Milano, 5 giugno 1927 – Milano, 25 settembre 2002
è stato uno dei protagonisti più eclettici e incisivi della cultura italiana del secondo Novecento. Pittore, scrittore, poeta, critico d’arte e intellettuale di grande raffinatezza, Tadini è ricordato per la sua capacità di intrecciare linguaggi e discipline in una visione complessa, ironica e profondamente umanistica del mondo contemporaneo.
L’artista
Tadini iniziò a esporre nel 1961 alla Galleria del Naviglio di Milano. La sua pittura, spesso associata al Nuovo Figurativo e alla Pop Art italiana, si distingue per un linguaggio narrativo che mescola immaginazione, allegoria e riflessione critica sulla realtà moderna.
Le sue serie pittoriche più note – come Città invisibili, Atlante, Viaggio, Taccuino d’estate, L’uomo dell’Europa – rappresentano un universo abitato da figure sospese, manichini e oggetti quotidiani disposti in spazi teatrali e surreali, quasi come fossero pagine di un racconto visivo.
Lo scrittore
Parallelamente alla pittura, Tadini sviluppò una carriera letteraria di rilievo. Tra le sue opere principali:
L’armi, l’amore (1963) Il giorno della festa (1962) La lunga notte (1987) L’opera (1989) La tempesta (1993) Luca (1994) La sua prosa è ironica, lucida e visionaria, segnata da un continuo dialogo tra realtà e immaginazione, tra cultura alta e quotidianità.
Il critico e l’intellettuale
Tadini fu anche un importante critico d’arte (collaborò con il Corriere della Sera) e membro dell’Accademia di Brera. Scrisse saggi e riflessioni sull’arte contemporanea, tra cui L’occhio della pittura (1974), un testo fondamentale per comprendere la sua idea di pittura come linguaggio della conoscenza.
Visione e stile
L’opera di Tadini si caratterizza per una costante tensione etica e intellettuale. Nei suoi quadri e nei suoi scritti emerge sempre la domanda sull’uomo moderno, sulla perdita di senso e sull’immaginazione come risorsa per ricostruire un ordine poetico nel caos della contemporaneità.

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