Nato ad Homs, Libia .
E’ stato uno dei protagonisti assoluti della scena artistica italiana del secondo Novecento
Figura eclettica, controversa e potentemente visionaria ha attraversato numerosi linguaggi espressivi, anticipando tendenze e intercettando le nevrosi e le seduzioni della società dei consumi.
Origini e formazione Nato in Libia da genitori italiani, si trasferisce presto a Roma.
Il padre, restauratore al Museo Etrusco di Villa Giulia, influisce sulla sua precoce familiarità con l’arte.
Dopo una breve esperienza come restauratore, Schifano abbandona il mestiere per dedicarsi totalmente alla pittura.
Prime opere e “monocromi” Alla fine degli anni ’50 realizza i famosi monocromi, grandi superfici uniformi che superano l’informale e si collegano al concettualismo e all’astrazione post-pittorica.
Viene subito notato dalla critica, in particolare da Emilio Villa e Pierre Restany.
Anni ’60 il successo e la Pop Art Partecipa alla mitica mostra “Nuove tendenze dell’arte italiana” (1960) e alla Biennale di Venezia (1964).
Si avvicina alla Pop Art, senza copiarla: la sua è una Pop italiana, più lirica e più malinconica.
Compaiono simboli della modernità: Coca-Cola, Esso, paesaggi televisivi, segnali stradali, loghi, palme.
Lavora tra Roma, New York e Parigi, stringendo rapporti con poeti, registi e intellettuali (Pasolini, Moravia, Angeli, Festa).
Televisione, fotografia e sperimentazione Anticipa il concetto di immagine mediatica riciclata: fotografa lo schermo televisivo e lo rielabora sulla tela.
Usa emulsioni fotografiche, smalti, serigrafie, acrilici.
La pittura diventa processo mentale e fisico, contaminato da cinema, musica, pubblicità.
Lavora anche con la pellicola: gira film sperimentali e si interessa al linguaggio del video.
Anni ’70-’80 crisi, ritorni e nuove icone Alterna periodi di isolamento a momenti di intensa produzione.
Rielabora la pittura di paesaggio e cita la storia dell’arte in modo ironico o sentimentale (i “Paesaggi anemici”, le citazioni da De Chirico o Van Gogh).
È prolifico ma discontinuo, spesso al limite dell’autodistruzione (dipendenze, eccessi, isolamento).
Malgrado ciò, il mercato e le gallerie continuano a cercarlo.
Ultimi anni e morte Negli anni ’90 Schifano lavora intensamente, spesso assistito da collaboratori e tecnici.
Continua a usare mezzi tecnologici, emulsioni fotografiche, immagini digitali.
Muore a Roma nel 1998, lasciando un vasto corpus di opere, molte delle quali ancora oggetto di dispute sull’autenticità.
Stile e visione Schifano è un artista ibrido, anticipatore, trasversale.
Ha saputo intuire il potere delle immagini, la crisi della pittura, e il fascino della riproducibilità tecnica, ben prima della digitalizzazione.
È stato postmoderno prima del postmoderno, capace di accogliere contraddizioni, ironia e lirismo in un solo gesto pittorico.
Frasi celebri “La pittura è l’unica cosa che non riesco a smettere di fare.”
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