Piero Villani


Cettigne

Ci sono città che non si misurano in grandezza, né in densità, né in velocità.

Ci sono città che non gridano, non abbagliano, non si impongono eppure custodiscono un cuore antico, una fiamma identitaria che non si spegne.

Cettigne, la vecchia capitale reale del Montenegro, è una di queste.

A un primo sguardo sembra sonnecchiare tra le montagne. Case basse, strade tranquille, edifici color ocra o verde slavato, pini secolari che fendono l’aria pura della valle.

Ma sotto questa quiete apparente pulsa una storia profonda, tragica, fiera, mai piegata.

Una storia fatta di monasteri, resistenze, orgoglio e memoria.

Cettigne è un altare laico e religioso, un punto fermo in una nazione che ha spesso dovuto reinventarsi.

La città-monastero

Il cuore spirituale della città è il Monastero di Cettigne, fondato nel XV secolo e più volte distrutto, ricostruito, trasformato. Ma sempre vivo.

Le sue pietre sembrano trattenere il suono delle preghiere ortodosse, il passo dei monaci, il respiro dei sovrani.

Qui sono conservate reliquie sacre, come la mano di San Giovanni Battista o frammenti della Santa Croce.

Ma più ancora, qui è custodita l’identità religiosa e culturale del Montenegro.

Cettigne è stata per secoli la capitale teocratica di un piccolo ma ostinato principato arroccato sulle sue montagne, deciso a difendere la propria libertà contro gli Ottomani, contro i grandi imperi, contro la dimenticanza.

Non c’è ostentazione in tutto questo. C’è silenzio, dignità, tenacia.

Il tempo dei re

Cettigne fu anche capitale politica. Qui vissero i sovrani Petrović-Njegoš, e qui si scrisse la breve ma intensa stagione della monarchia montenegrina.

Le residenze reali come il Palazzo del Re Nicola, oggi museo sono esempi sobri di un potere che non aveva bisogno di vastità, ma di coerenza.

Entrare in questi edifici significa entrare in una stanza della memoria, dove le uniformi, i libri, le lettere, gli arredi raccontano una monarchia povera ma colta, legata alla terra e alla fede.

Nel XIX secolo, Cettigne divenne ambasciata del Montenegro verso il mondo.

Qui sorsero consolati, accademie, biblioteche, teatri. I paesi europei Italia, Francia, Russia, Regno Unito inviarono diplomatici a questo piccolo nido d’aquila.

Non per interesse strategico, ma per rispetto. Perché Cettigne era (ed è) la coscienza alta del Montenegro.

La cultura come resistenza

Cettigne non è solo un luogo della memoria.

È un luogo dove la cultura è strumento di sopravvivenza. Qui ha sede l’Accademia delle Arti, la Biblioteca Nazionale, il Museo Nazionale del Montenegro, il Museo delle Icone, il Museo Etnografico.

In ogni angolo si respira un sapere che si è fatto pietra, una scrittura che si è fatta strada, una poesia che si è fatta nazione.

Passeggiare per Cettigne è come camminare in un libro aperto: ogni palazzo è un capitolo, ogni cortile una nota a margine.

Anche gli alberi sembrano custodire frasi non dette, e il vento tra le fronde porta con sé il suono delle antiche gusle, i canti epici dei contadini-soldati montenegrini.

Una città che ha scelto la sobrietà

Oggi Cettigne è una città piccola, decentrata rispetto alla moderna capitale Podgorica.

Non ha le luci delle metropoli, né le attrattive turistiche di massa. Ma chi sa osservare capisce che questa è una scelta.

Cettigne ha deciso di restare sé stessa

Di non vendersi. Di non travestirsi. Di difendere una bellezza che non è commerciale, ma radicata, silenziosa, verticale.

Il tempo qui non corre: si posa. I caffè si affacciano sulle piazze con discrezione.

I musei aprono le porte a chi ha occhi per vedere. I giovani che studiano arte o letteratura camminano accanto ai vecchi che ricordano le guerre.

E tutto convive.

Cettigne come simbolo

Cettigne non è solo una città.

È un’idea.

È la possibilità che una nazione possa nascere da un monastero, da una collina, da un gruppo di poeti e combattenti.

È la prova che la grandezza non ha bisogno di clamore.

Che le radici possono essere più forti dei numeri.

Che esiste una forma di civiltà che si misura non con il PIL, ma con la profondità dello sguardo.

Cettigne è il cuore segreto del Montenegro, e forse anche dell’anima balcanica: un cuore che ha sofferto, combattuto, perdonato e che continua a battere, ostinato, senza chiedere nulla se non il rispetto del silenzio e della storia.

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