detta anche “Il lavoro nella pittura”, è una delle più significative raccolte d’arte italiana del secondo dopoguerra. Fu ideata da Giuseppe Verzocchi (Bologna, 1887 – 1970), industriale del settore dei laterizi e grande appassionato d’arte, che volle creare un progetto unico nel suo genere : un dialogo fra arte e lavoro.
Ecco i punti essenziali
Origine e intento
Nel 1949, Verzocchi scrisse a numerosi pittori italiani chiedendo loro di realizzare un quadro sul tema del lavoro. Chiese anche che ogni artista realizzasse un autoritratto e utilizzasse una tela delle stesse dimensioni (90 × 70 cm), per uniformare la collezione. L’idea era quella di celebrare la dignità del lavoro come valore umano e sociale nel contesto della ricostruzione postbellica.
Gli artisti
Risposero all’appello oltre 70 pittori italiani di rilievo, rappresentativi di diverse tendenze stilistiche del Novecento, tra cui:
Renato Guttuso Giorgio Morandi Carlo Carrà Mario Sironi Massimo Campigli Felice Casorati Ottone Rosai Filippo de Pisis Bruno Saetti Fausto Pirandello Afro e Mirko Basaldella e molti altri.
Tema e simboli
Ogni opera raffigura un aspetto del lavoro umano manuale, intellettuale, artigianale o industriale. Spesso compare un mattone con il marchio “V.&D.” (Verzocchi & De Romano), simbolo del mecenate e dell’idea di costruzione, non solo materiale ma anche morale e culturale.
Il destino della collezione
Nel 1950, Verzocchi donò l’intera raccolta alla Pinacoteca Civica di Forlì, dove tuttora è conservata ed esposta. La collezione comprende 72 dipinti, di cui 71 sul lavoro e 71 autoritratti, per un totale di 142 opere.
Significato
La Collezione Verzocchi rappresenta un manifesto collettivo dell’Italia che ricostruisce sé stessa, in cui il lavoro diventa soggetto poetico, sociale e politico.
È anche un raro esempio di mecenatismo illuminato privato, capace di unire impresa e arte senza strumentalizzazione propagandistica.

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