Nascondersi dietro un dito: il fragile teatro dell’illusione
C’è un’espressione che suona quasi infantile, eppure descrive con precisione chirurgica un comportamento umano profondissimo: nascondersi dietro un dito. È il gesto del bambino che chiude gli occhi e crede che il mondo sparisca. Ma è anche e forse soprattutto il gesto dell’adulto che finge di non vedere, per non essere visto davvero.
È un atto piccolo. Quasi ridicolo. Ma dentro quel dito minuscolo, c’è tutto il dramma della nostra fragilità.
Fingere di non sapere per non agire
Nascondersi dietro un dito è dire “sto bene” quando dentro crolla tutto. È restare in una relazione che ci spegne. È ignorare una verità scomoda perché affrontarla farebbe male. È scrollare il feed mentre il cuore ci sta chiedendo ascolto. È mettere una maschera leggera e sorridere, sperando che nessuno guardi troppo a fondo.
È un meccanismo di difesa. Ma anche una prigione. Perché più ci si nasconde, più ci si dimentica di essere visti.
L’autoinganno è il più raffinato dei trucchi
La verità è che non ci nascondiamo dagli altri ci nascondiamo da noi stessi. Speriamo che il dito basti a coprire ciò che non vogliamo sentire. Ma la mente vede. Il corpo sa. E prima o poi, quel dito si stanca. La realtà chiede presenza. E la vita, in fondo, è molto più intelligente delle nostre scuse.
Chi si nasconde troppo a lungo, spesso finisce per dimenticare cosa stava cercando di proteggere.
Il coraggio di togliersi il dito dalla faccia
Mostrarsi davvero non significa esporsi completamente. Significa smettere di fingere di non vedere. Smettere di raccontarsi storie solo per restare comodi. Significa, a volte, dire: “sì, ho paura. Sì, sto evitando. Sì, mi sto mentendo.”
E in quel momento, anche se nulla cambia fuori, qualcosa cambia dentro. Perché il gesto più potente non è mostrarsi agli altri è smettere di nascondersi a se stessi.
Conclusione : piccoli gesti, grandi verità
Nascondersi dietro un dito è umano. Tenero, persino poetico. Ma vivere davvero richiede qualcosa di più: il coraggio di guardarsi in faccia, anche quando non ci si piace. Anche quando non si è pronti.
E forse la vera libertà comincia proprio lì: nel momento in cui si abbassa la mano, si aprono gli occhi e ci si incontra. Finalmente.
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