La pelle può fornire i primi segnali di un contagio da HIV, poiché circa il 90% delle persone con HIV sviluppa almeno una patologia cutanea prima della diagnosi o durante il trattamento.
Questi segni cutanei includono eruzioni maculo-papulari simili a quelle della mononucleosi o del morbillo, dermatite seborroica estesa e resistente ai trattamenti, herpes zoster ricorrente o esteso, scabbia diffusa, infezioni fungine croniche come candidosi orale ed esofagea, dermatofitosi estese e forme gravi di psoriasi.
Il virus HIV provoca una disregolazione della risposta immunitaria della pelle, attaccando le cellule T e causando infiammazione e danno cutaneo, oltre a favorire infezioni opportunistiche da virus, batteri e funghi. Le manifestazioni cutanee possono variare tra la fase acuta (con papule pruriginose rosso scuro e placche giallastre) e la fase cronica dell’infezione, caratterizzata da complicanze legate all’immunosoppressione.
Il dermatologo svolge un ruolo cruciale come “sentinella” per la diagnosi precoce dell’HIV, riconoscendo queste lesioni cutanee atipiche e resistenti ai trattamenti e attivando l’iter diagnostico con test specifici. La diagnosi tempestiva può migliorare significativamente la gestione e la prognosi del paziente.
Il trattamento delle manifestazioni cutanee associate all’HIV prevede una terapia antiretrovirale combinata con trattamenti topici antinfiammatori e antistaminici, oltre a misure di prevenzione e cura della pelle.
In sintesi, osservare attentamente la pelle può anticipare la diagnosi di HIV, rendendo il dermatologo un alleato fondamentale nella lotta contro l’infezione.

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