Il mistero della Danza Sufi. Il Corpo come spirale verso Dio
C’è un momento, in certe notti orientali, in cui il silenzio è spezzato da un fruscio di tuniche bianche che ruotano.
È la danza dei dervisci rotanti, figli del sufismo, che non ballano per esibirsi ma per dissolversi.
Non si tratta di uno spettacolo, ma di un rituale sacro: un cammino interiore che si compie con i piedi piantati nella terra e l’anima protesa verso il cielo.
La sema: la danza come preghiera
La danza sufi, o sema, è molto più di un movimento coreografico.
È un atto di devozione.
I dervisci ruotano in senso antiorario, con il braccio destro rivolto verso il cielo per ricevere la luce divina, e il sinistro verso la terra, per trasmettere agli uomini ciò che viene dall’alto.
Il loro girare non è vertigine, ma centratura: è il cuore a restare fermo mentre tutto il resto ruota intorno a Dio.
Origine mistica: Rūmī e l’estasi dell’Amore
Il sufismo è il volto mistico dell’Islam, e Jalāl ad-Dīn Rūmī ne è il poeta più luminoso.
Si racconta che fu lui, nel XIII secolo, a iniziare a ruotare su sé stesso, in estasi mistica, ascoltando il suono del martello di un fabbro, che gli parve il battito dell’universo.
Da allora, la danza divenne una via spirituale: non una fuga dal mondo, ma un immergersi nel suo mistero più profondo.
L’uomo come asse dell’universo
Ogni gesto del derviscio è simbolico.
Il mantello nero con cui entra rappresenta la tomba dell’ego.
Quando lo toglie, rinasce come essere spirituale.
Ruotando, il derviscio imita i pianeti che girano attorno al sole: è microcosmo del macrocosmo, danza vivente dell’equilibrio cosmico.
Un invito al silenzio interiore
Guardare la sema è come osservare una preghiera fatta di movimento.
C’è una bellezza silenziosa che non si può spiegare: si può solo sentire.
È il mistero dell’essere umano che cerca l’Assoluto, che si perde per ritrovarsi.
La danza sufi non si guarda: si contempla.
Conclusione: Ritornare al centro
In un mondo che corre, che urla, che si disperde, i dervisci ci ricordano il potere del girare in tondo.
Come bambini, come pianeti, come anime in cerca di quiete.
Il loro girare non è una fuga, ma un ritorno.
Verso il centro.
Verso l’Uno.
Verso l’Amore che tutto muove.

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