Capo da Roca è uno di quei luoghi in cui la terra sembra fermarsi per lasciare spazio all’infinito. Chi arriva su questo promontorio il punto più occidentale dell’Europa continentale percepisce subito un sentimento antico : la sensazione di trovarsi davvero ai margini del mondo, dove l’orizzonte non ha confini e il vento porta con sé storie di naviganti.
Le scogliere, imponenti e frastagliate, si tuffano nell’oceano con una forza primordiale. Le onde dell’Atlantico si infrangono contro le rocce con una potenza che è insieme minaccia e poesia. Il faro, solitario e vigile, veglia su questo dialogo eterno tra mare e pietra, tra silenzio e tempesta.
È un luogo dove la luce cambia continuamente. Al tramonto, il cielo si incendia di arancioni e porpora, e ogni crepa della scogliera sembra vibrare di un bagliore antico. Di giorno, invece, il vento che soffia costante scolpisce l’aria e rende tutto più nitido : i sentieri che attraversano la vegetazione bassa, il profilo delle rocce, perfino la schiuma delle onde sembra illuminarsi.
Ma la vera bellezza di Capo da Roca non è solo paesaggistica. È un’esperienza emotiva : un richiamo al viaggio, alla scoperta, alla consapevolezza che ci sono ancora luoghi capaci di farci sentire minuscoli e immensamente vivi allo stesso tempo.
Capo da Roca
Dove la terra
finisce
e l’oceano comincia a raccontare,
lì il vento porta voci antiche
di naviganti e tempeste.
Le scogliere,
giganti scolpiti dal tempo,
si gettano nell’Atlantico
come se volessero toccare
l’infinito.
Il faro veglia,
solo,
sull’eterno dialogo
tra pietra e mare,
tra silenzio e correnti.
La luce cambia,
respira:
al tramonto incendia il cielo
di porpora e mistero,
di giorno affila i contorni
di ogni onda,
di ogni respiro.
E in questo margine del mondo
il cuore comprende
la sua minuscola grandezza:
sentirsi niente,
sentirsi vivi,
sentirsi oceano.

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