Negli anni Sessanta, e in particolare nel 1968, l’uso ripetuto e ossessivo di espressioni come “al limite” era un intercalare lessicale molto diffuso, soprattutto nei discorsi politici.

Questo modo di parlare voleva dare un’impronta intellettuale e sofisticata, ma spesso risultava snervante e poco chiaro, conferendo a molti interventi un tono pomposo o eccessivamente complesso.

Spesso, questa ripetizione continua di “al limite” era percepita come una strategia per evitare di esprimere posizioni nette, creando così un linguaggio volutamente ambiguo e difficile da comprendere per il grande pubblico.

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