Piero Villani


Luigi Comencini

Parlare di Luigi Comencini significa entrare in punta di piedi in un cinema profondamente umano, dove la leggerezza non è mai superficialità e il sorriso convive con la malinconia. Autore colto ma mai elitario, Comencini ha attraversato la storia del cinema italiano con uno sguardo limpido e ironico, capace di raccontare la società con delicatezza, anche quando ne metteva a nudo le contraddizioni.

Spesso associato alla cosiddetta commedia all’italiana Comencini ha saputo però distinguersi per una cifra stilistica unica: la sua era una regia “discreta”, attenta ai dettagli, agli sguardi, ai silenzi che raccontano più delle parole. Nei suoi film si respira un rispetto profondo per le persone comuni, per le loro fragilità, i loro sogni piccoli e le loro battaglie quotidiane.

Uno dei suoi tratti distintivi è l’infanzia tema che ha trattato con una sensibilità rara. Film come Incompreso (1966) o Cuore (1984), tratto dal romanzo di De Amicis, rivelano un’attenzione quasi pudica verso il mondo dei bambini, che Comencini non vedeva come adulti in miniatura, ma come individui portatori di un’autenticità smarrita dagli adulti.

Eppure, non era un regista “buonista” Dietro l’apparente leggerezza dei suoi film si cela una critica spesso affilata alla famiglia, alla scuola, alle istituzioni, alla società borghese. Pellicole come Pane, amore e fantasia (1953) o Lo scopone scientifico (1972) sono esempi di come si possa fare satira sociale senza rinunciare all’empatia e all’eleganza narrativa.

Comencini non era un rivoluzionario dello stile ma un artigiano del racconto. E come ogni grande artigiano, sapeva dove mettere le mani per far emergere la verità delle cose, anche in un’Italia che cambiava rapidamente. La sua camera non imponeva, ma osservava; non aggrediva, ma ascoltava. Questo lo rende, oggi più che mai, un autore da riscoprire, soprattutto in un tempo in cui la narrazione dell’umano spesso soccombe sotto il peso dell’eccesso o della spettacolarizzazione.

Il cinema di Comencini è in fondo, un cinema che ci riguarda: ci parla di noi, dei nostri affetti, dei nostri difetti, dei legami che ci tengono insieme. È un cinema che non fa rumore, ma che lascia un segno profondo. E per questo merita di essere ricordato, rivisto e riletto con occhi nuovi.

Published by


Lascia un commento