Piero Villani


Un disturbo psichico

La Sindrome di Noè è un disturbo psichico caratterizzato dall’accumulo compulsivo di un gran numero di animali domestici. Chi ne soffre, pur sentendo un forte attaccamento emotivo verso gli animali e credendo di salvarli, tende a non fornire loro le cure necessarie, come alimentazione, igiene e assistenza veterinaria. Questa condizione è spesso associata a stress psicosociale, solitudine e disturbi neurologici o psichiatrici come demenza, disturbo ossessivo compulsivo (OCD), psicosi e dipendenze.

La sindrome è stata riconosciuta come disturbo mentale solo a partire dal 2010 e rappresenta una variante del disturbo da accumulo compulsivo più generale, chiamato anche disposofobia. Le persone con questa sindrome vivono spesso in condizioni di degrado, e gli animali accumulati si trovano in ambienti sovraffollati e non adatti, con conseguenti gravi rischi per il loro benessere.

Spesso, queste persone non riconoscono la gravità della loro situazione e possono percepirsi come salvatori, ma la realtà è che l’ambiente e la cura degli animali sono dannosi. La sindrome di Noè ha un alto tasso di recidiva, quasi il 100%, e richiede interventi specifici di tipo psichiatrico, sociale e veterinario.

In Italia, questa sindrome può assumere anche rilevanza legale, essendo considerata una forma di maltrattamento animale, con possibili denunce per detenzione inadeguata, abbandono e condizioni incompatibili con la natura degli animali.

In sintesi, la Sindrome di Noè è un disturbo mentale complesso che coinvolge sia la salute mentale dell’accumulatore sia il benessere degli animali, richiedendo un approccio multidisciplinare per la diagnosi e il trattamento efficaci.

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