Vito Cimmarusti è stato un giornalista di spicco di Bari, noto per il suo stile incisivo e il contributo significativo al panorama giornalistico pugliese. È scomparso oggi, martedì 28 ottobre 2025, all’età di 92 anni.
Carriera giornalistica
Cimmarusti ha iniziato la sua carriera come inviato per La Gazzetta del Mezzogiorno, dove ha coperto eventi internazionali di rilievo, tra cui la Guerra dei Sei Giorni in Israele. Successivamente, è diventato capocronista del quotidiano negli anni ’80, consolidando la sua reputazione come uno dei principali cronisti della città .
È celebre per aver coniato il termine “saracinesca” per descrivere i palazzi costruiti a Punta Perotti, un’espressione che ha avuto un impatto significativo nel dibattito pubblico e nelle battaglie legali relative all’abbattimento degli edifici sul lungomare di Bari .
Vita privata e ricordi familiari
Il figlio di Vito, Ivan Cimmarusti, giornalista al Sole 24 Ore, ha condiviso ricordi personali su Facebook, descrivendo il padre come un uomo moderno, elegante e sorprendente. Ha ricordato momenti significativi della loro vita insieme, come gli anni dell’infanzia trascorsi sotto le bombe nel rifugio antiaereo di Bologna nel 1943, e la sua esperienza come inviato in Israele. Ivan ha anche menzionato la loro passione condivisa per il giornalismo e le passeggiate pomeridiane a Bari .
Eredità culturale
Oltre alla sua carriera giornalistica, Cimmarusti ha contribuito alla cultura locale come autore teatrale. Nel 1975, insieme al professor Nunzio Ingrosso, ha scritto il testo “U’ cazzarizze”, rappresentato al Teatro Purgatorio di Bari, segnando un’importante tappa nella scena teatrale cittadina .
La sua morte segna la fine di un’era per il giornalismo barese, ma il suo impatto e il suo spirito continueranno a vivere attraverso i suoi scritti e i ricordi di chi lo ha conosciuto.

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