Ci sono città che si costruiscono, e città che si scavano.

Matera appartiene a questa seconda stirpe: non è edificata, ma estratta, come se la terra stessa avesse deciso di offrire al cielo la sua intimità.

Ogni pietra, ogni grotta, ogni gradone racconta un abisso di tempo, una pazienza umana sedimentata tra crepe e tufo.

Matera non si guarda

si discende. Si penetra, si tocca.

È un luogo verticale, scavato dentro la crosta della storia, e tuttavia sollevato dalla luce una luce abbacinante, antica, che lava le superfici e accarezza i secoli.

I Sassi

un’architettura che è antropologia

Il cuore di Matera sono i Sassi, il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano

due anfiteatri naturali scolpiti nel tufo, che da lontano sembrano un presepe scolorito, ma da vicino si rivelano un miracolo di adattamento umano.

Le case non sono costruite, ma cavate nella roccia

i tetti sono pavimenti di altri; le scale non portano solo in alto o in basso, ma attraverso la storia.

Vivere nei Sassi significava abitare la terra come un ventre, in simbiosi con l’umidità, la fatica, la ciclicità del giorno e della notte.

Non c’era separazione tra vita e natura, tra uomo e animale, tra casa e caverna.

Tutto era unità arcaica, e per questo scandalosamente moderna.

Dalla vergogna alla rinascita

Negli anni Cinquanta del Novecento, Matera era la vergogna d’Italia.

Così la definì Palmiro Togliatti, visitando le abitazioni-grotta dove vivevano famiglie intere con muli e galline, in condizioni di povertà assoluta.

Le immagini di Carlo Levi, nel suo Cristo si è fermato a Eboli, fecero conoscere al mondo un’Italia contadina, dimenticata, crudele.

Fu un trauma, ma anche una svolta.

I Sassi furono svuotati, abbandonati, lasciati al silenzio e alla rovina.

Per decenni Matera sembrò un relitto del passato.

Eppure proprio in quel silenzio, in quel tempo sospeso, germogliava la possibilità del riscatto.

Oggi Matera è patrimonio UNESCO, Capitale Europea della Cultura 2019, e uno dei luoghi più suggestivi d’Europa.

Non per aver dimenticato il suo passato, ma per averlo trasformato in coscienza.

Una città che non è città

Matera non si visita come si visita una città.

Non ha viali, né assi urbani.

È labirinto e grumo, un organismo urbano che si muove tra l’ipogeo e la terrazza, tra il silenzio e il riverbero del sole.

Si cammina tra scale e viuzze che non portano da A a B, ma da uno stato d’animo all’altro.

È città verticale, ma anche orizzontale; contadina, ma insieme mistica; antichissima, eppure futuribile.

È architettura senza architetti, urbanistica istintiva, poesia minerale.

Il tempo scavato

A Matera, il tempo non scorre, si incide.

Ogni chiesa rupestre, ogni affresco scolorito, ogni pietra consunta racconta non un istante, ma una durata.

Qui tutto resiste, tutto sussiste, tutto parla con una voce bassa ma profonda.

Le chiese scavate nel tufo, affrescate con tocchi bizantini, sono santuari di intimità, dove il sacro non ha bisogno di monumentalità.

Anche le grotte inaccessibili, ormai vuote, hanno un’anima che resta.

E quando il tramonto accende i Sassi di una luce rosata e liquida, si ha la sensazione che non ci sia confine tra materia e spirito, tra la casa e il tempio.

Il cinema e il sogno

Non a caso, Matera è stata scelta più volte come set cinematografico.

Non solo da Pasolini (Il Vangelo secondo Matteo), ma anche da Mel Gibson (La Passione di Cristo) e da numerosi registi che cercavano una Gerusalemme interiore, una città fuori dal tempo, capace di evocare il sacro, il deserto, il dolore e la speranza.

Ma Matera non è solo cinema biblico.

È anche luogo di sperimentazione artistica, di residenze culturali, di giovani architetti che lavorano con la pietra come si lavora con la memoria.

Una lezione per il futuro

In un mondo che corre, consuma e dimentica, Matera è una lezione di lentezza e di fedeltà.

Ci insegna che il futuro non è nel cemento, ma nella terra; non nel nuovo, ma nel rinnovato; non nel volume, ma nella cavità.

Matera ci invita a scavare, non a costruire.

A riscoprire le profondità dell’abitare, del vivere insieme, del respirare la natura anziché dominarla.

E in questo, è più contemporanea di ogni città vetrina.

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