E’ stato uno dei più influenti registi del cinema moderno, noto per il suo stile visivo sofisticato, la riflessione sull’alienazione dell’individuo nella società contemporanea e la messa in discussione delle convenzioni narrative del cinema classico.
Biografia essenziale
Antonioni nasce a Ferrara il 29 settembre 1912. Dopo la laurea in economia a Bologna, si trasferisce a Roma dove frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia. Inizia la sua carriera nel cinema come critico e sceneggiatore, collaborando con registi come Roberto Rossellini e Enrico Fulchignoni.
Le tematiche ricorrenti
Antonioni si allontana presto dal neorealismo per esplorare un territorio più introspettivo, privilegiando il silenzio, l’incomunicabilità, la solitudine e il vuoto emotivo come elementi centrali. Nei suoi film, la trama tende a dissolversi: ciò che importa è il modo in cui i personaggi si muovono nel tempo e nello spazio, spesso immersi in paesaggi urbani o naturali che riflettono il loro stato interiore.
Film principali
“L’avventura” (1960) – Il film che lo consacra internazionalmente. Lento, enigmatico, costruito sull’assenza e sull’incomunicabilità. “La notte” (1961) – Una riflessione sulla crisi esistenziale e sentimentale nella borghesia intellettuale. “L’eclisse” (1962) – Ultimo della cosiddetta “trilogia dell’incomunicabilità”, girato con Monica Vitti e Alain Delon. “Deserto rosso” (1964) – Il suo primo film a colori, che usa cromie innaturali per sottolineare l’angoscia psicologica della protagonista. “Blow-Up” (1966) – Girato a Londra, è una meditazione sulla percezione e sulla realtà. Ha vinto la Palma d’Oro a Cannes. “Zabriskie Point” (1970) – Un film controverso sull’America e la controcultura. “Professione: reporter” (1975) – Con Jack Nicholson e Maria Schneider, è un film sull’identità e il desiderio di fuga.
Stile e innovazioni
Antonioni rompe le regole del montaggio classico, rallenta il ritmo, lascia che le inquadrature parlino più dei dialoghi. È un regista della sottrazione. Il vuoto, il silenzio, i gesti sospesi diventano protagonisti quanto gli attori. Le architetture, gli spazi vuoti, il paesaggio urbano o desertico non sono semplici sfondi ma parte integrante della narrazione.
Eredità
La sua influenza è enorme: registi come Wim Wenders, Andrei Tarkovskij, Sofia Coppola, Gus Van Sant e molti altri lo considerano un punto di riferimento. Antonioni ha ridefinito le possibilità espressive del linguaggio cinematografico, spostandolo verso la pittura, l’architettura e la filosofia.

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