La scienziata che ha scelto di restare
Ci sono storie che raccontano la forza del talento, e altre che raccontano la forza della scelta. Quella di Annamaria Colao, endocrinologa di fama mondiale e prima donna a guidare la Società Italiana di Endocrinologia, appartiene a entrambe.
In un mondo scientifico spesso attratto da centri esteri e laboratori ultrafinanziati, Colao ha deciso di rimanere nella sua Napoli, dove insegna all’Università Federico II e dirige un dipartimento d’eccellenza dedicato all’endocrinologia, alla diabetologia e alla nutrizione.
Il suo nome è noto a livello internazionale: i riconoscimenti accademici, i premi e l’altissimo impatto delle sue pubblicazioni la collocano stabilmente ai vertici mondiali nel campo dell’endocrinologia e del metabolismo. Eppure, dietro i numeri e i titoli, emerge una donna che ha scelto di coniugare la scienza con la cura, la ricerca con l’ascolto, la competenza con l’empatia.
Colao è anche fondatrice di Campus Salute Onlus, un’associazione che porta la prevenzione sanitaria tra le persone, nelle piazze e nei quartieri. Non solo visite e controlli gratuiti, ma un messaggio: la salute è un diritto che nasce dalla conoscenza e dalla consapevolezza. In questo spirito, la sua voce è diventata una delle più autorevoli nel dibattito sulla nutrizione e sugli stili di vita. “Non esiste un digiuno valido per tutti”, ricorda spesso, “ma un percorso di equilibrio personale che deve partire dal rispetto del proprio corpo”.
Nel 2025 è entrata nel Consiglio Superiore di Sanità, segno di un riconoscimento istituzionale che va oltre i confini accademici. La sua presenza in quell’ambito testimonia una fiducia nella competenza e nell’etica, in un tempo in cui la salute pubblica ha bisogno di voci solide, indipendenti, capaci di tenere insieme scienza e umanità.
Annamaria Colao rappresenta così una figura rara: una scienziata che non ha smesso di essere anche una cittadina attenta, una donna che non ha ceduto alla fuga dei cervelli ma ha trasformato la propria città in un laboratorio di idee e di speranza.
Il suo percorso racconta che l’eccellenza non nasce solo dal talento, ma dalla scelta di restare, di costruire, di credere che anche in Italia si possa fare scienza ai massimi livelli, senza rinunciare al valore umano del proprio lavoro.

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