Roy De Vita

Nella nostra epoca, in cui l’apparenza spesso viene prima dell’essenza, Roy De Vita è riuscito a ritagliarsi un ruolo autorevole e rispettato nel mondo della chirurgia plastica, senza mai perdere il senso del limite, della misura, dell’etica. Una rarità.

Molti lo conoscono per il suo passato sentimentale con Nancy Brilli, altri per le frequenti apparizioni in tv, ma pochi sanno che De Vita è stato per anni primario di Chirurgia plastica all’Istituto dei Tumori “Regina Elena” di Roma, dove si è distinto non solo per l’abilità tecnica, ma per la sensibilità verso pazienti fragili e complesse, come le donne colpite da tumore al seno.

Un chirurgo con il bisturi e con la testa

Roy De Vita non è il “medico delle star”, anche se tra i suoi pazienti ci sono sicuramente nomi noti. È piuttosto un intellettuale della chirurgia, uno che riflette, che scrive, che ragiona su cosa voglia dire “intervenire” su un corpo.

Ha sempre distinto chirurgia estetica da chirurgia plastica ricostruttiva, sottolineando come la seconda sia spesso una forma di rinascita, un atto terapeutico e psicologico insieme.

Lo si ascolta parlare con chiarezza: “la bellezza non è simmetria perfetta, ma armonia personale”. Non promette miracoli, promuove consapevolezza.

La battaglia contro l’abuso estetico

In un’epoca in cui i filtri digitali hanno deformato la percezione del corpo e in cui l’ideale estetico è diventato sempre più irreale, De Vita ha preso posizioni pubbliche nette contro l’eccesso.

Ha denunciato il ricorso sconsiderato ai ritocchi, soprattutto tra i più giovani, e ha più volte invitato alla prudenza: “Non tutto ciò che si può fare, si deve fare”.

È un messaggio forte, soprattutto per un chirurgo che, volendo, potrebbe cavalcare la moda e accumulare fortune. Ma Roy De Vita è uno di quelli che preferisce dormire con la coscienza serena.

Il medico, il comunicatore, l’uomo

Roy De Vita ha anche il dono raro della comunicazione. Sa parlare al grande pubblico, sa farsi ascoltare senza paternalismi, con una calma gentilezza e una fermezza di fondo.

Nei talk show, nei documentari, nelle interviste, porta sempre con sé una visione umana, non estetizzante, del corpo.

Al tempo stesso, non si nasconde: ha parlato della sua vita privata con discrezione, ha ammesso errori, ha mostrato debolezze. Questo lo rende un uomo vero, non solo un medico.

Conclusione: chirurgia e responsabilità

Roy De Vita rappresenta un punto d’equilibrio difficile ma necessario, in un’epoca in cui il corpo rischia di essere trattato come un oggetto, e non come una storia.

In lui convivono l’artigiano di precisione, il clinico rigoroso e il filosofo del confine: tra ciò che si può cambiare e ciò che, invece, si deve imparare ad accettare.

Scrivere di lui significa anche riflettere su come la medicina possa essere etica, empatica e intelligente, e su come il cambiamento del corpo possa (o debba) sempre andare di pari passo con il rispetto dell’anima che quel corpo lo abita.

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