Ci sono libri che non si leggono: si ascoltano.

Pagina dopo pagina, parola dopo parola, si aprono come porte su altre vite.

Antologia di Spoon River è uno di questi.

È una raccolta di voci.

Voci che parlano dal silenzio della tomba, che rompono la quiete del cimitero con confessioni intime, crudeli, poetiche.

È un coro di anime che non hanno più nulla da perdere, e per questo dicono la verità.

Quando ho letto per la prima volta Spoon River, ho avuto la sensazione di spiare l’invisibile.

Come se camminassi tra lapidi immaginarie, e ogni nome inciso fosse un frammento di me stesso.

Un paese che somiglia a tutti i paesi

Spoon River è un piccolo villaggio americano.

Ma potrebbe essere ovunque. In Italia, in Giappone, nei nostri ricordi.

Perché ciò che conta non è dove, ma chi: una sfilata di personaggi comuni il farmacista, il giudice, il violinista, la maestra che in vita hanno indossato maschere.

Ma nella morte si spogliano.

E parlano.

C’è chi confessa un amore mai detto.

Chi ammette di aver vissuto per compiacere gli altri.

Chi urla la propria solitudine.

Chi rimpiange ciò che non ha avuto il coraggio di essere.

Spoon River non è solo poesia.

È anatomia dell’anima umana.

La verità dopo il silenzio

Ciò che colpisce è la sincerità spietata di queste voci.

Non c’è retorica.

Non c’è pietà.

C’è solo verità.

E ci si accorge che la morte, in fondo, non è altro che il punto in cui la vita smette di recitare.

Dove finalmente possiamo dire: sono stato questo.

E mi è mancato questo.

In un’epoca in cui siamo costantemente chiamati a fingere, a performare, a sembrare felici, leggere Spoon River è quasi liberatorio.

È come ascoltare la parte più vera di chi ci sta attorno e forse anche di noi stessi.

Spoon River siamo noi

Ogni epitaffio diventa uno specchio.

Una domanda.

Sto vivendo davvero come vorrei? O sto solo seguendo uno script?

La grande lezione di Masters è semplice e terribile: la maggior parte delle persone capisce chi è… troppo tardi.

E allora queste poesie diventano inviti.

A dire ciò che sentiamo.

A lasciare andare i ruoli. A scegliere la nostra strada prima che sia qualcun altro a raccontarla al posto nostro.

Conclusione: imparare dai morti per vivere meglio

Antologia di Spoon River non è un libro triste.

È un libro necessario.

Parla della morte, sì, ma per insegnarci a vivere.

Per ricordarci che il tempo è limitato.

Che le parole non dette pesano.

Che la verità, anche quando fa male, è ciò che ci rende liberi.

Forse, leggere Spoon River è un modo per non arrivare impreparati al nostro epitaffio.

EDGAR LEE MASTERS :

https://pierovillani.com/2025/05/24/edgar-lee-masters-la-voce-segreta-dellamerica-profonda/

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