I primi anni sono segnati dalla difficoltà di conciliare il lavoro con l’apprendistato artistico, tra Lecco, Milano e Firenze. L’iscrizione all’Accademia di Firenze nel 1936 si interrompe presto, con la consapevolezza che la pittura toscana non risponde al suo istinto lombardo.
Nel 1937 un breve soggiorno a Parigi lo mette in contatto diretto con i maestri moderni, in particolare Cézanne e Picasso, la cui “Guernica” scardina la sua idea di realtà.
Rientra in Italia carico di emozioni ma confuso. A Milano, dal 1939 al 1942, frequenta l’Accademia di Brera, dove trova in Carpi e Funi figure generose.
Entra a far parte del movimento “Corrente” un ambiente vivace di rinnovamento e opposizione al fascismo, conoscendo artisti e intellettuali come Cassinari, De Micheli, Treccani, Gatto, Sereni, Vittorini e Quasimodo.
Questi anni sono da lui definiti i più fecondi e felici.
Nel 1941 e 1942 partecipa al premio Bergamo, definendo una sua posizione artistica isolata.
Nel 1944 si ritira a Mondonico, dove dipinge opere intense caratterizzate da una forte matericità, in una rilettura personale della tradizione moderna europea.
I paesaggi di Mondonico, “sporchi, carichi, geologicamente incandescenti”, sono da lui considerati una pittura preinformale, espressione del “senso di panico” che percepisce nella natura.
Dopo la guerra, Morlotti si concentra sulle ragioni del suo essere pittore.
Tra il 1945 e il 1946 realizza i paesaggi detti Dossi e opere di riflessione su Picasso come “La donna che si lava” e “Le donne di Varsavia”.
Collabora a riviste e tenta una chiarificazione teorica della sua pittura, pur diffidando delle speculazioni astratte.
Nel 1947 incontra Lionello Venturi che gli offre una borsa di studio per Parigi.
Questo secondo soggiorno è però una delusione : l’ambiente postcubista gli appare sterile e le riviste culturali sono scomparse.
Inizia a percepire un formalismo stucchevole anche nei grandi maestri.
L’incontro con “L’homme revolté” di Sartre segna una svolta, spostando la sua “rivolta” verso l’interiorità.
Nel 1946 aderisce brevemente al “Fronte Nuovo delle arti” e successivamente al “Gruppo degli Otto”, ma la sua partecipazione è effimera, preferendo tornare alle sue ricerche personali.
L’isolamento di Morlotti si accentua negli anni cinquanta.
Risalgono a questo periodo opere come “La siesta”, limite estremo di una spoliazione del linguaggio pittorico moderno.
Il ritiro a Imbersago in Brianza segna una fase cruciale con la realizzazione di opere dense di valori umani.
Il sodalizio con Arcangeli e Testori lo avvicina ai “problemi caravaggeschi” e alla grande pittura lombarda, con la consapevolezza delle sue radici.
Abbandona la rappresentazione di orizzonti e vedute, concentrandosi sui “particolari” della natura, percependo un senso di segreto e mistero dietro le cose.
Nel 1954 presenta alla Biennale di Venezia cinque grandi figure, poi distrutte, anticipando una poetica di identità tra figura e paesaggio.
La sua adesione all’Informale europeo è intesa come consonanza con il tempo, una rivalutazione dell’istinto contro le convenzioni e le idee troppo sistematiche.
Alla fine degli anni cinquanta sposta il suo interesse sul paesaggio ligure, riscoprendo una dimensione di distanza dall’immagine dopo il coinvolgimento materico precedente.
In Liguria dipinge il mistero del sottobosco, diverso dalla natura brianzola.
Tra il 1970 e il 1975 realizza grandi figure, culminanti nel “Ricordo di Hölderlin”, che esprime l’appartenenza di figura e paesaggio all’humus della pittura.
Tra il 1970 e il 1977 nasce la serie dei Teschi, e dal 1975 inizia a dipingere le Rocce, in una fase di distacco dall’interesse per l’organico, con un ritorno ai bianchi e ai gialli e un avvicinamento al tema della luce.
Il ciclo delle Rocce apre una nuova dimensione espressiva, con un rinnovato interesse per la figura.
Negli anni ottanta dipinge le Bagnanti, grandi figure plastiche pervase di luce che richiamano l’architettura romanica, studiata per la sua religiosità e semplicità.
Alla Biennale dell’88 queste opere stupiscono per la loro potenza espressiva.
Le ultime Bagnanti manifestano un’armonia tra i temi fondamentali della sua arte, con una nuova spazialità e una potente conservazione del senso dei luoghi.
Morlotti descrive queste figure come “donne di rosa e di azzurri”, soggetti antichi che attraversano la storia della pittura, esprimendo calma e il piacere di vivere in un mondo di armonia.
Ennio Morlotti muore improvvisamente a Milano il 15 dicembre 1992.
ElenaAltamuraSinesi
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