Helga Deen

è stata una giovane ebrea olandese di origini tedesche, nata il 6 aprile 1925 a Stettin (oggi Szczecin, Polonia). È conosciuta per il diario che scrisse durante la sua prigionia nel campo di concentramento di Vught (Kamp Vught) nei Paesi Bassi durante la Seconda Guerra Mondiale. Il diario, scoperto nel 2004, offre una testimonianza toccante delle sue esperienze e dei suoi sentimenti durante quel periodo tragico.

Vita e deportazione

Helga era figlia di Willy Deen, un chimico olandese, e Käthe Wolff, una dottoressa ebrea tedesca. Nel 1933, la famiglia si trasferì a Tilburg, nei Paesi Bassi, per sfuggire alla crescente persecuzione nazista. Helga frequentò il liceo locale, dove conobbe il suo fidanzato, Kees van den Berg. Nel giugno 1943, Helga e la sua famiglia furono deportati al campo di concentramento di Vught. Successivamente, furono trasferiti al campo di transito di Westerbork e infine al campo di sterminio di Sobibór, dove furono uccisi il 16 luglio 1943. Helga aveva solo 18 anni. 

Il diario

Durante la sua prigionia a Vught, Helga tenne un diario scritto in un quaderno scolastico verde, indirizzato al suo fidanzato Kees. Nel diario, esprimeva le sue paure, speranze e riflessioni sulla vita nel campo. Scrisse anche lettere e conservò piccoli oggetti personali, come una penna stilografica e una ciocca di capelli. Riuscì a far pervenire questi effetti a Kees, che li custodì fino alla sua morte nel 2004. Successivamente, il figlio di Kees donò il diario agli archivi storici di Tilburg, che lo pubblicarono nel 2007 con il titolo “Dit is om nooit meer te vergeten” (“Questo è per non dimenticare mai”). 

Eredità e memoria

Il diario di Helga Deen è una delle poche testimonianze scritte da una donna nei campi di concentramento olandesi, paragonabile per importanza a quello di Anne Frank. Nel 2007, è stata posta una pietra commemorativa per Helga e la sua famiglia lungo il “Sentiero del Cielo” a Sobibór, il percorso che conduceva alle camere a gas. 

La storia di Helga Deen continua a essere una potente testimonianza della resilienza umana e dell’importanza della memoria storica.

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