Il Magistrale di Matteo Fantasia
di Pasquale Daniele
Conversano, primavera del 1965.
La città si svegliava lentamente, avvolta in un silenzio che sapeva di fervore, lavoro e zelo professionale.
Le prime luci del giorno filtravano tra le persiane del centro storico, mentre via Francesco Positano, allora ancora periferica, si stendeva verso la campagna di Santa Caterina, tra muretti a secco e ulivi odorosi.
Lì, da pochi anni, sorgeva l’edificio nuovo dell’Istituto Magistrale, inaugurato nel 1959 : sobrio, funzionale, con le sue finestre alte e le scale ampie in marmo chiaro, che riflettevano la luce del mattino. Era una costruzione moderna per l’epoca, ma già intrisa di silenzi, di passi, di attese. Dentro, il tempo sembrava rallentare.
Le aule erano fredde, illuminate da una luce obliqua, e il suono del campanello, manuale, suonato dal bidello Quintale, segnava l’inizio delle lezioni con tre squilli netti, quasi cerimoniali. Quintale, figura storica e amatissima, indossava un grembiule nero e portava alla cintura un mazzo di chiavi che tintinnava a ogni passo, amava il suo lavoro e il suo Preside.
Conosceva tutti per nome, sapeva leggere i silenzi degli studenti e aveva il dono raro di essere presente senza mai invadere. Era il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via. Custode silenzioso di quel mondo, incarnava la continuità quasi familiare e la discrezione rispettosa.
Ma il cuore pulsante della scuola era il preside : Matteo Fantasia.
Nato a Conversano nel 1916, Fantasia era un uomo dalla cultura vastissima e dalla personalità riservata. Laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Napoli, aveva vissuto la tragedia della guerra come prigioniero in Germania, per poi laurearsi anche in Giurisprudenza a Bari dopo il suo ritorno in patria. Si era dedicato all’insegnamento e alla politica, diventando presidente della Provincia di Bari dal 1962 al 1970, assessore regionale alla Sanità e figura di riferimento del cattolicesimo democratico pugliese. Era amico personale di Aldo Moro, con cui condivideva una visione alta della politica come servizio, tanto da dedicargli un libro: “Aldo Moro nei miei ricordi”.
Fantasia non era un preside da retorica. Era basso, tondo, con il volto pieno e gli occhi piccoli ma acuti. Vestiva con sobrietà: giacca grigia, cravatta blu, scarpe lucidate. Parlava poco, ma ogni parola aveva peso. Non imponeva con la voce, ma con la coerenza. Ogni mattina, nel suo ufficio ordinato, leggeva Luigi Sturzo. Non lo citava per vanità, ma lo studiava per agire. Diceva spesso:
“Educare è un atto di giustizia, non di potere.”
E ancora :
“La scuola non è un luogo di passaggio, ma di fondazione.”
Sembrava severo, ma ha aiutato innumerevoli persone, a Conversano e anche fuori. La politica per lui era un modo per servire il prossimo.
Negli anni ’60, il Magistrale di Conversano era frequentato da studenti provenienti da famiglie contadine, artigiane, borghesi. Molti arrivavano dalle contrade in bicicletta, con i grembiuli neri ben stirati e i fiocchi rosa o azzurri annodati con cura. Le classi erano numerose, ma ordinate. Il silenzio non era imposto, era condiviso. Ogni gesto dal modo di entrare in aula al tono della voce faceva parte di un codice non scritto che tutti rispettavano.
Le aule erano fredde d’inverno, riscaldate da stufe a carbone che il Comune tardava spesso ad alimentare. I banchi di legno erano consumati, ma puliti. I quaderni avevano la copertina rigida, e le penne stilografiche erano oggetti preziosi. I professori entravano con passo deciso, e gli studenti si alzavano in piedi non per paura, ma per rispetto. Fantasia, d’altra parte, difficilmente entrava in classe. Se lo faceva, era per seguire le lezioni dei nuovi docenti, per capire se fossero all’altezza dei valori che voleva fossero inculcati agli alunni. Tra i docenti, alcuni nomi sono rimasti nella memoria collettiva: la professoressa Pascale, insegnante di lettere appassionata di pedagogia e poesia; il professor Longobardi, docente di filosofia e storia, noto per il suo rigore; la professoressa Lorusso, insegnante di matematica, stimata per la sua chiarezza e pazienza; il professor De Luca, docente di educazione civica e storia locale; la professoressa Palumbo, che insegnava scienze e guidava escursioni nei campi. I professori erano esigenti ma giusti. C’era un senso di missione, non di mestiere.
