1901/1999
è stato un pittore, scenografo e docente italiano, tra le figure centrali dell’arte moderna del Novecento.
Nato a Genova, si trasferì a Torino nel 1911, dove intraprese inizialmente studi in economia e giurisprudenza, ma presto la sua vera vocazione lo condusse verso l’arte.
Nel 1928 visse a Parigi per circa un anno, entrando in contatto diretto con le opere di Matisse, Dufy e Braque.
Questo soggiorno parigino fu decisivo per la formazione del suo stile, caratterizzato da un uso audace e lirico del colore, e da una libertà espressiva ispirata al fauvismo e al post-impressionismo francese.
Nel 1929, al suo ritorno a Torino, fu tra i fondatori del Gruppo dei Sei Pittori di Torino, insieme a Jessie Boswell, Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi e Francesco Menzio.
Nel 1940 Paulucci divenne professore di pittura all’Accademia Albertina di Torino, di cui fu anche direttore dal 1954.
Il gruppo, sostenuto dal critico Lionello Venturi, rappresentava una risposta modernista e anti-fascista alle tendenze ufficiali del regime, come il Futurismo e il Novecento Italiano.
La loro pittura cercava la verità interiore dell’immagine, svincolata da ogni dogma ideologico o accademico.
Il suo insegnamento si basava sull’idea di una pittura libera, personale, aperta alla modernità ma sempre attenta alla qualità poetica dell’immagine.
Accanto all’attività pittorica, Paulucci si dedicò anche alla scenografia teatrale, collaborando con registi come Giorgio Strehler e Mario Soldati, e lavorando per teatri di prestigio come il Teatro La Fenice di Venezia.
La sua opera si concentra su paesaggi, nature morte e marine, spesso realizzati con olio, gouache e tecniche grafiche.
I suoi quadri colpiscono per la loro forza emotiva e l’equilibrio tra istinto e costruzione formale.
Enrico Paulucci ha partecipato a numerose edizioni della Biennale di Venezia e le sue opere si trovano in importanti collezioni pubbliche e private.
È ricordato come un artista che ha saputo coniugare l’amore per la pittura con un profondo senso etico e civile, restando sempre fedele a una visione libera dell’arte.

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