Le lacrime scivolano silenziose, invisibili agli altri, come una pioggia segreta che bagna l’anima senza lasciare traccia sul volto. E quando qualcuno ti chiede perché quegli occhi si arrossano, tu sorridi e dici che è solo un banale bruciore… niente di più.
È un modo per proteggersi, per non mostrarsi fragili davanti al mondo, per tenere dentro il tumulto che solo tu conosci. Un dolore che non vuole essere pesante, una sofferenza che preferisce il silenzio alla parola. Perché a volte, il pianto non cerca comprensione, ma solo un soffio di privacy, un rifugio dove nessuno possa entrare.
E così continui a giustificare quelle lacrime invisibili, sperando che restino lì, nascoste, mentre impari a convivere con ciò che ti lacera senza far rumore.

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