Benedetto Petrone. Un ragazzo contro il buio
Bari, 28 novembre 1977.
È una sera di pioggia e rabbia.
Nella città vecchia, tra i vicoli e i muri ancora neri di povertà, si consuma un delitto che non è solo privato, non è solo politico.
È un delitto simbolico.
Benedetto Petrone, 18 anni, comunista, militante del movimento giovanile, viene aggredito da un gruppo di neofascisti mentre si dirige alla sezione del PCI.
Viene inseguito, pestato, colpito a morte.
Muore per strada. Muore perché esisteva.
Perché aveva preso posizione.
Perché in quegli anni, in quella città, prendere posizione era una condanna a rischio.
Chi era Benedetto Petrone
Un ragazzo del popolo.
Un militante convinto ma non fanatico.
Un corpo fragile, un’idea solida: che si potesse vivere senza piegare la testa, anche in un Sud segnato da disuguaglianze, clientelismo e silenzi.
Aveva il volto dei tanti ragazzi che negli anni ’70 si alzavano presto, studiavano, facevano volantinaggio, partecipavano alle assemblee, occupavano, discutevano, si esponevano.
Senza protezioni. Senza illusioni.
Con una speranza più grande della paura.
Una città ferita, una memoria scomoda
La morte di Benedetto Petrone squarcia Bari.
Migliaia di persone scendono in piazza.
Una città spesso rassegnata scopre una coscienza collettiva.
Ma negli anni successivi, quel nome scompare dalle cronache.
Troppo scomodo. Troppo divisivo.
La destra non vuole sentirlo.
La sinistra istituzionale, col tempo, lo archivia.
Solo alcuni movimenti, centri sociali, studenti e operai lo ricordano.
Come un segno inciso nel cemento, una ferita che non va chiusa in fretta.
Il simbolo di ciò che resta giusto
Benedetto Petrone non è un eroe da mitizzare.
È un segno vivente di un’epoca in cui la politica era anche carne, rischio, corpo a corpo.
Oggi il suo nome resiste
in una via di Bari vecchia; in un centro sociale autogestito che porta il suo nome; in una memoria controcorrente, che si ostina a non dimenticare.
È il volto pulito della militanza vera, quella senza cinismo, che non cerca gloria ma giustizia.
Ricordare è scegliere
Parlare oggi di Benedetto Petrone significa decidere da che parte stare.
In un tempo dove la memoria viene spesso trattata come una retorica stanca, Petrone è una verità che ancora brucia.
Non si tratta solo di commemorare.
Si tratta di riaprire la domanda:
Cosa significa oggi essere antifascisti?
Quanto costa, oggi come allora, non voltarsi dall’altra parte?
“Benedetto Petrone è morto, ma non è finito. È un pezzo vivo della nostra storia.”
(uno striscione del corteo del ’78)
Scrivere di lui non è un atto nostalgico.
È un gesto politico. È scegliere la luce.
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