trasmette un senso di immediatezza e di urgenza espressiva.
E come non parlare delle sue nature morte? Non semplici composizioni di oggetti inanimati, ma vere e proprie narrazioni silenziose. Frutta, utensili, carte da gioco, diventano protagonisti di drammi intimi, carichi di significati simbolici. C’è una sorta di animismo in questi oggetti, come se conservassero tracce di storie vissute, di presenze umane.
Infine, Guttuso è un artista che ha saputo dialogare con la storia dell’arte, reinterpretando i grandi maestri del passato con una sensibilità contemporanea. Si percepiscono echi di Picasso, di Bacon, ma sempre filtrati attraverso il suo sguardo unico e appassionato.
Divagare su Renato Guttuso significa quindi immergersi in un mondo complesso e affascinante, fatto di impegno civile, sensualità vibrante, una tecnica pittorica potente e un legame indissolubile con la sua terra.

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