Negli ultimi anni, l’Italia ha visto un proliferare di consoli onorari: figure affascinanti, talvolta pittoresche, spesso celebrate a eventi mondani, ricevimenti e cerimonie. Il titolo, nobile e suggestivo, richiama un certo immaginario diplomatico. Ma la domanda lecita, concreta è: sono tutti all’altezza del ruolo?
Chi è davvero un console onorario?
Il console onorario non è un diplomatico di carriera. È una persona del luogo (spesso cittadino italiano) che rappresenta gli interessi di un Paese estero in una specifica area.
Dovrebbe offrire assistenza ai cittadini stranieri, promuovere scambi culturali ed economici, tutelare i rapporti bilaterali. Il tutto senza stipendio, ma con un certo prestigio sociale.
È una figura utile, a volte fondamentale, quando ben scelta. Ma proprio qui nasce il punto dolente.
Onore o passerella?
Selezionati con criteri poco trasparenti, alcuni consoli onorari sembrano più interessati ai vantaggi simbolici che ai doveri concreti. Targhe, salotti, titoli da esibire, inviti ufficiali, foto con politici e celebrità.
Ma al di là del glamour: cosa fanno, davvero? Quanti parlano la lingua del Paese che rappresentano? Quanti conoscono le leggi consolari, l’etica diplomatica, la discrezione?
E quanti, invece, usano il titolo come strumento di potere sociale o copertura opaca per altri interessi?
Una figura che andrebbe regolata con rigore
L’Italia ospita centinaia di consoli onorari, un numero molto alto rispetto ad altri Paesi europei. Ma manca un vero controllo di merito e comportamento.
Non si tratta di criminalizzare la categoria: molti sono eccellenti, seri, appassionati, e svolgono un lavoro spesso silenzioso e prezioso. Ma è proprio per rispetto verso questi ultimi che occorrerebbe fare pulizia, chiarire i requisiti, verificare l’attività reale.
Prestigio? Sì, ma con responsabilità
Essere console onorario non è un titolo decorativo. È un impegno. Chi lo riceve, dovrebbe essere valutato per cultura, discrezione, integrità, senso del dovere.
Non basta presenziare a una mostra, a un ricevimento, a una stretta di mano: bisogna lavorare nell’ombra, con dignità, per rappresentare un Paese che si è affidato a te.
Conclusione: meno spille, più sostanza
L’Italia è un Paese ricco di relazioni internazionali, e i consoli onorari possono esserne strumenti preziosi.
Ma troppi titoli dati con leggerezza rischiano di svilire la funzione.
Meglio pochi, buoni, autorevoli — che tanti, silenziosi e in cerca di scena.

Lascia un commento