Beat Generation

in particolare figure come Allen Ginsberg e Jack Kerouac, ha esplorato a fondo il tema della follia, non solo come stato mentale ma come una vera e propria lente attraverso cui guardare la società.
La follia, in questo contesto, assume una duplice valenza :

Alienazione e sofferenza

L’America del dopoguerra, con il suo conformismo, il consumismo sfrenato e la rigida morale, veniva percepita dai “Beats” come un ambiente che soffocava la creatività e l’individualità. La “follia” era il risultato inevitabile di questa pressione, una forma di disagio esistenziale che portava a una profonda alienazione. La sofferenza di questa condizione è magistralmente espressa in opere come “Urlo” di Ginsberg, un grido di dolore per le “menti migliori della sua generazione distrutte dalla pazzia”.

Resistenza e via d’uscita

Allo stesso tempo, la follia veniva vista come un atto di resistenza. Scegliere di non conformarsi, di esplorare stati di coscienza alternativi (spesso attraverso l’uso di droghe o pratiche spirituali orientali), significava rifiutare le norme imposte e cercare una verità più autentica al di fuori dei canoni sociali. La follia diventava un modo per sfuggire alla banalità e alla superficialità, un percorso verso una nuova forma di conoscenza e di libertà.
In questo senso, i Beats non glorificavano la pazzia in sé, ma la utilizzavano come metafora e strumento. La loro “follia” era una risposta radicale a un mondo che sentivano “folle” a sua volta, e la loro esplorazione di questa condizione era un tentativo di trovare un senso e una spiritualità in un’epoca che, ai loro occhi, ne era priva.

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