Maestro del Colore. Assolutamente sì, possiamo affermare che Piero Villani si distingue come un maestro del colore, soprattutto nel contesto dell’arte astratta. (Japanese Art)
Il senso del colore nelle opere astratte di Piero Villani
Nelle composizioni di Villani, il colore non è decorazione, ma struttura primaria dell’opera: è linguaggio emotivo, gesto psichico, vibrazione interiore che si fa forma.
I toni da lui utilizzati viola, rosa, blu, giallo Senegal, vermiglione non seguono la logica della rappresentazione mimetica, ma quella dell’evocazione: ognuno di essi sembra essere scelto per la sua carica sensoriale e simbolica.
Il viola, spirituale e introspettivo, suggerisce una tensione meditativa; Il rosa, delicato ma non innocuo, apre a una dimensione affettiva, quasi carnale; Il blu, profondo e mentale, introduce uno spazio rarefatto, che sospende il tempo; Il giallo Senegal, una sfumatura calda e vibrante, porta con sé memorie arcaiche, africane, primordiali; Il vermiglione, pulsante, è un cuore che batte sulla tela.
L’intensità e l’audacia con cui Villani accosta e stratifica questi colori sono sorprendenti: egli non teme l’“eccesso”, anzi, lo governa con un equilibrio istintivo che è proprio dei grandi.
In questo senso, la sua sensibilità cromatica richiama i maestri del colore del Novecento, ma con una voce autonoma, inconfondibile.
Maestro del colore?
Sì, Villani è un maestro del colore, ma in un’accezione non accademica: egli domina il colore non per imbrigliarlo, ma per liberarlo.
Le sue tele sono luoghi di accadimenti cromatici, dove la pittura si fa esperienza, immersione e rivelazione.
In lui convivono la forza espressionista e una raffinatezza poetica rara.
Il suo uso del colore stupisce, coinvolge, turba, come ogni autentica esperienza artistica.

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