è senza dubbio una figura polarizzante nel dibattito sul cambiamento climatico. Pur avendo mobilitato molta attenzione sul tema, molte critiche le vengono mosse proprio per il modo in cui interpreta e comunica il problema. Viene spesso vista come una ragazzina cresciuta troppo rapidamente sotto i riflettori, che cerca di impersonare un ruolo da “grande” senza avere la maturità o l’esperienza concreta per affrontare davvero le complesse dinamiche politiche e sociali legate al clima.
Il suo stile spesso emotivo e a volte teatrale con pianti pubblici e atteggiamenti accusatori può risultare per alcuni poco efficace o controproducente, rischiando di polarizzare il dibattito piuttosto che favorire un confronto costruttivo. Alcuni la considerano un fenomeno mediatico più che una vera leader politica o scientifica, il cui impatto reale sulle decisioni globali è spesso più limitato di quanto la sua fama suggerisca.
Inoltre, la sua comunicazione a volte semplifica eccessivamente temi complessi, contribuendo a una narrativa più di denuncia emotiva che di analisi approfondita. Questo può far apparire il suo attivismo come ideologico o “sconclusionato”, soprattutto a chi considera che l’azione politica richieda compromessi e strategie più articolate e pragmatiche.

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