Viviamo in un tempo in cui l’inglese ha invaso il nostro quotidiano.

Non ce ne accorgiamo quasi più, ma molte delle parole che usiamo al lavoro, sui social, persino tra amici non sono italiane. Sono prestiti, infiltrazioni, a volte vere e proprie mode linguistiche.

Alcuni le chiamano “anglicismi”. Altri, più ironicamente, “inglesorum”. Ma la verità è che fanno parte ormai della nostra realtà.

Perché usiamo l’inglese?

Non è solo una questione di tecnologia o globalizzazione. L’inglese è diventato il linguaggio della velocità, dell’efficienza, dell’internazionalità.

A volte scegliamo termini inglesi perché sembrano più diretti, più cool, più contemporanei. Altre volte, li usiamo perché… semplicemente non esiste un’alternativa italiana così efficace.

Ecco un elenco (non esaustivo) dei termini inglesi più usati dagli italiani:

Business & lavoro

Meeting → riunione

Briefing → aggiornamento rapido

Call → telefonata, colloquio

Deadline → scadenza

Feedback → riscontro, commento

Start-up → nuova impresa innovativa

Coworking → condivisione di spazi lavorativi

Tecnologia & digital

Smartphone → telefono intelligente

Laptop → computer portatile

App → applicazione

Download → scaricare dati

Screenshot → cattura dello schermo

Scrollare → scorrere una pagina

Link → collegamento ipertestuale

Moda & lifestyle

Outfit → completo, abbinamento

Look → aspetto, stile

Make-up → trucco

Glamour → fascino, eleganza

Fashion → moda

Social media & comunicazione

Post → pubblicazione

Story → storia (su Instagram, Facebook…)

Like → mi piace Follower → seguace

Taggare → etichettare

Hashtag → parola chiave

Sport & benessere

Fitness → forma fisica

Workout → allenamento

Trainer → allenatore

Running → corsa

Wellness → benessere

Tempo libero

Happy hour → aperitivo

Weekend → fine settimana

Location → luogo Event → evento

Live → dal vivo

Una lingua che si adatta o si perde?

La questione non è solo linguistica, ma culturale. C’è chi difende la purezza dell’italiano e chi celebra la sua capacità di assorbire, adattarsi, mutare.

È un dibattito antico: già nel Rinascimento si discuteva se fosse meglio il “volgare illustre” o il latino.

Oggi, il vero interrogativo è: questi anglicismi arricchiscono o impoveriscono la lingua?

La risposta non è univoca. Alcuni termini colmano lacune. Altri, invece, sembrano solo una posa.

Conclusione: tra globalizzazione e identità

L’uso dell’inglese riflette chi siamo: cittadini del mondo, ma con radici linguistiche profonde.

La sfida non è eliminare gli anglicismi, ma usare le parole con consapevolezza, scegliendo quando un termine inglese è davvero necessario…

e quando, invece, una bella parola italiana può dire molto di più.

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