Una mattina di marzo, il 18 per l’esattezza, il cielo era basso e il vento soffiava tra i vicoli. Alle otto e cinque, Quintale passò tra le aule con un messaggio :
“Il preside vuole tutti nella sala grande al piano terra.”
Gli studenti si alzarono in silenzio, sistemarono i grembiuli e chiusero i quaderni. Quella sala, solitamente usata per le riunioni dei docenti o per le comunicazioni importanti, si riempì in pochi minuti. Il silenzio era assoluto. Fantasia salì su un piccolo rialzo, si sistemò gli occhiali e aprì una lettera.
“Questa è la lettera di una madre. Una madre che ha perso il figlio. Un nostro ex alunno. Morto in Germania a diciannove anni. Si era diplomato qui, l’anno scorso.”
La voce era ferma, ma gli occhi tremavano.
“La madre scrive : ‘Mio figlio amava la scuola. Diceva che qui si sentiva qualcuno. Che il preside lo guardava negli occhi. Che i professori lo chiamavano per nome.’”
Fantasia si fermò. Nessuno respirava.
“Questa è la scuola. Non i voti. Non i registri. Ma il fatto che un ragazzo, anche se povero, anche se stanco, si senta qualcuno.”
Poi chiuse la lettera, scese dal rialzo e uscì. Non serviva altro.
Quella mattina, la professoressa Pascale entrò in aula e disse :
“Oggi non si interroga. Oggi si scrive. Scrivete a qualcuno che vi ha fatto sentire importanti.”
Teresa scrisse al padre. Gianni al preside. Anna a se stessa.
Fantasia guardò quei fogli, ma non corresse.
“Non sempre serve il rosso. A volte serve solo volontà di comprendere e … leggere.”
La sera, quando la scuola si svuotò, il cortile rimase silenzioso. Le foglie si muovevano piano e le finestre riflettevano il cielo scuro. Dentro, sulla scrivania del preside, c’era ancora la stilografica aperta e la lettera della madre. Fantasia la rilesse.
“Mio figlio diceva che qui si sentiva qualcuno.”
Chiuse gli occhi. Poi scrisse una nota sul registro:
“Oggi, più che mai, la scuola ha fatto il suo dovere.”
Negli anni in cui Fantasia guidava il Magistrale, la scuola non era un edificio : era un’idea. Un’idea di riscatto, di cultura come strumento di giustizia, di educazione come atto politico nel senso più alto. Fantasia non si limitava a dirigere : formava, ispirava, proteggeva. Quando un ragazzo non riusciva a pagare i libri, lui scriveva al Comune. Quando una ragazza veniva ostacolata dalla famiglia, lui parlava con i genitori. Quando un professore si irrigidiva, lui ricordava che
“La cultura non serve a distinguere, ma a includere.”
La sua figura era rispettata anche fuori dalle mura scolastiche. In città, lo chiamavano “il Professore” con reverenza. Era presente nei consigli comunali, nei convegni culturali, nelle biblioteche. Nel 1970 donò migliaia di volumi (fonti parlano di circa tredicimila) alla città di Conversano, oggi custoditi nel Centro Studi “Matteo Fantasia” presso il Monastero di San Benedetto. Una biblioteca intera, costruita con pazienza, amore e visione, non per lasciare un nome, ma per lasciare strumenti.
Fantasia cercava verità, non consensi. E la verità, per lui, era che ogni ragazzo anche il più povero, anche il più fragile aveva diritto a una scuola che lo guardasse negli occhi. Una scuola che non lo giudicasse per i voti, ma lo riconoscesse per la sua dignità. Una scuola che…non fosse solo un luogo di passaggio, ma — come amava dire “un luogo di fondazione.”
