C’è un momento in cui la luce non chiede di essere ammirata, ma semplicemente accolta con discrezione e giusto incanto.
Il sole si ritira piano, come chi conosce il valore supremo del silenzio, e la torre si staglia contro il cielo con la dignità di una parola antica che non accetta repliche. Gli uccelli attraversano l’aria con la grazia di chi sa dove sia il ritorno, e tutto sembra trattenere il respiro: il tempo, la pietra, persino il vento. È un istante che non cerca attenzione, ma la esige. Un equilibrio perfetto tra ciò che resta e ciò che scivola via.
Siamo nel cuore di Conversano, e la città non è sullo sfondo: è già qui, intorno a noi. Non si impone, non si mostra con clamore, ma si lascia sentire. È una presenza discreta, rassicurante, come un pensiero che accompagna, come un nome che non serve pronunciare per sentirne il peso dolce. Conversano è una città che sa custodire il tempo, che sa essere pietra e carezza, un luogo che sa restare anche quando tutto passa. Camminando tra le sue vie, si ha la sensazione che ogni angolo abbia qualcosa da raccontare, anche quando tace.
Questa fotografia non è solo un’immagine. È un varco. Un invito a tenere presente che la bellezza non ha confini, che ogni tramonto è un ritorno, e che anche ciò che sfioriamo può appartenerci per sempre. È il rimpianto lieve delle cose più belle, quelle che non spariscono mai dentro di noi.
Di quegli istanti che non chiedono di essere ricordati, perché non se ne vanno mai.
Come la luce tra le pietre, come il volo inciso nel cielo, come la voce di chi ci ha amato senza clamore. E nel silenzio che finalmente avvolge tutto, si scopre che non serve nulla di più per essere completi.

Lascia un commento