C’è qualcosa di liberatorio
nel lasciare un quadro senza cornice. Come se finalmente potesse respirare, vivere la stanza invece di esserne prigioniero.
Le cornici chiudono, definiscono, impongono un limite e io, i limiti, non li sopporto.
Preferisco poggiare un quadro su un mobile, lasciarlo lì, in bilico tra casualità e intenzione.
Domani forse lo sposterò altrove
su una mensola, per terra, contro una parete, vicino a una finestra dove la luce cambia tutto.
Mi piace che un’opera viva con me, che si muova, che partecipi ai miei umori e ai miei spazi.
Odio ciò che è statico. La casa, come la vita, deve respirare, mutare, accogliere il disordine creativo che racconta chi siamo.
Un quadro appoggiato non è un oggetto decorativo
è una presenza, un compagno silenzioso che si lascia guardare da angolazioni sempre nuove.
Forse è questo il senso
togliere la cornice, rompere il perimetro, lasciare che l’arte e con essa la vita non sia mai del tutto ferma.
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