E’ stato un artista italiano eclettico e vivace, figura importante della Scuola di Piazza del Popolo a Roma, un gruppo di artisti che negli anni ’60 rinnovarono il panorama artistico italiano con un linguaggio che dialogava con la Pop Art internazionale, pur mantenendo una sua specificità.
La sua carriera artistica può essere suddivisa in diverse fasi, caratterizzate da una costante sperimentazione di materiali, tecniche e soggetti:
Primi anni e l’Informale (fine anni ’50 – inizio anni ’60) :
Dopo il diploma all’Istituto d’Arte di Roma in Fotografia Artistica, Festa esordisce alla fine degli anni ’50 con opere influenzate dall’Informale. Questi lavori sono caratterizzati da una gestualità materica e da un interesse per la superficie pittorica come campo di forze. Si percepisce un’attenzione per le qualità intrinseche dei materiali e per un segno libero e istintivo, con possibili riferimenti a artisti come Cy Twombly.
La svolta oggettuale e la Pop Art italiana (anni ’60) :
Nei primi anni ’60, Festa compie una svolta radicale introducendo oggetti reali all’interno delle sue opere. Appaiono finestre, porte, specchi, persiane e mobili, decontestualizzati e riletti attraverso il filtro della pittura monocroma o con interventi minimi di colore. Questi oggetti diventano il fulcro della sua ricerca, portando l’attenzione sulla relazione tra l’oggetto quotidiano e la sua rappresentazione artistica.
Questa fase lo colloca nell’ambito della Pop Art italiana, o Nuovo Dada italiano, insieme ad artisti come Mario Schifano, Franco Angeli e Giosetta Fioroni. Tuttavia, l’approccio di Festa si distingue per una maggiore concettualità e per la sua capacità di trasformare oggetti banali in icone enigmatiche.
Opere iconiche di questo periodo includono le sue “Finestre” e “Persiane”, spesso monocrome e private della loro funzionalità, che diventano quasi dei “quadri-oggetto” che interrogano la percezione e la rappresentazione.
La riappropriazione della storia dell’arte (metà anni ’60 – anni ’70):
Successivamente, Festa inizia una fase di rilettura e riappropriazione di opere celebri della storia dell’arte, in particolare di Michelangelo. Le figure della Cappella Sistina vengono reinterpretate con colori vivaci e campiture piatte, quasi come fossero immagini pubblicitarie o fotogrammi ingranditi.
Questa operazione evidenzia la sua riflessione sul concetto di immagine e riproducibilità nell’era dei mass media, anticipando temi cari alla Postmodernità.
Gli “Oggetti con scritte” e i “Rebus” (anni ’70):
Negli anni ’70, introduce scritte e frammenti linguistici all’interno delle sue opere, spesso in combinazione con elementi figurativi stilizzati o geometrici.
Parallelamente, sviluppa la serie dei “Rebus”, opere che combinano immagini e lettere dipinte, creando enigmi visivi che stimolano l’interpretazione dello spettatore.
Ritorno alla pittura e i “Coriandoli” (anni ’80) :
Negli ultimi anni della sua vita, Festa ritorna con maggiore intensità alla pittura, sviluppando cicli come quello dei “Coriandoli”. Queste opere sono caratterizzate dall’applicazione di veri coriandoli su superfici monocrome, creando effetti materici e vibranti, in un gesto che unisce la manualità pittorica a un elemento effimero e popolare.
Si avvicina anche al ritratto e a figure immaginarie, con una pennellata più libera e un uso espressivo del colore.
Caratteristiche principali del suo lavoro:
Eclettismo : La sua carriera è segnata da una continua evoluzione e sperimentazione, passando dall’Informale all’oggettuale, dalla riappropriazione all’enigmistica visiva.
Ironia e decontestualizzazione : Le sue opere spesso giocano con l’ironia e la decontestualizzazione di oggetti e immagini, invitando a una riflessione sul significato e la percezione della realtà.
Dialogo con la cultura popolare : Pur non essendo un artista Pop nel senso stretto del termine, il suo lavoro instaura un dialogo con la cultura popolare e i mass media, soprattutto nella sua rilettura delle icone artistiche.
Importanza dell’oggetto : L’oggetto comune assume un ruolo centrale nella sua ricerca, diventando un pretesto per indagare i meccanismi della rappresentazione e della percezione.
Sperimentazione materica e cromatica: Anche quando ritorna alla pittura più tradizionale, la sua attenzione per la materia del colore e per accostamenti cromatici inattesi rimane una costante.
Tano Festa è stato un artista originale e poliedrico, capace di attraversare diverse fasi artistiche mantenendo sempre una sua coerenza interna e un’acuta intelligenza visiva. La sua capacità di interrogare il confine tra arte e vita quotidiana, tra oggetto e rappresentazione, lo rende una figura significativa nel panorama artistico italiano del secondo Novecento. Tra le sue opere più note si ricordano le serie delle “Finestre”, delle “Persiane”, i cicli “Da Michelangelo”, i “Rebus” e i “Coriandoli”.

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