Il Sottano : piccolo grande cenacolo d’arte a Bari

Nel cuore di Bari, in quegli anni intensi del secondo dopoguerra, il caffè “Il Sottano” non era solo un locale : era un laboratorio d’idee, una minuscola galleria d’arte, un crocevia di intellettuali. Pur essendo un posto fisicamente molto piccolo “non ci entrava nessuno”, come ricordava Vittore Fiore esso esercitava una forza magnetica straordinaria. Lì, seduti su sedie modeste, tra gradini e scalini, si riunivano le menti creative più fertili della città : pittori, poeti, scrittori, drammaturghi, con la voglia di discutere, cambiare, sognare.

Il Sottano era gestito da Armando Scaturchio, arrivato a Bari dalla Campania come pasticcere, insieme alla moglie Rosa Di Napoli. Il loro era un progetto che univa la convivialità gastronomica all’aspirazione culturale : la bottega-pasticceria diurno forniva dolci come le famose sfogliatelle, mentre il retro del locale, dopo pochi scalini, si trasformava in uno spazio di fermento artistico. La coppia Scaturchio incarnava un’intuizione meridionale : creare un luogo in cui l’arte potesse essere parte della vita quotidiana, dove il confronto non fosse élitista, ma autenticamente “dal basso”.

Negli anni ’40 e ’50, il Sottano divenne un punto di riferimento per figure di grande rilievo : artisti locali come Franco Pucciarelli, Michele Lomaglio, Vittorio Fiore, ma anche scrittori e intellettuali nazionali. Era un luogo in cui la cultura meridionale si miscelava con stimoli più cosmopoliti : si parlava di pittura astratta contro la tradizione vedutista, si dibatteva sul neorealismo, sulla modernizzazione dell’arte, e su che cosa significasse essere meridionali in un’Italia che si stava ricostruendo. 

Il critico Gustavo D’Arpe fu uno dei “severi osservatori” di quegli incontri : al Sottano si respirava un’aspirazione alla bellezza, ma anche la consapevolezza del ruolo sociale dell’artista : discutere, mostrare, confrontarsi. 

Secondo alcuni, le due salette nel retro, cui si accedeva con pochi gradini, rappresentavano una “galleria d’arte ante litteram” : lo spazio era umile, ma le idee erano grandi. Qui si tenevano vernissage per pittori locali, ma anche incontri con voci letterarie come Oronzo Valentini, Ernesto De Martino, Carlo Bernari, Rocco Scotellaro, e poeti come Alfonso Gatto e Vittorio Bodini. 

Non è un caso che questo luogo sia entrato nella memoria storica di Bari grazie anche al lavoro di Rino Bizzarro, che gli dedicò un libro dal titolo Il Sottano : un caffè e una cultura sparita.  In quel volume, viene ricostruita la vita di quel salotto culturale, le sue voci, le conversazioni, le tensioni artistiche e sociali dell’epoca. Il testo è accompagnato anche da un’ “epistola” di Vittore Fiore, a testimonianza di quanto quel locale fosse sentito come casa dell’intelletto e del sentimento artistico. 

Il significato storico e culturale del Sottano

Incubatrice culturale Il Sottano non era solo un punto di ritrovo ma un incubatore : per giovani pittori, per intellettuali emergenti, per scrittori che non avevano ancora la ribalta. Era un “laboratorio”, dove anche la semplice discussione era produttiva : idee che nascevano tra una tazza di caffè e un vassoio di sfogliatelle, ma che potevano tradursi in mostre, testi, spettacoli. Tradizione e innovazione Nel Sottano si è vissuto il contrasto tra l’eredità artistica locale e le nuove correnti d’avanguardia. Da una parte, artisti più legati alla tradizione meridionale; dall’altra, chi guardava a una pittura moderna, astratta, sperimentale. Questo dialogo fu fondamentale per “aggiornare” la scena artistica pugliese, senza cancellare le radici, ma con il desiderio di proiettarsi verso il nuovo. Riflessione sul Mezzogiorno Non era un ritrovo elitario ma profondamente radicato in una cultura meridionalista : non solo arte fine a sé stessa, ma arte come impegno, come specchio di una società. Intellettuali come Vittore Fiore riflettevano sul ruolo del Sud e della sua identità, discutendo dell’importanza del patrimonio culturale meridionale in un’Italia che stava cambiando. Memoria collettiva Sebbene il locale fisico non esista più nei fasti di un tempo, il Sottano sopravvive nella memoria, nei libri (come quello di Bizzarro), nelle testimonianze di chi lo frequentò. È un simbolo di “cultura sparita”, ma non dimenticata, un punto di riferimento di ciò che Bari fu e di ciò che poteva essere.

Altri aspetti interessanti

Il Sottano era in Via Putignani : via centrale, ma il locale aveva una struttura nascosta, con un ingresso che richiedeva di scendere alcuni scalini questo gli dava un’aura di “segreto”, di luogo sotterraneo non solo fisicamente ma anche simbolicamente.  Nella microstoria barese il Sottano ha dato un contributo anche all’arte contemporanea regionale : secondo lo storico Pietro Marino, dopo la chiusura del locale, Armando Scaturchio continuò il suo impegno culturale con una galleria d’arte (“La Vernice”), confermando che il Sottano non fu solo un momento, ma l’inizio di una tradizione.  Il ruolo di Rino Bizzarro è centrale : scrittore, regista, figura teatrale pugliese, ha saputo raccogliere e dare forma narrativa a questa memoria, rendendo il Sottano non solo oggetto di nostalgia, ma anche fonte di ispirazione culturale per generazioni successive. 

Conclusione evocativa

Il Sottano non era un luogo grandioso : era troppo piccolo per apparire potente, ma dentro quei pochi metri quadrati la cultura respirava forte. Era una “galleria con tavolini”, un teatro di conversazioni, un cantiere di futuro. E in questa semplicità risiedeva la sua forza : un centro propulsore di creatività che ha contribuito, silenziosamente ma in modo decisivo, a plasmare l’identità artistica e intellettuale di Bari, della Puglia e del Mezzogiorno.

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