Turchia e Islam

intrattengono un rapporto complesso, stratificato e in continua evoluzione, che riflette sia la storia dell’Impero Ottomano sia la modernizzazione avviata nel XX secolo con la fondazione della Repubblica di Turchia.

Eredità ottomana

Per secoli, l’Impero Ottomano (1299–1922) ha rappresentato uno dei più grandi califfati islamici, con il sultano anche nella funzione di Califfo, guida politica e spirituale dell’umma islamica sunnita.

L’Islam era parte integrante della struttura statale: la legge islamica (shari‘a) era alla base dell’ordinamento giuridico, e il potere politico e religioso erano strettamente intrecciati.

Laicità kemalista

Con la fondazione della Repubblica nel 1923 da parte di Mustafa Kemal Atatürk, si attua una radicale secolarizzazione:

Il Califfato viene abolito nel 1924. La shari‘a viene sostituita da un codice civile di ispirazione europea. Viene vietato l’uso del velo nelle istituzioni pubbliche e aboliti molti simboli religiosi nella vita pubblica.

Le confraternite islamiche (tarikat) vengono bandite.

La Turchia diventa così il primo paese a maggioranza musulmana a istituzionalizzare la laicità (in turco: laiklik), pur mantenendo una popolazione quasi interamente musulmana (oggi circa il 99%, per lo più sunnita hanafita).

Religione e politica nel secondo Novecento

Nonostante la laicità formale, l’Islam è sempre rimasto un elemento identitario profondo.

Dagli anni ’50 in poi, con l’introduzione del multipartitismo, i partiti di ispirazione religiosa iniziano a riemergere, spesso in tensione con l’esercito, custode della laicità kemalista.

Un momento cruciale è l’ascesa di Recep Tayyip Erdoğan e del suo partito AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo), al potere dal 2002.

Pur dichiarandosi inizialmente liberale e moderatamente islamico, nel tempo il governo ha promosso una maggiore visibilità dell’Islam nella vita pubblica e nell’educazione:

Si è allentato il divieto sul velo nei luoghi pubblici.

Le scuole religiose (imam hatip) sono aumentate.

La Direzione degli Affari Religiosi (Diyanet), un organo statale, ha visto crescere enormemente il suo budget e la sua influenza.

Islam contemporaneo in Turchia

Oggi la Turchia vive un equilibrio instabile tra tradizione religiosa e modernità secolare.

L’Islam ha ritrovato centralità nel discorso pubblico, ma persiste un forte pluralismo interno:

Oltre ai sunniti, esiste una significativa minoranza alevita (tra il 10 e il 20% della popolazione), spesso emarginata e in cerca di riconoscimento.

Le confraternite religiose, pur ufficialmente vietate, operano informalmente.

Vi è un crescente dibattito tra turchi secolaristi, conservatori religiosi e movimenti islamisti più radicali.

Prospettive

Il futuro del rapporto tra Turchia e Islam dipende da vari fattori: le dinamiche geopolitiche, l’economia, la pressione dell’UE (di cui la Turchia è candidata da anni) e i cambiamenti demografici.

La sfida è quella di mantenere un’identità islamica senza compromettere la pluralità, i diritti individuali e la laicità delle istituzioni.

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