Piero Villani


Cappadocia

è una regione storica situata nell’Anatolia centrale, nell’odierna Turchia, che copre principalmente le province di Nevşehir, Kayseri, Aksaray, Kırşehir, Sivas e Niğde.

È famosa per il suo paesaggio unico, caratterizzato da formazioni vulcaniche erose nel tempo, come i famosi “camini delle fate”, valli, coni e chiese scavate nella roccia, oltre a città sotterranee scavate per protezione in epoche antiche.

La storia di Cappadocia è antichissima

Presenza umana

fin dal Paleolitico e reperti neolitici testimoniano l’insediamento precoce.

Fu centro dell’impero ittita, chiamato originariamente Hatti, con capitale Hattusa nel tardo Bronzo.

Nel III millennio a.C. vi si sviluppò Kanesh (oggi Kültepe), importante città delle colonie assiro-babilonesi, con migliaia di tavolette di argilla tra i primi documenti scritti in Turchia.

Dal VI secolo a.C. fu parte dell’impero persiano come satrapia chiamata Katpatuka, “paese dei bei cavalli” o “terre basse”, secondo varie interpretazioni linguistiche.

Dopo Alessandro Magno e la caduta dei Persiani, Cappadocia divenne un regno ellenistico governato da una dinastia locale, poi provincia romana dal 17 d.C., fondamentale per il controllo strategico delle vie montane.

Fu anche uno dei centri iniziali del cristianesimo, con molte chiese rupestri e monasteri bizantini.

Oggi Cappadocia è una delle principali destinazioni turistiche della Turchia, apprezzata sia per le sue bellezze naturali che per il suo straordinario patrimonio storico-culturale, riconosciuto come sito UNESCO.

In sintesi, Cappadocia è un territorio ricco di storia millenaria, intrecciata con culture ittite, persiane, ellenistiche, romane e bizantine, noto soprattutto per il suo paesaggio vulcanico spettacolare e le testimonianze archeologiche di insediamenti antichi e di prime comunità cristiane.

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