è una figura centrale nella storia dell’editoria italiana del Novecento. Visionaria, determinata e profondamente anticonformista, è ricordata soprattutto per aver portato in Italia un nuovo modo di raccontare il corpo, la libertà e la società. Con la sua intuizione più celebre, la rivista Playmen, sfidò pregiudizi culturali e barriere morali in un momento storico in cui parlare di certi temi era ancora considerato un tabù.
Gli inizi di una pioniera
Nata in Puglia nel 1928, Tattilo si trasferì presto a Roma, dove iniziò la propria carriera nel mondo editoriale. Sin dagli esordi dimostrò una spiccata capacità di cogliere i cambiamenti sociali che stavano maturando in Italia durante gli anni Sessanta un decennio segnato da fermenti culturali, movimenti giovanili e voglia di libertà.
La sua sensibilità imprenditoriale le permise di intercettare una domanda che ancora non trovava risposta: un nuovo tipo di comunicazione visiva e narrativa, libera da moralismi e in sintonia con ciò che stava accadendo nel resto d’Europa e negli Stati Uniti.
La nascita di Playmen
Nel 1967 fondò Playmen, rivista destinata a diventare un’icona della cultura pop e dell’immaginario maschile italiano. Ispirata ai modelli internazionali ma adattata al contesto nazionale, Playmen non fu soltanto un prodotto editoriale audace : rappresentò una vera e propria rivoluzione.
La rivista combinava fotografia, costume, attualità, interviste e provocazione, ma sempre con un’impronta estetica ricercata e una cura grafica innovativa. Tattilo riuscì a trasformare un tema controverso in un’esperienza editoriale sofisticata, contribuendo a modificare la percezione della sensualità nella società italiana.
Il ruolo di una donna in un settore dominato dagli uomini
Il successo di Playmen fu anche una sfida culturale. In un ambiente editoriale prevalentemente maschile, Adelina Tattilo si impose con la propria visione imprenditoriale e una determinazione fuori dal comune. La sua figura rompeva schemi e stereotipi, dimostrando che la creatività e il coraggio non hanno genere.
Riuscì a guidare un’azienda, produrre contenuti innovativi, difendersi da battaglie legali e censura e mantenere salda la direzione di un progetto che cambiò il panorama mediatico italiano.
Tra innovazione e controversie
La carriera di Tattilo non fu priva di ostacoli. Le sue riviste vennero più volte sequestrate, e lei stessa affrontò processi e critiche da parte delle istituzioni e dei media più conservatori. Tuttavia, la sua coerenza e la convinzione nel valore del proprio lavoro le permisero di resistere.
Questi scontri contribuirono involontariamente a rendere Playmen un fenomeno culturale : non solo una rivista, ma un simbolo della trasformazione sociale che attraversava l’Italia del boom economico.
Eredità e impatto culturale
Adelina Tattilo morì nel 2007, lasciando un’eredità complessa ma fondamentale. La sua opera segnò un passaggio chiave nella modernizzazione del linguaggio visivo e mediatico italiano. Oggi è considerata una pioniera della libertà editoriale e un esempio di imprenditrice capace di cambiare le regole del gioco.
La sua storia continua a stimolare riflessioni su corpo, libertà, censura e ruolo della donna nelle professioni creative.
Conclusione
Adelina Tattilo fu una figura fuori dal comune: editrice, innovatrice e protagonista di un’epoca in trasformazione. Con il suo lavoro aprì nuovi spazi alla libertà espressiva e influenzò profondamente l’immaginario culturale italiano. Raccontare la sua storia significa ricordare una delle menti più anticonvenzionali e coraggiose della nostra editoria.

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