Lido di Savio . Incontri particolari
C’è un certo tipo di magia che si manifesta solo nei luoghi di mare, quando l’estate è già alta, e la gente sembra smettere di fingere. Al Lido di Savio, tra la sabbia ancora calda alle otto di sera e le pizzerie che sfornano sorrisi stanchi, si fanno incontri strani. Particolari. A volte surreali.
Non parlo solo di gente eccentrica Parlo di energie sospese, di sguardi che durano un secondo eppure ti restano dentro per settimane. Parlo di una donna con un cane vestito da marinaio. Di un uomo solo che leggeva Montale in riva al mare. Di un ragazzo altissimo che cercava le stelle con un binocolo, e diceva di voler vedere “il destino prima che succeda”.
Al Lido di Savio ti siedi per un gelato e ti alzi con un racconto. La signora dell’hotel ti racconta che negli anni ’70 veniva Mina con la sua segretaria personale. Un barista sostiene di aver servito una sera una coppia che non parlava mai, ma rideva nello stesso identico momento, come se avesse un pensiero solo. E poi ci sono i silenzi: quelli che si scambiano due sconosciuti in costume, seduti su lettini vicini, senza nemmeno un ciao. Ma con una corrente di intesa che non serve nominare.
Storie che non si spiegano
Amori fugaci, eterni per una notte Ogni estate ha il suo amore-lampo. Al Lido di Savio non ci si innamora: si va in cortocircuito. C’è qualcosa che unisce due anime stanche in cerca di una vibrazione. A volte basta un sorriso, un cocktail, una danza storta sotto le luci al neon, per credere almeno fino all’alba che qualcosa di raro sia successo davvero. E poi si va via. Con un nome annotato a metà. Con un odore di cocco che resta sul cuscino. Con l’idea che la vita è piena di incontri strani, e che uno di questi, forse, ci ha cambiati senza dircelo. Conclusione: il Lido che respira umanità. Il Lido di Savio non è una metropoli, né un sogno da cartolina. È un angolo d’Italia che sa ancora sorprendere, in silenzio. È un piccolo teatro dove vanno in scena vite normali e gesti misteriosi, con la leggerezza di chi sa che ogni incontro anche il più bizzarro può essere un regalo. E chissà, magari il prossimo sarà il tuo.
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La narrazione descrive l’atmosfera rarefatta di una località balneare fuori stagione, dove il silenzio e la luce particolare favoriscono riflessioni profonde sull’identità e sulla memoria dei luoghi.
L’incontro “particolare” citato nel titolo si riferisce a una dinamica umana e psicologica, legata alla percezione del tempo e a come certi spazi riescano a trattenere tracce di chi li ha attraversati.
L’essenza del brano risiede nella capacità di osservare l’ordinario con uno sguardo capace di coglierne le sfumature più intime e meno evidenti.
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