Piero Villani


La cucina kosher

è la cucina che rispetta le regole alimentari dettate dalla religione ebraica, basate sulla Torah e codificate nel Talmud e nello Shulkan Aruk.

Il termine “kosher” significa letteralmente “permesso” o “adatto”, indicante cibi e pratiche conformi alle norme della kasherut, l’insieme di regole religiose che definiscono cosa è lecito mangiare e come prepararlo.

Le caratteristiche principali della cucina kosher includono:

Separazione assoluta tra carne e latticini

non si possono mescolare né cucinare insieme, né usare gli stessi utensili o stoviglie per entrambi. In cucina kosher si usano quindi doppi set di pentole, piatti, posate e coltelli.

Alimenti permessi

solo animali che ruminano e hanno lo zoccolo diviso (come mucca, pecora, capra) e alcuni tipi di pollame; pesci con pinne e squame sono kosher; è proibito consumare sangue animale per motivi spirituali.

Macellazione rituale

gli animali devono essere macellati seguendo pratiche specifiche per essere kosher.

Rispetto delle festività e del Sabbath

per esempio, si preparano piatti che si possono consumare senza cuocere o accendere fuochi durante lo Shabbat.

La cucina kosher rappresenta anche una cultura conviviale, un luogo dove si preparano e condividono i pasti secondo tradizioni antiche, che richiedono attenzione non solo agli ingredienti ma anche all’ambiente di preparazione, che deve essere progettato appositamente per evitare contaminazioni.

Tra i piatti tipici kosher ci sono specialità come gefilte fish (polpette di pesce), challah (pane intrecciato dolce), pastrami, e molte ricette influenzate dalla tradizione sefardita e ashkenazita, rispettando le regole kosher nei loro metodi e abbinamenti.

In sintesi, la cucina kosher è molto più di un insieme di ricette : è uno stile di vita che unisce norme alimentari rigorose a pratiche culturali e spirituali consolidate che guidano ogni aspetto della preparazione e consumo del cibo nella tradizione ebraica.

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