Era un edificio specificamente progettato per l’esercizio della prostituzione nell’antica città romana.
Si tratta di un bordello a due piani situato in una posizione strategica tra il Foro e l’importante asse stradale nord-sud della città.
Il suo funzionamento si basava sull’offerta di prestazioni sessuali a pagamento da parte di prostitute, per lo più schiave o donne di condizione sociale bassa, spesso importate o vendute.
Le prostitute erano disponibili in piccole stanze e il luogo era decorato con dipinti erotici che indicavano i servizi offerti.
Nel postribolo operava anche un servo specializzato, che stava vicino alla porta per rispondere alle esigenze dei clienti e gestire le entrate delle prostitute.
Inoltre, il Lupanare non era un luogo riservato solo ai ricchi, ma frequentato soprattutto da uomini di ceto modesto, mentre i più abbienti potevano scegliere etere private.
L’accesso era rivolto principalmente alla popolazione maschile, con possibilità di scegliere la prostituta in base a caratteristiche fisiche visibili mentre si esponevano al sole, come indicano testimonianze letterarie.
L’edificio, restaurato di recente, rappresenta un unicum per la sua conservazione e la quantità di reperti archeologici (murales, graffiti, oggetti) che hanno permesso di studiare in dettaglio aspetti della sessualità, della prostituzione e delle dinamiche sociali romane.
In sintesi, il postribolo pompeiano funzionava come un bordello pubblico dove si esercitava la prostituzione in piccoli ambienti privati, con una organizzazione interna curata e segni visivi molto espliciti destinati alla clientela maschile di varia estrazione sociale.
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