Molti dei suoi ex studenti lo ricordano ancora oggi. Alcuni sono diventati insegnanti, altri medici, altri semplici cittadini consapevoli. Ma tutti portano dentro di sé quella frase che Fantasia ripeteva con voce calma e sguardo fermo:
“La scuola non deve insegnare a rispondere. Deve insegnare a chiedere.”
Oggi, l’edificio del Magistrale è ancora lì, in via Positano. Le aule sono diverse, i banchi più moderni, i registri digitali. Ma anche la scuola ha cambiato pelle. L’Istituto San Benedetto, che ne ha raccolto l’eredità fisica, è oggi un liceo articolato in tre indirizzi: Scienze Umane, Linguistico, Economico-Sociale. Sotto la guida del preside Francesco Gentile, l’offerta formativa si è ampliata: laboratori di cinema, teatro, informatica, lingue e diritto, percorsi che rispondono alle esigenze di una società in continua trasformazione.
È un cambiamento profondo, forse inevitabile. La scuola di oggi non può più essere solo custode di memoria: deve essere anche ponte verso il futuro. Dove un tempo si coltivava la coscienza civile, oggi si sviluppano competenze trasversali. Dove si scriveva per riconoscersi, oggi si produce per orientarsi. Non è una perdita, ma una metamorfosi. Eppure, chi ha vissuto il Magistrale di Fantasia percepisce la differenza : non nei muri, ma nello spirito.
E tuttavia, se si entra in silenzio, se si ascolta bene, si può ancora sentire l’eco dei passi, il tintinnio delle chiavi di Quintale, il fruscio dei grembiuli neri, e la voce di Fantasia che dice :
“Qui si fa scuola. Quella vera.”
Perché la scuola, quando è fatta bene, non passa.
Resta.
Resta nei libri, nei muri, nei ricordi.
Resta nei gesti, nei silenzi, nei sogni.
Resta in chi ha avuto il privilegio di viverla.
E a Conversano, negli anni ’60, quel privilegio si chiamava Magistrale e aveva il volto, la voce, la visione di Matteo Fantasia.
PasDan
Fonti storiche e biografiche
• Matteo Fantasia – Biografia completa
La voce Wikipedia dedicata a Matteo Fantasia offre un quadro dettagliato della sua vita, formazione, attività politica e culturale. Conferma la sua nascita a Conversano nel 1916, le lauree (Lettere e Filosofia a Napoli, Giurisprudenza a Bari), la prigionia in Germania e il ruolo di presidente della Provincia di Bari dal 1962 al 1970.
• Centro Studi “Matteo Fantasia” – Monastero di San Benedetto
Il patrimonio librario donato da Fantasia è oggi custodito nel Centro Studi a lui intitolato, presso il Monastero di San Benedetto. Questo centro è un punto di riferimento per la cultura locale e testimonia la sua visione educativa e civile.
• Inventario dell’Archivio Fantasia
Un’opera che raccoglie documenti, scritti e testimonianze sulla vita e l’attività di Fantasia è l’Inventario dell’Archivio Fantasia, curato da Domenico Ramunni, suo allievo e amico. È una fonte preziosa per chi voglia approfondire il suo pensiero e il suo operato.
Fonti scolastiche e istituzionali
• Istituto San Benedetto – Conversano
L’attuale liceo che ha raccolto l’eredità dell’Istituto Magistrale è il Liceo San Benedetto, sito in via Positano. Oggi offre indirizzi moderni come Scienze Umane, Linguistico ed Economico-Sociale, sotto la guida del preside Francesco Gentile.
• Storia dell’Istituto Magistrale e della città di Conversano
Il sito Scaffale.org e la pagina storica di Conversano offrono contesto sulla trasformazione urbanistica e culturale della città, inclusa la nascita dell’Istituto Magistrale nel 1959 e il suo ruolo educativo negli anni ’60.
Approfondimenti culturali
• Relazione con Aldo Moro e Luigi Sturzo
La profonda amicizia con Aldo Moro, e in particolare il libro di Fantasia a lui dedicato (Aldo Moro nei miei ricordi), e l’influenza del pensiero di Luigi Sturzo sono documentate nella voce biografica, che ne evidenzia l’impegno nel cattolicesmo democratico e nella promozione della cultura come strumento di giustizia con Stefania Spada e altre 3 persone.

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