Ci sono scarpe che si consumano. Altre che accompagnano. Le Church’s appartengono a questa seconda categoria: non si indossano, si portano con sé, come si fa con una buona educazione o con una memoria d’infanzia. Fondate a Northampton nel 1873, in quella zona dell’Inghilterra dove le scarpe si costruiscono come si costruirebbe una cattedrale, queste calzature non hanno mai inseguito la moda. Semmai, ne hanno segnato il confine.
Ogni paio richiede otto settimane di lavoro, più di 250 passaggi manuali, pelli selezionate una ad una, cuciture Goodyear che non temono il tempo ma lo attraversano. È una bellezza discreta, quella delle Church’s, fatta di simmetrie misurate, di lucentezze che non abbagliano, di silhouette che non cercano attenzione, ma la ottengono comunque.
Indossare una Church’s è un atto di continuità. Si cammina su una linea che collega Londra e Torino, Parigi e Tokyo, senza mai rinunciare alla propria postura interiore. La scarpa si adatta al piede, ma non cede: come ogni cosa ben fatta, pone delle regole. E chi la sceglie, le accetta.
Ci sono oggetti che parlano. Le Church’s sussurrano. Raccontano l’amore per il dettaglio, la pazienza dell’artigiano, il rispetto per ciò che dura. Sono, in fondo, una dichiarazione silenziosa: “Io non passo. Resto.”
https://pierovillani.com/2025/10/01/churchs-leccellenza-artigianale-delle-scarpe-inglesi-di-lusso/

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