Francesca Albanese

relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati, e sui dubbi emersi riguardo al suo mandato e all’immunità associata.

I fatti accertati

Albanese è stata nominata come relatrice (Special Rapporteur) dal United Nations Human Rights Council (UNHRC) il 1° aprile 2022 e ha assunto formalmente il mandato il 1° maggio 2022.  Secondo la dichiarazione dell’ufficio diritti umani dell’ONU, il mandato per tale ruolo (mandato “country-specific”) non è soggetto al regime di due cicli di tre anni ciascuno (come avviene per alcuni mandati tematici), bensì può durare fino a un massimo di sei anni complessivi.  Il 9 luglio 2025 gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni economiche e restrizioni a Francesca Albanese, accusandola tra l’altro di promuovere azioni che avrebbero messo in discussione la sovranità statunitense e israeliana.  L’ONU, tramite il suo portavoce, ha espresso preoccupazione per il precedente che una sanzione contro un titolare di mandato delle “Special Procedures” può creare, e ha chiesto il ritiro delle sanzioni. 

Il controverso “giallo” sul mandato

L’ONG UN Watch ha prodotto una lettera datata 23 aprile 2025, indirizzata a Albanese, nella quale si afferma che la presunta riconferma (o secondo mandato) del suo incarico è «invalida e priva di qualsiasi effetto giuridico, e pertanto nulla».  In particolare, UN Watch contesta che l’iter previsto dalla dichiarazione presidenziale 8/PRST/2 e dall’articolo 7 del Manuale operativo delle Procedura Speciali non sia stato rispettato. In breve : secondo l’ONG, al Presidente del Consiglio diritti umani doveva essere comunicata dagli Stati o dal Comitato di Coordinamento la segnalazione di mancata conformità al Codice di Condotta del titolare del mandato, prima del rinnovo. Questa comunicazione sostiene UN Watch non sarebbe stata fatta.  Sulla base di ciò, UN Watch ritiene che dal 1° maggio 2025 Albanese non abbia più un mandato valido ONU, e dunque non goda più dell’immunità che tale funzione potrebbe comportare.  Tuttavia, l’ufficio dell’ONU contraddice questa versione: secondo un portavoce, non è stato effettuato alcun rinnovo formale al 58° sess­ione del Consiglio (marzo/aprile 2025) e il mandato di Albanese, in base al calcolo del termine massimo di sei anni, è valido fino al 30 aprile 2028. 

In bilico : immunità e validità del mandato

La disputa riguarda due nodi principali

Validità del mandato dopo il 30 aprile 2025 Se si aderisce alla versione di UN Watch, il mandato è decaduto il 30 aprile 2025 e ogni attività successiva è priva di base giuridica. (Secondo loro, dunque, Albanese non più relatrice ONU da maggio 2025). Se si aderisce alla versione dell’ONU, il mandato prosegue senza rinnovo formale fino al massimo consentito di sei anni, ossia fino ad aprile 2028. Immunità e privilegi legali Se il mandato è decaduto, Albanese non avrebbe più i privilegi/immunità riconosciuti ai titolari dei mandati ONU. UN Watch sottolinea che la “immunità” derivante dal mandato non sussisterebbe più.  Se invece il mandato è ancora valido, lei potrebbe continuare a godere delle immunità connesse, e qualsiasi sanzione o rivendicazione legale dovrebbe tenere conto dello status di mandato ONU. L’ONU ha già fatto notare che sanzionare un titolare di mandato può costituire un pericoloso precedente. 

Considerazioni aggiuntive

Il contrasto tra ONG e ONU su uno stesso punto (validità del mandato) rende la situazione giuridica complessa e potenzialmente controversa. È importante distinguere tra mandati “tematici” e “country-specific”: per quelli country-specific (come quello di Albanese) la normativa sul rinnovo può differire. L’ufficio ONU ha citato esattamente che per tali mandati non c’è automatismo di due cicli da tre anni ciascuno.  Qualunque azione legale o sanzione nei suoi confronti se basata sulla perdita dell’immunità dovrà fare i conti con questa disputa interna agli atti ONU e con la natura del suo mandato (personale, indipendente; non dipendente dall’ONU come staff). Le accuse contro di lei (bias anti-Israele, antisemitismo, sostegno terrorista) sono alla base del contendere e vengono usate come motivo della contestazione della sua riconferma. 

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