Piero Villani


Rodney Smith

E’ stato un fotografo americano noto per la sua capacità di coniugare eleganza, ironia surreale e poesia visiva in immagini in bianco e nero realizzate rigorosamente in pellicola e con luce naturale, senza ritocchi digitali.

La sua opera si caratterizza per un equilibrio raffinato tra rigore compositivo e elementi insoliti o paradossali che sorprendono lo spettatore, creando una narrazione onirica dove la realtà sfuma nel surreale.

Nato nel 1947 a Long Island, Smith ha studiato prima letteratura inglese e teologia, laureandosi a Yale, dove ha appreso fotografia da Walker Evans, uno dei grandi maestri della fotografia americana.

La sua formazione rigorosa e la passione per il bianco e nero lo hanno portato a sviluppare uno stile che evoca “l’essenza dell’esperienza vissuta”, privilegiando la profondità emotiva rispetto al colore.

Le sue immagini spesso rievocano e si ispirano alla poetica surrealista di René Magritte, giocando con l’inconscio, il sogno e la percezione visiva.

Smith ha definito il bianco e nero come una sorta di “struttura architettonica” che riflette le fondamenta del nostro sentire, e ha sempre valorizzato la luce naturale e le pose perfette, creando fotografie che sembrano quadri vivi, elegantemente ironici e delicatamente bizzarri.

A partire dal 3 ottobre 2025 e fino al 1 febbraio 2026, Palazzo Roverella a Rovigo ospita la prima grande retrospettiva italiana dedicata a Rodney Smith, con oltre cento sue fotografie che testimoniano il suo talento nel trasformare la realtà in un gioco d’equilibrio fra ordine e disorientamento, eleganza classica e assurdo, richiamando riferimenti anche a Hitchcock, Wes Anderson e Buster Keaton.

In sintesi, il “occhio” di Rodney Smith si distingue per un surrealismo elegante e ironico, capace di trasportare chi guarda verso un mondo sospeso tra sogno e realtà, dove ogni immagine è costruita con cura artigianale e un tocco di mistero poetico.

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