Piero Villani


Alligator Alcatraz

Alligator Alcatraz è un centro di detenzione per migranti irregolari situato nelle Everglades in Florida, voluto dall’amministrazione Trump come misura di “carcere duro” per scoraggiare e trattenere i migranti in attesa di espulsione.

Non è la storica prigione di Alcatraz, ma il nome richiama quella famosa struttura, richiamando anche la presenza di alligatori nella zona per aumentarne la sicurezza naturale.

Il centro ha condizioni estremamente dure e controverse : è stato descritto da detenuti italiani come una sorta di “gabbia come un pollaio”, con 32 persone ammassate in celle delimitate da reti metalliche, bagni aperti senza privacy, mancanza di adeguata assistenza medica, acqua potabile insufficiente e problemi igienico-sanitari gravi.

La luce resta accesa 24 ore su 24, senza possibilità di dormire bene, e le strutture sono soggette a continue rotture come perdite e interruzioni di corrente, con conseguenti problemi di aria condizionata e acqua.

Temperatura e umidità sono elevate (circa 40 gradi con il 90% di umidità), aggravando le condizioni di vita.

Alcuni detenuti sono stati perfino ospedalizzati per le pessime condizioni sanitarie.

Il governatore della Florida, Ron DeSantis, ha sostenuto che il luogo è estremamente sicuro perché difficilmente un detenuto potrebbe fuggire senza dover affrontare alligatori e altre difficoltà naturali.

La struttura è stata costruita in appena otto giorni e può ospitare fino a 3.000-5.000 persone secondo varie fonti.

Detenuti, tra cui due italiani, hanno denunciato pesantemente il trattamento come disumano, con condizioni simili a un campo di concentrazione, e la mancanza di accesso a difensori legali o persino alla possibilità di comunicare con un giudice.

In sintesi, Alligator Alcatraz può essere considerato un carcere duro, con condizioni carcerarie molto severe e degradanti, finalizzato principalmente al contenimento rigido dei migranti irregolari in attesa di espulsione negli Stati Uniti.

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